A seguito di una storica sentenza della Corte Suprema, in Alabama le comunità afroamericane rischiano di subire una chiara disparità di rappresentanza. Il Voting Rights Act di Jonhson è in pericolo
Nel marzo del 1965, in Alabama, le due contee di Montgomery e Selma, appartenenti alla Regione della Black Belt – terra di piantagioni di cotone e del delta blues – venivano scosse da terribili giornate di terrore e un clima di guerriglia urbana. Un folto numero di abitanti, per lo più afromericani e attivisti per i diritti civili, davano il via a una marcia pacifica in segno di protesta contro la mancata possibilità di voto.
Bloody Sunday e il Voting Rights Act
Difatti, nonostante il 15° emendamento della Costituzione rappresentasse formalmente una garanzia contro ogni discriminazione, per quasi un secolo gli Stati del Sud avevano aggirato il Testo tramite cavilli come tasse elettorali, test di alfabetizzazione e intimidazioni violente – impedendone di fatto il funzionamento.
La reazione delle forze dell’ordine locali fu spietata e portò al ferimento di decine di manifestanti. Ma la marcia si ripeté per ben tre volte, costringendo il Governo federale a inviare delle unità in difesa degli attivisti. Il 7 marzo 1965, data di inizio dei disordini, passò alla storia come Domenica di Sangue (Bloody Sunday), eppure una svolta concreta arrivò solo qualche mese dopo. Quando, su forti pressioni del partito, il presidente Lyndon Johnson firmava il Voting Rights Act (VRA), caposaldo del sistema di rappresentanza paritaria negli Usa.
Tale legge mirava a garantire tramite una serie di istituti giuridici ad hoc la tutela del voto afroamericano e il bando di qualsiasi forma di discriminazione razziale. In particolar modo, la Sezione 2 prevede l’impossibilità de facto di realizzare delle mappe elettorali con una voluta disparità su base etnica – pena sanzioni e l’annullamento della procedura.
Secondo la legge federale statunitense, a seguito di un censimento federale, ogni dieci anni i Paesi ridisegnano distretti e confini elettorali, purché coerentemente con i nuovi parametri demografici. La Sezione 2 si inserisce in tale processo, intendendo garantire ai gruppi più ghettizzati le giuste percentuali di rappresentanza. Vale a dire, la presenza di uno o più distretti a maggioranza minoritaria (minority-majority districts) – circoscrizioni territoriali appositamente sbilanciate verso la componente afro-american o latin-american.
La storia si ripete con la decisione senza precedenti della Corte Usa
A distanza di più di 60 anni dall’accaduto, una sentenza storica della Corte suprema americana rischia di svuotare significativamente la legge voluta da Johnson.
Il 28 aprile 2026, a seguito della contestazione formale da parte di una serie di attivisti conservatori locali nei confronti della mappa elettorale proposta dallo Stato del Louisiana (Louisiana vs Callais case), si è stabilito che, nel caso di fattispecie, la presenza di due distretti a maggioranza nera violava il principio di eguaglianza razziale. In altre parole, la Corte ha sposato la causa di Bert Callais, principale querelante, e dei suoi, per cui due minority-majority districts avrebbero comportato una sleale forma di disparità verso le comunità bianche del Louisiana.
Tale decisione non solo si configura come epocale, ma ha aperto le porte a un simile esito in Alabama. In questo caso, la Corte ha scelto di revocare la sospensione imposta a una mappa proposta dalla legislatura statale nel 2023, nettamente in contrasto con le evoluzioni registrate nella popolazione. E che oggi figurerà come piattaforma definitiva in vista delle elezioni di midterm di novembre
Il caso dell’Alabama
Storicamente, i distretti congressuali dell’Alabama hanno mantenuto all’incirca la stessa configurazione dal 1993, con uno solo dei sette a maggioranza minoritaria. Tuttavia, i dati del censimento del 2020 hanno mostrato che la racial diversity negli ultimi dieci anni è aumentata – con la percentuale di residenti bianchi diminuita dal 68% al 64% e quella della popolazione nera cresciuta del 3,8%.
Nel novembre 2021, la legislatura dell’Alabama proponeva una modifica dei confini elettorali al netto di tali ingenti cambiamenti. Il 7° distretto continuava a risultare come unico a trazione etnico-minoritaria. Parallelamente, Senato e Camera dell’Alabama manipolavano ampiamente i confini (gerrymandering) tramite due tecniche distinte: nel settimo distretto il packing e nel secondo e terzo il cracking.
Il primo consiste nella deliberata concentrazione di elettori – in tal caso afroamericani e dem – in unico distretto. L’effetto è stato quello di svuotare le circoscrizioni limitrofe e assegnare a tale distretto un numero di voti afroamericani plebiscitario – ben oltre il 55%.
Nel secondo caso, si è applicato lo scenario opposto. Il cracking ha permesso di diluire i voti, dividendo o isolando territori con ampie percentuali di minoranze etniche. Ad esempio, Montgomery è stata frammentata tra più distretti.
La vicenda giuridica
Qualche tempo dopo la proposta legislativa dello Stato, diversi gruppi di ricorrenti hanno intentato causa, sostenendo che un tale modo di procedere violasse intenzionalmente la Sezione 2 del VRA. E che, quindi, fosse necessaria la realizzazione di un ulteriore distretto a maggioranza minoritaria.
La risposta dei tribunali statali distrettuali è arrivata nel gennaio 2022 ed è stata positiva. In ciascuna delle cause, di cui la più nota coinvolgeva l’allora segretario di stato dell’Alabama Wes Allen (Allen vs Milligan case), è stata emessa un’ingiunzione vincolante contro la mappa disegnata dallo Stato dell’Alabama. In essa si stabiliva che «qualsiasi piano correttivo dovesse includere due distretti in cui gli elettori neri costituissero una maggioranza in età di voto».
Anche la Corte Suprema, a seguito del ricorso presentato dall’Alabama, confermava nel giugno 2023 la sospensione imposta dal tribunale locale, dando ragione ai ricorrenti. Poi la sentenza nel caso Louisiana contro Callais ha riaperto la disputa e, come visto, dato ragione ai repubblicani. Con effetti potenzialmente disastrosi sul piano costituzionale.
Le elezioni per il rinnovamento del Congresso
In ultimo, va sottolineato come i casi della Lousiana e dell’Alabama si ineriscano in un contesto più ampio. Quello delle elezioni di Midterm. Durante il tradizionale Super Tuesday, unico giorno di votazione, si rinnoveranno 435 seggi alla Camera, 35 al Senato e 39 governatorati. Da un lato, i democratici mirano a rendere Trump un’anatra zoppa, limitandone i poteri con la conquista del Congresso. Dall’altro, i repubblicani intendono recuperare terreno, specie dopo che l’Iran, l’inflazione e il prezzo esorbitante della benzina hanno reso il Tycoon un leader estremamente debole elettoralmente.
L’esito non è per nulla scritto. Ecco perchè la strategia è quella di ridisegnare confini, come accaduto anche in Texas. E come, dopo la storica sentenza del 28 aprile scorso, si apprestano a fare altri Stati del Sud come il South Carolina e il Tennessee. Anche una roccaforte democratica come la California ha adotatto tale metodo, ma quello che si intravede per parte repubblicana è un effetto a cascata, conseguenza epocale dello svilimento del VRA.
Fabio Sinisi
Foto© Montgomery Advertiser, Alabama Public radio, Medium, Limes













