Immigrazione in Australia: il piano restrittivo di One Nation

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Immigrazione Australia

Proposta radicale per tagliare i visti temporanei: impatto su studenti, famiglie e economia. Critiche da Governo, atenei e imprese

One Nation, il partito di estrema destra australiano guidato dalla senatrice Pauline Hanson, ha presentato un piano che punta a ridurre di oltre 750mila persone in tre anni il numero dei migranti temporanei presenti nel Paese.

Si tratta di una proposta molto dura che colpirebbe soprattutto gli studenti internazionali e i familiari dei lavoratori stranieri qualificati. L’obiettivo dichiarato da One Nation è «ridurre la pressione sulla crisi abitativa, sugli ospedali, sulle infrastrutture e, più in generale, sui servizi pubblici». Secondo il partito, negli ultimi anni la popolazione australiana è cresciuta troppo velocemente rispetto alla capacità del Paese di costruire nuove abitazioni e infrastrutture. La conseguenza sarebbe una maggiore competizione per trovare una casa in affitto, prezzi immobiliari sempre più alti e una crescente pressione sui servizi.

One Nation vuole inizialmente riportare il numero dei visti temporanei ai livelli del 2017. Nei primi tre anni il partito punta addirittura a una migrazione netta negativa, facendo quindi in modo che il numero delle persone che lasciano l’Australia sia superiore a quello di coloro che arrivano. Terminata questa prima fase, One Nation vorrebbe stabilire un tetto di 130mila persone all’anno per l’immigrazione netta dall’estero, da rivedere annualmente.

Il settore dell’istruzione internazionale

Uno dei settori maggiormente interessati sarebbe quello dell’istruzione internazionale, che da anni rappresenta una parte importante dell’economia australiana. One Nation vuole ridurre fortemente il numero degli studenti stranieri presenti nel Paese, portandolo da circa 590mila a 350mila. Altri dati del Dipartimento dell’istruzione indicano circa 680mila studenti internazionali tra gennaio e maggio di quest’anno, ma utilizzano un diverso periodo e metodo di riferimento. Le università capaci di fornire direttamente un alloggio agli studenti internazionali avrebbero la priorità. In questo modo gli studenti avrebbero meno necessità di cercare un appartamento nel normale mercato degli affitti, già sottoposto a una fortissima pressione soprattutto nelle grandi città.

Diventerebbe inoltre più difficile ottenere un visto per studiare in alcuni settori considerati già sovraffollati, tra cui business, contabilità e informatica. Il partito vuole anche ridurre drasticamente il numero dei laureati internazionali che rimangono in Australia dopo gli studi. Le persone con questo tipo di visto dovrebbero passare da circa 270mila a 40mila, con un limite di circa 20mila nuovi visti all’anno. Allo stesso tempo verrebbe creato un nuovo visto destinato agli studenti considerati di alto valore, con particolare attenzione ai dottorati e alle specializzazioni in scienze, ingegneria, ricerca medica e tecnologie avanzate. L’obiettivo sarebbe «continuare ad attirare persone altamente qualificate, riducendo invece l’utilizzo del sistema universitario come possibile strada per rimanere in Australia a lungo termine».

La stretta sui familiari dei migranti

Un altro punto importante riguarda i familiari dei migranti. Secondo il piano, i familiari degli studenti con un normale visto studentesco non potrebbero più ottenere un visto per accompagnarli in Australia. Una possibilità potrebbe invece rimanere per gli studenti ammessi attraverso il nuovo programma destinato alle persone altamente qualificate.

La stretta riguarderebbe anche i lavoratori qualificati. One Nation non vuole stabilire un limite preciso al loro ingresso, perché il numero dovrebbe dipendere «dalle reali necessità delle aziende australiane». Continuerebbero quindi ad arrivare lavoratori nei settori dove esistono importanti carenze di personale, comprese diverse professioni tecniche e manuali. Il problema riguarderebbe però le loro famiglie. Il piano prevede infatti di portare a zero i normali posti disponibili per i familiari dei lavoratori qualificati, anche se potrebbero essere previste alcune eccezioni nei casi considerati necessari.

