Morta una ricercatrice a Irkutsk, Mosca esclude rischi. Indagini in corso, 200 contatti in quarantena
Non è il singolo decesso a preoccupare, ma le circostanze in cui sarebbe avvenuto il contagio. A quasi una settimana dalla morte in Siberia di una ricercatrice di 28 anni dell’Istituto di ricerca anti–peste di Irkutsk, le informazioni restano frammentarie e le autorità internazionali chiedono chiarimenti alla Federazione russa.
L’ipotesi di una possibile peste polmonare non è confermata. Le autorità russe parlano di una «polmonite di origine non ancora chiarita», escludono emergenze legate al laboratorio e assicurano che non esiste un rischio epidemico per la popolazione. Tuttavia, la quarantena di circa 200 contatti e le versioni divergenti emerse attorno al caso mantengono alta l’attenzione.
L’Oms: «Manca un quadro completo»
L’Organizzazione mondiale della sanità ha ammesso di non poter ancora effettuare una valutazione complessiva dei rischi. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato da Ginevra: «Non disponiamo ancora di un quadro completo dell’evento e non siamo in grado di procedere a una valutazione completa dei rischi», sottolineando che «la condivisione tempestiva delle informazioni» da parte delle autorità competenti è fondamentale.
Secondo quanto riferito dal direttore generale dell’Oms, il Governo russo avrebbe tenuto una riunione il 2 ottobre dopo il sospetto che un residente dell’oblast di Irkutsk avesse contratto un’infezione pericolosa. L’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe quindi chiesto a Mosca maggiori dettagli nel rispetto del Regolamento sanitario internazionale. La risposta della Federazione russa, arrivata il 6 ottobre, avrebbe escluso casi recenti di peste nell’oblast di Irkutsk. Le autorità russe avrebbero però confermato di avere messo in quarantena circa 200 contatti.
L’Oms ha chiesto ulteriori chiarimenti sui test di laboratorio effettuati sulla persona deceduta e sui contatti, sui motivi delle misure di sanità pubblica adottate e sulle condizioni di salute delle persone poste sotto osservazione. L’Organizzazione ha inoltre sollecitato una verifica delle notizie relative a un secondo dipendente colpito da una polmonite di causa indeterminata. Tedros ha precisato che è stato offerto anche supporto tecnico, in particolare in materia di biosicurezza del laboratorio.
La posizione della Commissione europea
Anche la Commissione europea sta monitorando la vicenda. Il tema è stato affrontato durante una riunione del Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Unione europea. «Si è discusso del recente decesso avvenuto in Russia e dei possibili collegamenti con la peste», ha comunicato la portavoce della Commissione europea Eva Hrncirova. «L’Oms Europa ha condiviso le limitate informazioni ricevute dalle autorità della Federazione russa e ha sottolineato che sta cercando di ottenere ulteriori chiarimenti».
L’esecutivo comunitario resta in contatto con l’Organizzazione mondiale della sanità e con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. La Commissione non esclude una nuova convocazione del Comitato per la sicurezza sanitaria qualora la situazione lo rendesse necessario. Bruxelles ribadisce di seguire il caso «con estrema attenzione», mentre le informazioni disponibili continuano a essere considerate insufficienti per una ricostruzione definitiva.
Mosca: «Nessun rischio epidemico»
Le autorità russe respingono le ipotesi di un’emergenza sanitaria. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha sostenuto che gran parte delle informazioni diffuse dai media non corrisponderebbe al vero. «Stanno diffondendo molte notizie, e la stragrande maggioranza di ciò che i media riportano su questa situazione sono informazioni false», ha dichiarato, commentando anche le richieste di chiarimento avanzate dall’Oms. Rospotrebnadzor, l’Agenzia russa per la salute pubblica, ha affermato che la sorveglianza sanitaria si è conclusa per oltre il 90% delle persone entrate in contatto con la giovane ricercatrice. «Non è stato rilevato alcun problema di salute riconducibile a malattie infettive», ha dichiarato l’Agenzia, aggiungendo che «non esiste alcun rischio epidemico per la popolazione di Irkutsk e della Regione di Irkutsk».
Secondo Rospotrebnadzor, l’addetta di laboratorio era immunizzata contro gli agenti patogeni pericolosi con cui lavorava. Due commissioni di esperti in biosicurezza avrebbero inoltre concluso che «non è stata riscontrata alcuna situazione di emergenza legata alla manipolazione di microrganismi patogeni».
Le cause della morte da chiarire
La vittima è stata identificata dai media come Darya Shipilova, 28 anni, dipendente dell’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk. Nei documenti ufficiali russi non si farebbe riferimento esplicito a una vittima, ma a un caso relativo a una dipendente dell’istituto. La spiegazione fornita dalle autorità è quella di una «polmonite di origine non ancora chiarita». Secondo alcune ricostruzioni diffuse dai media locali, la giovane avrebbe contratto la peste polmonare dopo la rottura accidentale di una provetta in laboratorio. Questa versione sarebbe stata successivamente smentita da ulteriori analisi sui campioni prelevati dalla paziente.
L’agenzia di stampa Tass ha riferito che gli accertamenti non avrebbero rilevato microrganismi associati all’attività professionale della donna. Restano però differenti versioni anche sull’eventuale origine del contagio. Secondo alcune fonti, il 25 settembre la ricercatrice avrebbe rotto una provetta contenente un agente patogeno durante il lavoro in laboratorio. Altre fonti riferiscono invece che la giovane fosse rientrata da un viaggio professionale in Buriazia, dove sarebbe stato segnalato un focolaio di peste al confine con la Mongolia. Il 29 settembre, la 28enne sarebbe stata ricoverata nell’ospedale di Shelekhov con sintomi di polmonite. Sottoposta a ventilazione assistita, sarebbe morta due giorni dopo.
