Monaco, il secondo Paese più piccolo del Mondo accoglie il Pontefice in una visita storica diplomaticamente e spiritualmente
Il 28 marzo 2026, vigilia della Domenica delle Palme, è una giornata che resterà impressa negli annali del Principato di Monaco come una data storica, sono infatti dovuti passare centinaia di anni (dal 1538) per vedere un Sovrano Pontefice “rispondere favorevolmente ai ripetuti inviti fatti dalle autorità monegasche” di visitarne lo Stato.

Un viaggio apostolico, il primo del 2026, formalizzato dal Vaticano appena il 9 marzo scorso con la pubblicazione del programma ufficiale, ricco di appuntamenti istituzionali e spirituali e posto sotto il motto «Sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6), parole di Gesù di cui il Papa si rende portavoce in un Paese d’Europa in cui la religione cattolica è religione di Stato. L’Articolo 9 della Costituzione monegasca dichiara infatti: «La religione cattolica, apostolica e romana è religione di Stato». La visita assume così un carattere di eccezionalità anche per il quadro giuridico del Principato stesso.
Solo 9 ore che valgono secoli di storia
Un’intensa visita di sole 9 ore, quella di Papa Leone XIV che ha accolto l’invito del principe Alberto II, proposta rinnovata anche nella visita in Vaticano del 17 gennaio scorso (come già prima al suo predecessore), e dell’arcivescovo di Monaco, mons. Dominique-Marie David.
Una giornata che si inserisce nella continuità dei secolari legami che uniscono la dinastia dei Grimaldi ai successori di Pietro, nonché nel quadro delle antiche e fiduciose relazioni diplomatiche tra il Principato di Monaco e la Santa Sede, come precisato da un comunicato.
Un principato nato da uno stratagemma
Un legame, quello tra Monaco e il Papato, che risale all’alto Medioevo, quando Monaco era
appena una piccola comunità, per lo più di pescatori, su un Rocca a strapiombo sul mare. Verso la fine del XIII sec., infatti, due famiglie, i Guelfi e i Ghibellini, si disputarono il Principato. I primi, di cui faceva parte il genovese Francesco Grimaldi, detto “la Malizia”, sostenevano il Papa, i secondi l’imperatore. L’8 gennaio 1297 il genovese si impadronì della fortezza di Monaco con un’astuzia. Travestitosi da religioso chiese ospitalità al fine di ottenere l’apertura delle porte facendo così entrare i suoi uomini e riuscendo, in tal modo, a stabilirsi nel luogo che poi prese il nome (di Monaco) proprio dalla veste usata per tale stratagemma. Lo stemma del Principato ne conserva il ricordo nell’immagine di due monaci armati di spada e nel motto “Deo juvante” che significa “Con l’aiuto di Dio”.
«Il cattolicesimo è al centro della nostra storia, della nostra identità e del nostro futuro», ha commentato il principe Alberto II, «rispettoso della libertà di culto e preoccupato dello sviluppo di ciascuno, impegnato nella conservazione del Pianeta e rivolto alla modernità,il Principato di Monaco è sempre stato portatore di una spiritualità e di un’eticache ci inseriscono nel lungo periodo e ispirano le nostre azioni, nella nostra organizzazione come nella nostra azione internazionale».
Un piccolo Stato per una grande festa
La visita di Leone XIV ha avuto inizio con l’arrivo intorno alle 9 di mattina all’Eliporto (Fontvieille) dove il principe Alberto II e la consorte Charlène, con il privilegio dell’abito bianco (come pure Letizia di Spagna) a differenza del nero delle altre donne come da protocollo, hanno accolto il loro ospite con gli onori militari dovuti a un Sovrano.
Insieme si sono poi recati alla Rocca, interdetta al traffico per l’occasione, per la cerimonia di benvenuto nel Palazzo del Principato e le visite di cortesia di rito.
Sebbene Monaco venga associata per lo più nell’immaginario collettivo al benessere e al lusso, è pure uno Stato Sovrano la cui religione cattolica, apostolica e romana è iscritta nella Costituzione. Il Principato trae da questa eredità spirituale un fondamento essenziale della sua identità, della sua unità e della continuità delle sue istituzioni, pur inserendola in una dinamica di apertura e adattamento al Mondo contemporaneo, come ricorda il comunicato.