Misure contro chi rimane dopo la scadenza del visto

Il piano prevede una stretta anche nei confronti delle persone rimaste in Australia dopo la scadenza del proprio visto. Ci sarebbe una concessione di tre mesi per lasciare volontariamente il Paese. Chi decidesse di partire entro questo periodo potrebbe avere la possibilità di presentare in futuro una nuova domanda per entrare legalmente in Australia. Per chi invece decidesse di rimanere illegalmente ci sarebbe il rischio di espulsione e di divieto permanente di tornare in Australia. Il partito non propone controlli casa per casa per individuare queste persone, ma vorrebbe utilizzare l’attività ordinaria delle autorità australiane.

Eccezioni per i programmi regionali e stagionali

Non tutta l’immigrazione temporanea verrebbe ridotta allo stesso modo. Il Working Holiday Maker Program e il Pacific Australia Labour Mobility, conosciuto come Palm, rimarrebbero sostanzialmente in funzione. Si tratta di programmi particolarmente importanti nelle zone regionali, dove agricoltura, turismo e altre attività dipendono in parte dalla presenza di lavoratori stranieri temporanei. One Nation vuole quindi «continuare a permettere l’ingresso delle persone necessarie per coprire reali carenze di personale, riducendo allo stesso tempo altre categorie di immigrazione».

Le critiche del Governo

Il piano ha però provocato forti critiche da parte del Governo laburista, delle università e delle principali organizzazioni imprenditoriali australiane. Il ministro federale degli Interni Tony Burke ritiene che «una riduzione così forte dell’immigrazione potrebbe avere conseguenze molto pesanti sull’economia, soprattutto nelle zone regionali». Uno dei problemi principali riguarderebbe ospedali e strutture per anziani, dove esiste già una forte richiesta di personale. Una riduzione della disponibilità di lavoratori stranieri potrebbe aumentare ulteriormente queste difficoltà e, nei casi più gravi, mettere a rischio il funzionamento di alcune strutture. Problemi simili potrebbero verificarsi nella ristorazione, nel turismo, nell’agricoltura e nelle costruzioni.

L’Australia ha già avuto un assaggio di questa situazione durante la pandemia da Covid19, quando molti titolari di visti temporanei lasciarono il Paese. In quel periodo il Governo Morrison fu costretto ad allentare i limiti sulle ore di lavoro per alcuni studenti internazionali impiegati in settori essenziali, compresa l’assistenza agli anziani. Con la riapertura dell’economia, anche ristoranti e altre attività si trovarono davanti a grandi difficoltà nel trovare personale.

Le preoccupazioni delle università

Le Università australiane hanno criticato il piano ricordando il peso dell’istruzione internazionale nell’economia nazionale. Gli studenti stranieri non portano soltanto denaro alle università. Spendono anche per alloggi, trasporti, ristorazione e numerosi altri servizi. Il settore teme quindi che «una riduzione troppo rapida possa eliminare miliardi di dollari di attività economica e numerosi posti di lavoro».

C’è inoltre un altro problema: molte università australiane, soprattutto quelle regionali, dipendono fortemente dalle entrate provenienti dagli studenti internazionali e avrebbero grandi difficoltà a sostenersi soltanto attraverso gli studenti australiani. Molti laureati internazionali contribuiscono inoltre, dopo gli studi, a coprire alcune delle carenze di personale qualificato presenti nel Paese.

I dubbi del mondo delle imprese

Anche il mondo delle imprese ha espresso forti dubbi. Il Business Council of Australia e l’Australian Chamber of Commerce and Industry sostengono che «l’immigrazione debba essere collegata alle reali necessità dell’economia e non semplicemente a un numero massimo da raggiungere». In Australia molti settori hanno già difficoltà a trovare personale. Pub, ristoranti e hotel cercano lavoratori, mentre ospedali e strutture per anziani soffrono da tempo di importanti carenze. Anche agricoltura, settore minerario e costruzioni hanno bisogno di lavoratori stranieri. In alcuni casi proprio la mancanza di personale sta rallentando progetti per la costruzione di nuove abitazioni.

La National Farmers’ Federation ha ricordato inoltre che «circa un lavoratore su sette nelle aziende agricole delle zone regionali è un working holidaymaker o un backpacker». Una forte riduzione della manodopera straniera potrebbe rendere più difficile la raccolta dei prodotti agricoli. Alcuni agricoltori potrebbero decidere di coltivare meno se non avessero la certezza di trovare abbastanza persone al momento del raccolto, con possibili conseguenze anche sui prezzi dei prodotti alimentari. Anche questo problema si è visto durante la pandemia, quando la mancanza di lavoratori temporanei e backpacker contribuì alle difficoltà delle aziende agricole e all’aumento dei prezzi di alcuni prodotti.