Che cos’è la peste polmonare
La peste polmonare è una delle forme di peste causate dal batterio Yersinia pestis. È considerata la manifestazione più grave e contagiosa della malattia. Può svilupparsi in due modi: attraverso l’inalazione diretta del batterio, nel caso della forma primaria; oppure come complicazione di una peste bubbonica non trattata, nella forma secondaria. La peste bubbonica, più comune, colpisce soprattutto i linfonodi, che si gonfiano e diventano dolenti, formando i cosiddetti bubboni. Quando il batterio raggiunge i polmoni, la malattia può trasformarsi in polmonite pestosa.
In questa fase, oltre a risultare più aggressiva, l’infezione può diventare trasmissibile da persona a persona. Non va confusa con la peste suina, una malattia che colpisce gli animali e non è trasmissibile all’uomo.
Come avviene il contagio
Il serbatoio naturale della peste è costituito dai roditori selvatici e dalle loro pulci. L’uomo può infettarsi attraverso la puntura di una pulce infetta, mediante il contatto con tessuti o fluidi di animali infetti oppure per via respiratoria. La puntura di pulce rappresenta la modalità più classica della peste bubbonica. Il contatto con carcasse o animali malati può avvenire, ad esempio, durante attività di caccia o manipolazione di tessuti infetti.
La via respiratoria riguarda invece le goccioline emesse con la tosse da una persona affetta da peste polmonare. In uno scenario come quello di Irkutsk, rientrerebbe tra le ipotesi anche l’esposizione ad aerosol in un laboratorio. Il contagio richiede generalmente un contatto ravvicinato e prolungato con una persona sintomatica. Non si diffonde in modo silenzioso come altre infezioni respiratorie e proprio per questa ragione le quarantene mirate e il monitoraggio dei contatti possono essere efficaci. L’incubazione della forma polmonare è breve e dura normalmente da uno a quattro giorni.
Sintomi e gravità della malattia
L’esordio della peste polmonare può essere improvviso. I sintomi comprendono febbre alta, brividi, mal di testa e una marcata debolezza generale. La malattia può evolvere rapidamente in polmonite, con difficoltà respiratorie, dolore toracico e tosse. Quest’ultima può diventare produttiva, con la possibile presenza di espettorato sanguinolento.
In assenza di cure, l’evoluzione può essere fulminante. La forma polmonare non trattata può portare alla morte in un tempo compreso tra 18 e 24 ore dall’insorgenza dei sintomi. La letalità della peste polmonare non trattata è generalmente descritta come molto elevata, fino a raggiungere livelli prossimi al 100%. La rapidità della diagnosi e dell’intervento sanitario rappresenta dunque un elemento decisivo.
Antibiotici e isolamento
A differenza delle epidemie del passato, la peste oggi può essere curata con antibiotici, a condizione che la terapia venga avviata rapidamente. Il trattamento dovrebbe
iniziare idealmente entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi. Tra gli antibiotici utilizzati figurano streptomicina, gentamicina, doxiciclina e fluorochinoloni, come ciprofloxacina e levofloxacina. Nei casi più gravi può essere necessario associare il supporto respiratorio in terapia intensiva. Se trattata tempestivamente, la mortalità può scendere intorno al 10%. Il paziente deve essere isolato e il personale sanitario deve adottare precauzioni contro la trasmissione tramite goccioline respiratorie. Ai contatti stretti vengono generalmente somministrati antibiotici preventivi per alcuni giorni. Questa potrebbe essere la ragione delle misure di quarantena e sorveglianza adottate dalle autorità russe nei confronti delle persone entrate in contatto con la giovane ricercatrice.
Esistono inoltre vaccini sperimentali o impiegati in modo limitato, ma non strumenti vaccinali diffusi per la prevenzione di massa.
Dove la peste è ancora presente
La peste resta endemica in alcune aree rurali del Mondo, nonostante sia oggi curabile con antibiotici se riconosciuta per tempo. I focolai naturali sono presenti in Madagascar, nella Repubblica Democratica del Congo, in Perù, in Mongolia, in alcune zone dell’Asia centrale e della Siberia. Casi sporadici vengono registrati anche nel sud-ovest degli Stati Uniti. Rospotrebnadzor ha affermato che negli Stati Uniti si registrano in media sette casi di peste ogni anno, compresi quelli mortali. L’Agenzia russa ha richiamato anche un presunto primo caso letale del 2026 nella contea di Santa Fe, in New Mexico. Informazioni che restano al momento da verificare.
La presenza storica del batterio nella Regione siberiana non è comunque un elemento nuovo. Uno studio pubblicato a giugno ha indicato che popolazioni di cacciatori-raccoglitori attorno al lago Baikal sarebbero state colpite da epidemie mortali circa 5.500 anni fa.
In Europa rischio quasi nullo
Per chi vive in Italia e, più in generale, in Europa, il rischio viene considerato praticamente nullo. Il caso di Irkutsk riguarda infatti un contesto specifico, legato a un laboratorio specializzato e a contatti già sottoposti a monitoraggio. La possibile malattia, se confermata, è inoltre trattabile con antibiotici. Al momento non risultano indicazioni di una diffusione internazionale dell’infezione.
Resta però aperta la necessità di chiarire con precisione quanto accaduto alla ricercatrice russa. Il caso riporta al centro il tema della biosicurezza nei laboratori che trattano patogeni pericolosi e l’esigenza di informazioni complete, verificabili e tempestive.
Fiasha Van Dijk
Foto © IA, Virgilio, European Commission













