Pinocchio a rotta di collo: la mostra a Modena

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Pinocchio

Al Museo della Figurina, cinque artisti contemporanei rileggono il burattino di Collodi tra immagini storiche, metamorfosi e il tema del caos

Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, una mostra a Modena al Museo della Figurina esplora le metamorfosi di Pinocchio, dalle prime illustrazioni alle interpretazioni degli artisti contemporanei. Titolo della mostra Pinocchio a rotta di collo. Metamorfosi di un burattino, che ha aperto al pubblico il 18 settembre a Palazzo Santa Margherita e rimarrà visitabile fino al 7 febbraio 2027. L’esposizione, prodotta da Fondazione Ago e curata dall’associazione Hamelin in collaborazione con il Musli di Torino, mette in dialogo oltre un secolo di rappresentazioni del burattino con le interpretazioni di cinque artisti contemporanei. Un evento che coincide con un altro importante evento modenese, il Festivalfilosofia, che quest’anno è dedicato al caos. Proprio il disordine, inteso alternativamente come perdita di orientamento e come forza generativa, diventa una chiave di lettura di Pinocchio.

L’esposizione sulle metamorfosi di Pinocchio

La mostra parte dalle immagini che hanno costruito, trasformato e aggiornato l’identità visiva di Pinocchio. Non solo il libro di Collodi, che insieme al libro Cuore di De Amicis ha fatto parte della piccola biblioteca di tutti noi fin dall’asilo e poi nelle scuole elementari, ma anche figurine, libri d’epoca, fumetti, giocattoli e materiali provenienti dalle collezioni del Museo della Figurina del Musli ripercorrono una genealogia iconografica che attraversa generazioni di illustratori e diversi linguaggi visivi. Un susseguirsi di idee e progetti artistici: dalla prima interpretazione di Enrico Mazzanti, Pinocchio si muove tra il realismo di Carlo Chiostri, il grottesco di Attilio Mussino, l’universo tardo liberty di Luigi e Maria Augusta Cavalieri e i paradossi di Jacovitti. Il percorso della mostra comprende una carrellata di grande interpretazioni, pensiamo a Sergio Tofano e Walt Disney.

Tra i materiali storici in prestito dal Musli figura anche un bozzetto originale di Carlo Nicco, per la raccolta di figurine Liebig dal titolo Le avventure di Pinocchio. Un inedito anche per i collezionisti, perché la serie fu stampata nel 1961, ma il disegno esposto a Modena non fu selezionato.

Cinque Pinocchi contemporanei in mostra a Modena

Una sezione della mostra è dedicata alle interpretazioni contemporanee di Roberto Catani, Gianluigi Toccafondo, Marco Corona, Luca Caimmi e Beatrice Pucci. Cinque artisti che lavorano sulla capacità di Pinocchio di sottrarsi alla definizione ormai conosciuta nell’immaginario collettivo, del burattino di legno divenuto un bambino in carne e ossa. La dicotomia tra umano e non umano interessa anche gli artisti dei nostri giorni.

Nel cortometraggio di Gianluigi Toccafondo, Pinocchio diventa una figura inafferrabile. Il film prende avvio dalla corsa del burattino mentre il paesaggio intorno a lui sembra modificarsi insieme al suo movimento. E viene subito alla mente la corsa del giovane protagonista del film I quattrocento colpi di Francois Truffaut, che vede il movimento intorno a lui, il cambiamento o presunto cambiamento sociale delle regole della società sessantottina francese. Gianluigi Toccafondo utilizza le sequenze cinematografiche, in particolare di vecchi film, sulle quali l’artista interviene con acrilici e pastelli, producendo l’instabilità che è uno dei sentimenti del nostro tempo.

In Luca Caimmi, il personaggio Pinocchio è condotto in un universo marino popolato da burattini, animali, bambine e bambini, costruendo una dimensione teatrale basata sul gioco tra identificazione e dissimulazione.

Con Il burattino e la balena, Roberto Catani propone una lettura più politica della storia di Collodi. I pericoli non derivano tanto dalle bugie, quanto dagli inganni del mondo adulto, dalle istituzioni, dal giudizio e dalla ricerca del potere. Pinocchio diventa un personaggio strumento per interrogare una società fondata sull’omologazione e sull’alienazione.

PinocchioPiù oscura è l’interpretazione di Marco Corona, che trasporta il racconto di Collodi in un paesaggio tenebroso di boschi e paludi, vicino all’atmosfera dantesca. Pinocchio cambia continuamente forma e rischia di smarrirsi negli ambienti che attraversa. A differenza di Dante guidato da Virgilio, il Pinocchio contemporaneo è isolato, deve scontrarsi con le nuove sfide come l’intelligenza artificiale e rimane disorientato.

Nell’installazione La parata di Beatrice Pucci emerge soprattutto la natura metamorfica del protagonista. Pinocchio diventa una creatura di confine inserita in un immaginario fiabesco popolato da maschere tradizionali e figure fantastiche.

Pinocchio e il caos

Vi è un collegamento non solo tematico fra Pinocchio e il Festivalfilosofia 2026, ed è il tema del caos. Collodi colloca il suo burattino/uomo in un mondo di miseria, di rovesciamento dei valori, nel quale il protagonista perde il proprio orientamento. Ma il disordine acquista anche un valore positivo, infatti Pinocchio attraverso esperienze e trasformazioni non concede una propria identità: è legno, burattino, animale e infine essere umano. La metamorfosi diventa quindi una forma di possibilità. Hamelin invece costruisce un percorso del personaggio attraverso epoche e linguaggi mantenendo intatto il proprio potenziale narrativo. La sua riconoscibilità non dipende da un’immagine unica, ma dalla possibilità di cambiare continuamente aspetto. Una metamorfosi contemporanea.

Dal gioco dell’oca alla lettura

La mostra comprende anche dispositivi rivolti ai giovani. La storia viene ripercorsa attraverso un grande gioco dell’oca costruito con le immagini realizzate da Attilio Mussino nel 1937 per Pinocchio e le sue avventure. Lungo il percorso compaiono alcuni ostacoli incontrati dal protagonista, dai gendarmi al Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, la prigione e il Paese dei Balocchi. Un angolo di lettura raccoglie diverse edizioni del romanzo, dagli originali agli adattamenti per varie età, compresa una versione in inglese. Un ulteriore sezione permette di costruire Pinocchio attraverso i disegni, collage e nuove combinazioni dei personaggi e degli episodi del libro, evidenziando anche il livello pedagogico del libro di Collodi.

 

Paolo Montanari

Foto © Vivo Modena, Wikipedia, Fondazione Ago

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