Le divisioni interne

One Nation continua però a sostenere che «la crescita dell’economia non possa essere l’unico criterio utilizzato per decidere la politica migratoria australiana». Per il partito di Hanson il problema principale è il tenore di vita dei cittadini.

La proposta potrebbe però creare divisioni anche all’interno dello stesso One Nation. Nelle zone regionali esiste infatti la preoccupazione di perdere lavoratori indispensabili nell’agricoltura e nell’assistenza agli anziani. Anche il Partito Liberale guidato da Angus Taylor ha criticato il piano, considerando ancora poco chiari i numeri dell’immigrazione previsti per ciascuno dei prossimi anni.

La crisi abitativa australiana: cause complesse

Quando si parla della crisi immobiliare australiana, molto spesso si punta immediatamente il dito contro l’immigrazione. È evidente che una popolazione che aumenta rapidamente produce una maggiore domanda di abitazioni. Ma fermarsi a questa spiegazione significa raccontare soltanto una parte del problema. L’Australia soffre da molti anni di una carenza cronica di nuovi alloggi. La costruzione di case e appartamenti non riesce a mantenere il passo con la crescita della popolazione anche a causa delle normative urbanistiche, delle lungaggini nelle approvazioni, dei ritardi nella realizzazione delle infrastrutture e dell’aumento dei costi di costruzione.

A questo si aggiunge la carenza di manodopera qualificata proprio nel settore edilizio. E qui nasce un evidente paradosso: «ridurre l’immigrazione potrebbe diminuire la domanda di abitazioni, ma una riduzione troppo forte dei lavoratori stranieri potrebbe contemporaneamente rendere più difficile costruire le nuove case necessarie».

Il Governo laburista e le sfide economiche

C’è da dire che anche il Governo laburista attualmente in carica ha già ridotto l’immigrazione negli ultimi anni. Il primo ministro Anthony Albanese ha compreso da tempo il peso politico del costo della vita e il Governo ha risposto con tagli fiscali, interventi sui salari, maggiori sostegni alla sanità e al childcare e misure sul mercato immobiliare. Gli effetti di queste politiche vengono però continuamente messi alla prova dall’inflazione, dai tassi d’interesse e dalle difficili condizioni economiche internazionali. Una parte della popolazione australiana sembra inoltre non percepire pienamente i risultati delle misure adottate. Il problema riguarda soprattutto le persone che lavorano, pagano le tasse, crescono figli, cercano di risparmiare e devono pagare un mutuo oppure un affitto. Molti hanno la sensazione di fare tutto ciò che per generazioni è stato considerato sufficiente per costruire una vita economicamente sicura, senza riuscire più a ottenere lo stesso risultato.

Altre misure proposte da One Nation

One Nation propone infine di sospendere l’immigrazione proveniente dai Paesi per i quali il Dipartimento australiano degli Affari Esteri e del Commercio raccomanda di non viaggiare a causa del terrorismo o di altri gravi rischi per la sicurezza. Il partito vuole inoltre introdurre un periodo di attesa di otto anni per la cittadinanza australiana e per l’accesso ad alcune forme di welfare, eliminare l’assistenza legale finanziata dallo Stato per alcuni ricorsi sui visti e ritirare l’Australia dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati.

Il futuro del dibattito sull’immigrazione in Australia

L’immigrazione si prepara quindi a diventare uno dei temi più discussi della politica australiana. Anche Labor e Coalizione stanno cercando un equilibrio tra la necessità di ridurre la pressione sulla crescita della popolazione e quella di continuare ad attirare i lavoratori necessari all’economia. Il Partito Liberale sembra ancora alla ricerca di una Immigrazione Australiavisione politica complessiva su questo tema ma anche sulla sua propria identità, mentre One Nation continua a crescere nei sondaggi. Ridurre l’immigrazione può diminuire una parte della pressione sulla domanda di abitazioni. Ma se contemporaneamente mancano infermieri, operatori dell’assistenza agli anziani, lavoratori agricoli, personale della ristorazione, ingegneri e operai edili, il rischio è quello di risolvere un problema creandone altri. Ed è probabilmente proprio questo il punto centrale della nuova battaglia politica australiana sull’immigrazione: decidere non soltanto quante persone debbano entrare nel Paese, ma quale Australia si vuole costruire nei prossimi decenni.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © The Guardian, Study Australia, ABC News, Atlas Migration, Us Visa Help

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