I temi ambientali al centro dei colloqui
Il Papa ha ribadito in questo territorio messaggi universali e condivisi di pace, di comunione e di cura per il creato. Al centro del colloquio privato nel Salone del Trono del Palazzo Grimaldi sono stati infatti discussi anche temi ambientali come la difesa degli Oceani, temi su cui il Principe Alberto è notoriamente attivo da decenni. Non solo la visita di una giornata quindi ma un segnale di come anche un micro Stato possa farsi portavoce di temi grandi e globali sotto l’egida di una guida spirituale che scuote le coscienze sul destino del Pianeta, un bene condiviso, e dei suoi abitanti, particolarmente quelli più fragili.
A seguire c’è stata la visita alla Cattedrale dell’Immacolata Concezione, che ospita le tombe dei Principi defunti, per un incontro con le autorità e le delegazioni ufficiali. La presenza dell’intero Governo e del Consiglio nazionale alla celebrazione sottolinea nuovamente come la fede cattolica sia un pilastro dell’identità istituzionale monegasca. Preminenza quindi del cattolicesimo, ma in un tessuto religioso anche ricco e variegato. L’Articolo 23 della Costituzione garantisce infatti piena libertà di culto e la visita papale onora lo spirito di dialogo, di fratellanza universale e di convivenza armoniosa. La seconda comunità per numero nel Principato è quella protestante, con la St Paul’s Anglican Church e la Reformed Church of Monaco. Significativa è anche la presenza ortodossa (Paroisse Sainte-Hélène) e la storica comunità ebraica, che si riunisce nella moderna ed elegante Sinagoga Edmond J. Safra, a pochi passi dal celebre Casinò di Monte Carlo.
Un percorso ben studiato per fedeli e spettatori
Alla fine della mattinata il Santo Padre ha incontrato giovani e catecumeni (una settantina) nell’area antistante la chiesa di Santa Devota, martire, Patrona della città. Un piccolo corteo si è mosso allora dalla Rocca fino al piazzale della piccola chiesa tra due ali ordinate di fedeli che, con composto entusiasmo, salutavano il passaggio del Pontefice partecipando a una festa unica per il Principato.
Tutto è stato organizzato con precisione, transenne, strade chiuse, autobus gratuiti e potenziati nel servizio e una presenza delle forze dell’ordine molto discreta e gentile in aiuto più che in contenimento dei fedeli accorsi per l’evento. Nel primo pomeriggio poi Papa Leone ha presieduto la Santa Messa presso lo Stadio Louis-II con circa 15.000 persone che acclamavano con gioia l’arrivo del pontefice specialmente durante il giro di tutto lo stadio per salutare i fedeli. Presenti tutte le autorità monegasche con il principe Grimaldi unito alla famiglia principesca in un’atmosfera estremamente serena in cui non sono mancati momenti di commozione, specialmente da parte del Papa, nel finale della celebrazione al momento del ringraziamento del vescovo di Monaco mons. Dominique-Marie David che ha lasciato trapelare lacrime contenute ma cariche di significato dagli occhi del romano pontefice.
Una giornata che si chiude con un messaggio a tutta l’Europa
E così verso le 17.40, mentre lo stadio si svuotava e i fedeli portavano con sé le ultime esultanze, la delegazione vaticana ritornava all’eliporto per far rientro a Roma. Una scelta di viaggio che risponde a precise esigenze di velocità, sicurezza e sostenibilità logistica. Circa 90 minuti di volo, per collegare la Città del Vaticano con il Principato, evitando i complessi trasferimenti aeroportuali e, soprattutto, il rischio di paralizzare il traffico stradale transfrontaliero tra Italia e Francia muovendosi lungo un corridoio aereo protetto (No-Fly Zone).

La visita di Papa Leone XIV non è stata quindi solo un evento religioso per la comunità cattolica locale, ma un appuntamento diplomatico e sociale di rilevanza internazionale che fonde tradizioni secolari e sfide contemporanee, e c’è chi già ha definito lo storico evento come una memoria condivisa che può mostrare che si può essere ancorati al cattolicesimo e alla fede pur rimanendo contemporanei. Una visita, e certamente un segno, che conferma e lancia un messaggio molto importante di vita e di speranza e che comunica qualcosa di molto profondo all’Europa intera dove il Principato è l’ultimo Paese d’Europa in cui la religione cattolica è religione di Stato.
Adamo De Palma
Foto © Vaticanews.va, Adamo De Palma












