La Posidonia una pianta indispensabile per l’ecosistema marino

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Posidonia

Protegge il mare e fertilizza la terra anche se per molti è soltanto un residuo fastidioso e maleodorante sulle spiagge

La Posidonia non è un’alga, ma una vera e propria pianta del mar Mediterraneo con radici, fusto e foglie. La sua importanza ecologica è paragonabile a quella delle foreste tropicali e le sue praterie, note come posidonieti, ospitano circa un quarto delle specie marine mediterranee. Queste immense distese verdi sottomarine svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione del clima e nella protezione delle coste.

La sua presenza sulle spiagge genera spesso conflitti tra esigenze turistiche e tutela ambientale. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica sta trasformando quella che veniva considerata un rifiuto in una preziosa risorsa per l’agricoltura sostenibile. Conoscere, gestire e valorizzare questa risorsa verde del Mediterraneo è uno degli obiettivi per la sostenibilità ambientale dell’Italia.

La Posidonia è una pianta con fiori e semi che si è adattata alla vita subacquea. Cresce formando vaste praterie sui fondali sabbiosi o rocciosi, dalla superficie fino a circa 40 metri di profondità, dove la luce è ancora sufficiente per la fotosintesi. La sua crescita è estremamente lenta: i rizomi si allungano di appena 1-2 centimetri all’anno, il che rende le praterie una risorsa praticamente non rinnovabile su scala umana.

La “matte” una struttura preziosa presente sotto le praterie

Un aspetto fondamentale della biologia di questa pianta è la formazione della “matte“, una struttura sotterranea composta da rizomi, radici e sedimenti intrappolati che cresce verticalmente per compensare l’insabbiamento. La matte può raggiungere spessori di diversi metri e rappresenta un archivio storico del passato della prateria: quando la pianta muore, la matte persiste per secoli, testimoniando la presenza passata del posidonieto.

La matte è paragonabile a un terreno organico sottomarino costruito dalla pianta stessa nel corso di secoli o millenni. Non è roccia né semplice sabbia, ma un deposito biogenico. La sua compattezza deriva dall’intreccio fitto di radici e rizomi, i cui spazi vengono riempiti da sedimenti fini e detriti organici. La parte più superficiale ospita le piante vive, mentre gli strati profondi contengono materiale morto che, essendo scarsamente putrescibile, resta sul posto per lunghissimo tempo.

La matte cresce molto lentamente, circa un metro per secolo. In alcuni contesti, come le baie della Corsica, lo spessore può raggiungere diversi metri (fino a 8 metri documentati). Essa da un lato stabilizza il fondale mobile, dall’altro assorbe l’energia di onde e correnti, proteggendo la costa dall’erosione. Inoltre, quando la prateria muore, per cause naturali o antropiche, la struttura della matte può restare sul posto e può essere colonizzato da altre specie, soprattutto alghe, e può contribuire a formazioni rocciose in prossimità della costa.

Funzioni ecologiche

Le praterie di Posidonia forniscono servizi ecosistemici di valore inestimabile. Prima di tutto, sono responsabili di una produzione di ossigeno stimata in circa 14 litri per metro quadrato all’anno e costituiscono un’enorme area di incubazione per numerose specie ittiche di interesse commerciale. Inoltre, grazie alla loro capacità di intrappolare sedimenti e di attenuare l’energia del moto ondoso, proteggono le spiagge dall’erosione costiera.

Tuttavia, il ciclo vitale della pianta prevede che le foglie vecchie si stacchino e vengano trasportate dalle correnti fino a depositarsi sulle spiagge, formando accumuli chiamati “banquettes“. Queste strutture, se da un lato proteggono la costa dalle mareggiate e costituiscono una riserva di nutrienti per l’ecosistema delle dune, dall’altro rappresentano un problema per il turismo.

I cumuli, specialmente quando si mescolano a rifiuti o vanno incontro a processi di decomposizione, emanano odori sgradevoli e attirano insetti, rendendo alcune zone degli arenili impraticabili. Per questo motivo, molti comuni costieri rimuovono meccanicamente le banquettes durante la stagione estiva, spesso smaltendole in discarica.

La Posidonia come fertilizzante

Proprio la necessità di gestire i residui sulle spiagge ha spinto la comunità scientifica a cercare soluzioni alternative allo smaltimento. Una delle strade più promettenti è la valorizzazione agronomica della biomassa. Studi recenti hanno dimostrato che il compost ottenuto da residui di Posidonia, miscelati con scarti vegetali, può essere utilizzato con successo come fertilizzante organico per colture come pomodoro e lattuga.

I risultati hanno evidenziato che l’applicazione di compost a base di Posidonia alla dose di 20 Mg/ha (tonnellate/ettaro) produce effetti statisticamente simili alla fertilizzazione minerale tradizionale. Un progetto dell’Università di Alicante sta studiando come trasformare i resti di Posidonia in fertilizzanti sostenibili in grado di mitigare l’impatto del stress salino sul riso, una coltura particolarmente sensibile alla salinità dei suoli.

PosidoniaQueste ricerche non solo offrono una soluzione al problema dello smaltimento dei residui spiaggiati, ma aprono la strada a un modello di economia circolare in cui uno scarto costiero diventa una risorsa per un’agricoltura più sostenibile, riducendo la dipendenza da fertilizzanti sintetici e contribuendo alla tutela degli ecosistemi marini. Attualmente, la Posidonia è riconosciuta a livello europeo come specie protetta e i suoi habitat sono classificati come prioritari dalla Direttiva Habitat.

 

Nicola Sparvieri

Foto © FuturismoAsinara, Nautica.it, Fondazione Michelagnoli, ResearchGate

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