Decreto scuola, la proposta del Governo

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Decreto scuola

Si punta sulla sicurezza e sull’integrazione, il piano Meloni sul velo islamico e sulle classi intelligenti

Il Consiglio dei ministri ha approvato l’atteso pacchetto di norme in materia di istruzione, sicurezza e integrazione scolastica, preannunciato nei mesi scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e definito nei dettagli dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il provvedimento introduce disposizioni vincolanti in merito alla pubblica identificabilità all’interno degli istituti di ogni ordine e grado, ponendo limiti precisi sull’uso di indumenti che coprono integralmente il volto, e ridisegna la gestione delle classi attraverso la fissazione di un tetto massimo percentuale alla presenza di studenti di cittadinanza non italiana.

Il testo si inserisce all’interno del quadro normativo della legge 22 maggio 1975, n. 152 (nota come “Legge Reale“), che regolamenta il divieto di travisamento nei luoghi pubblici e aperti al pubblico, estendendone l’operatività con specifiche sanzioni dirette agli ambienti scolastici e accademici.

L’impianto normativo: divieti, sanzioni e tettino sulle classi

La misura approvata dall’Esecutivo stabilisce il divieto formale di indossare, all’interno dei plessi scolastici e durante tutte le attività didattiche o parascolastiche, accessori, indumenti o elementi che celino completamente i tratti somatici del viso, rendendo impossibile o gravoso il riconoscimento immediato della persona.

Sotto il profilo amministrativo e sanzionatorio, la violazione del divieto comporta l’applicazione di una sanzione pecuniaria compresa tra 200 e 1.000 euro. Nei casi in cui l’inottemperanza coinvolga studenti di minore età, la responsabilità amministrativa e il relativo onere economico ricadono sugli esercenti la responsabilità genitoriale o sui tutori legali. Il testo legislativo prevede esplicitamente delle deroghe, che restano circoscritte a comprovate ed esplicite esigenze di carattere sanitario (come l’utilizzo di mascherine protettive e dispositivi medici certificati) o di sicurezza normativamente regolamentate.

Parallelamente alle norme sull’identificabilità, il decreto interviene sull’assetto strutturale della classe scolastica, imponendo una soglia massima pari al 30% di studenti stranieri o privi di un’adeguata conoscenza della lingua italiana per singola sezione o classe. Per dare attuazione alla misura ed evitare squilibri logistici, il Governo ha previsto lo stanziamento di fondi dedicati per l’attivazione di percorsi straordinari di alfabetizzazione in lingua italiana, oltre a corsi obbligatori di supporto linguistico rivolti anche alle famiglie degli alunni che manifestino severe difficoltà di integrazione e comprensione della lingua nazionale.

Le tipologie del velo islamico: differenze morfologiche e giuridiche

L’applicazione del provvedimento agli indumenti di matrice religiosa o culturale ha reso necessario un chiarimento di carattere tecnico–morfologico per distinguere i diversi tipi di velo in uso all’interno delle comunità islamiche, definendo quali ricadano sotto l’ambito di applicazione del divieto.

Decreto scuolaL’Hijab è il velo islamico tradizionale più diffuso. Copre i capelli, le orecchie e il collo, ma lascia l’intero ovale del volto completamente scoperto, dalla linea della fronte fino al mento. Dal punto di vista della pubblica sicurezza e dell’identificazione visiva, l’hijab non costituisce alcun ostacolo al riconoscimento dell’identità della persona, in quanto i tratti somatici restano interamente visibili. Di conseguenza, l’hijab non rientra nei divieti di travisamento o occultamento previsti dalla nuova norma.

Il Niqab è un velo integrale che copre l’intero corpo e la totalità del volto, lasciando aperta esclusivamente una sottile fessura orizzontale all’altezza degli occhi. Fissato dietro la nuca, è diffuso principalmente nella Penisola Arabica e in contesti conservatori. Rientrando nell’ambito dell’occultamento dei tratti del viso, il niqab ricade sotto il divieto d’uso nei contesti scolastici previsti dal decreto.

Il Burqa è un abito tradizionale (utilizzato principalmente in Afghanistan e in alcune Regioni del Pakistan) che copre integralmente la figura femminile dalla testa ai piedi. La copertura del viso è totale e la visione verso l’esterno è garantita unicamente da una griglia in tessuto o rete ricamata posizionata sugli occhi. Il burqa impedisce del tutto l’identificazione visiva diretta e rientra pienamente nella fattispecie di divieto di travisamento applicata dal nuovo provvedimento.

A livello giuridico, la discriminante fondamentale risiede nel concetto di “visibilità dei tratti identificativi”: l’hijab garantisce il riconoscimento immediato del soggetto, mentre il niqab e il burqa celano l’identità dell’individuo, sovrapponendosi alle norme che vietano di celare il volto nei luoghi pubblici.

L’impatto negli istituti: ragazzi, didattica e inclusione

L’introduzione della legge comporta significativi cambiamenti nella quotidianità scolastica e nella gestione amministrativa dei dirigenti scolastici e del corpo docente. Sul versante della composizione delle classi, i dati statistici pubblicati dal Ministero evidenziano un’eterogeneità marcata nella distribuzione degli studenti stranieri sul territorio nazionale, con concentrazioni elevate in alcuni poli urbani e periferici delle Regioni settentrionali e centrali. La misura che fissa il tetto del 30% mira a redistribuire le iscrizioni tra diversi plessi per impedire la formazione di classi ad alta percentuale di alunni non italofoni, favorendo una didattica omogenea. I presidi e gli uffici scolastici regionali dovranno coordinare i flussi delle immatricolazioni e strutturare i potenziamenti linguistici prima dell’avvio di ciascun anno scolastico.

Sul fronte del rispetto delle norme relative al vestiario e all’identificabilità, i controlli e l’applicazione delle regole all’interno delle aule spettano alla dirigenza scolastica. Per le studentesse minori che indossano indumenti integrali quali niqab o burqa, la norma impone di mostrare il volto durante le lezioni, i momenti di verifica e l’accesso alle strutture dell’istituto.

L’approvazione del decreto ha delineato un dibattito articolato tra le forze politiche e le parti sociali. Sostenitori del provvedimento ne rimarcano il valore in termini di sicurezza pubblica, trasparenza e tutela del principio costituzionale della parità di genere all’interno dell’istituzione scolastica. Diversamente, rappresentanti di associazioni, sindacati della scuola ed esponenti dell’opposizione parlamentare sottolineano la complessità applicativa del tetto agli studenti stranieri in specifici quartieri a forte densità migratoria e avanzano interrogativi sul rischio che il divieto di velo integrale possa determinare fenomeni di dispersione o abbandono scolastico da parte di giovani donne provenienti da contesti familiari particolarmente conservatori.

Ludovico Bruna

Foto © IA

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