Il ruolo delle istituzioni nei casi di violenza e affido: dare valore alla voce dei bambini per decisioni più giuste e consapevoli
Al giorno d’oggi è sempre più frequente sentir parlare di femminicidi e di violenze su donne e bambini, ma spesso è difficile capire quali sono le dinamiche che entrano in gioco in queste situazioni. Ciò che risulta più complicato, a volte, è rendersi conto che quelle raccontate sono storie di persone vere, dove troppo spesso sono coinvolti dei minori. Sebbene non sia richiesta necessariamente una sensibilità sul tema da parte dell’opinione pubblica, è invece importante che le autorità competenti che intervengono in questi casi siano preparate, professionali e dotate di una spiccata empatia.
Naturalmente questo dovrebbe essere un presupposto dal quale si dovrebbe partire per ogni caso giuridico, tuttavia questa necessità diventa ancor più doverosa quando i soggetti coinvolti sono minori. Spesso, infatti, quando si aprono dei casi di violenza domestica – laddove dei bambini siano coinvolti – inevitabilmente il Tribunale è chiamato a sentenziare riguardo all’affido del minore. Premettendo che ogni caso è a se e deve essere studiato con la giusta attenzione, è fondamentale ricordarci che quelli che sono solo fascicoli per un giudice sono il destino di un bambino o di un ragazzo.
Il Tribunale per minorenni
Prima di parlare di ascolto del minore, è opportuno chiarire qual è l’istituzione che si occupa dei casi minorili e con quale scopo è stata creata. Infatti, i casi specifici dove sono coinvolti
soggetti che hanno meno di diciotto anni sono trattati dal Tribunale per minorenni, il quale opera sia nel campo amministrativo, civile e penale. La sua istituzione risale al 1934 quando, però, era ancora del tutto dipendente dal Tribunale ordinario finché negli anni settanta non diventò indipendente con fondi e organizzazione propri. Il Tribunale per i minori, dunque, non è altro che una sezione del Tribunale ordinario dal quale, però, differisce per due esigenze fondamentali.
In primo luogo, la necessità era quella di un collegio giudicante che non si pronunciasse solo in quanto esperto di diritto, bensì che avesse anche competenze psicologiche e pedagogiche che consentissero una valutazione della personalità del minore più mirata. Ciò fu possibile grazie all’introduzione di un giudice onorario che possedesse le dette caratteristiche. Ad oggi, infatti, nella sua composizione sono previsti due giudici togati e due onorari nominati con D.P.R. su proposta del ministro della giustizia, previa deliberazione del Csm ( Consiglio superiore della Magistratura). La seconda esigenza che doveva essere soddisfatta era l’adozione nei confronti dei minori non più di una pena punitiva, bensì educativa in quanto i minori sono soggetti “in formazione” e, pertanto, ritenuti meno responsabili delle loro azioni rispetto a un adulto.
L’ascolto del minore
La norma vigente che sostituì la precedente nel 2022 è l’articolo 473–bis.4 del Codice di Procedura Civile, la quale stabilisce che “Il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal giudice nei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano”. Con il termine “discernimento” si intende la facoltà del bambino di comprendere ciò che sta accadendo e di capire le conseguenze delle decisioni che lo riguardano e di avere una propria opinione, almeno secondo quanto stabilito dal diritto italiano e dalla Convenzione Onu (Organizzazione Nazione Unite) sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Tuttavia, L’ascolto del minore è uno strumento di giudizio del quale ancora non si è compresa appieno l’importanza.
La possibilità di parlare con le autorità competenti – che siano direttamente il giudice o gli assistenti sociali – è molto più che un diritto per il bambino coinvolto. Infatti è un riconoscimento da parte della Giustizia che avvalendosi della sua testimonianza dice: «ciò che vivi, ciò che vedi o ascolti ha un valore e noi siamo interessati a conoscere il tuo punto di vista per poter decidere al meglio ciò che è bene per te». I bambini, seppur non maturi come gli adulti, capiscono bene ciò che accade intorno a loro ed è giusto che crescano con la consapevolezza che la loro voce ha un potere ed è considerata. Troppo spesso chi non ha ancora compiuto l’età di dodici anni ha qualcosa da dire anche se in modo semplice e “infantile”.
Capire l’importanza dell’ascolto
L’ascolto è essenziale non solo sulla carta e affinché le autorità possano dire «ho adempito al mio dovere», bensì esso dovrebbe costituire l‘ago della bilancia, una sorta di bussola che indica al giudice competente verso quale direzione il processo deve andare. Per quanto sia difficile decretare su queste materie e non sempre la legge scritta sia sufficiente per prendere un’effettiva decisione poiché ogni caso è a sé, troppe volte le nostre istituzioni che nascono per proteggerci agiscono con superficialità.
Un esempio fin troppo calzante è quello della tragedia verificatasi nel comune di Calimera, in provincia di Lecce. Parliamo di un caso agghiacciante dove la vita di Elia Perrone, ragazzo di solo otto anni, è stata spenta per mano della madre nonostante il padre, Fabio Perrone, avesse dichiarato più volte che il bambino si sentiva minacciato da lei. Benché, in un primo momento sembrasse che gli organi competenti avessero dato peso al malessere del piccolo Elia, la decisione finale fu quella dell’affido condiviso, in quanto la madre fu dichiarata una “mamma idonea“. Decisione che costò la vita al bambino.
E ora sì, si sta indagando sulla negligenza delle figure coinvolte nel caso, ma chi ridarà il figlio a suo padre? Nessuno ha il potere di farlo, tuttavia tutti protagonisti di questa storia avevano il potere di dare valore alla voce e alle parole di questo bimbo, e altresì alle preoccupazioni del padre. Quelle dei minori sono voci fragili ma potentissime che devono essere preservate, rispettate e avvalorate. Nessuno auspica che tragedie del genere accadano affinché le parole e i sentimenti di un bambino siano ascoltate indipendentemente dall’età, poiché esse sono le più pure e autentiche.
Germana Sofia Ramirez Arostica
Foto © AI, Giustizia Insieme













