Da Venezia a Portogruaro arrivano 400 dispositivi per individuare alcune sostanze nelle bevande e informare i giovani sui rischi e sui soccorsi
Una bevanda lasciata incustodita per pochi secondi, un cocktail offerto da uno sconosciuto, una festa affollata o una serata in discoteca. Sono questi gli scenari in cui possono essere utilizzate le cosiddette “droghe dello stupro”, sostanze in grado di alterare rapidamente lo stato di coscienza della vittima e facilitare violenze sessuali, rapine o altri reati.
Il termine non identifica una singola droga. Comprende infatti numerose sostanze accomunate dalla capacità di provocare sedazione, perdita di memoria e incapacità di opporre resistenza, soprattutto quando vengono assunte insieme all’alcol. Molte di queste sostanze sono incolori o quasi, inodori, quasi insapori se sciolte nelle bevande, attive già a dosi molto basse e vengono eliminate rapidamente dall’organismo. Proprio quest’ultima caratteristica rende spesso difficile dimostrarne l’assunzione se gli esami vengono effettuati molte ore dopo i fatti. È una delle ragioni per cui la prevenzione, il riconoscimento tempestivo dei sintomi e la rapidità nell’attivare i soccorsi assumono un’importanza decisiva.
Che cosa sono
Con l’espressione “droghe dello stupro” si indicano sostanze che possono essere
somministrate all’insaputa di una persona, spesso all’interno di una bevanda, per ridurne la capacità di vigilanza, di giudizio e di reazione. Non si tratta, quindi, di una categoria chimica unica, ma di un insieme di molecole diverse che producono effetti simili sul sistema nervoso centrale. Queste sostanze possono favorire violenze sessuali, rapine o altri reati, perché riducono la possibilità della vittima di opporsi, di chiedere aiuto o di ricordare quanto accaduto. L’effetto può essere potenziato dalla presenza di alcol, che agisce anch’esso come depressore del sistema nervoso centrale.
Quali sono
Tra le principali sostanze rientra il GHB, un forte sedativo del sistema nervoso centrale, noto anche come ecstasy liquida o droga dello stupro. Viene usato illegalmente come stupefacente e a volte sciolto nelle bevande all’insaputa delle vittime. È probabilmente la sostanza più conosciuta in questo ambito. In medicina il GHB viene utilizzato in casi molto selezionati, ma illegalmente viene impiegato per i suoi effetti sedativi. A basse dosi può provocare rilassamento, euforia e disinibizione. A dosi maggiori, invece, può causare sonnolenza profonda, perdita della memoria, vomito e rallentamento della respirazione. L’effetto compare spesso entro 15–30 minuti dall’assunzione. È un lasso di tempo breve, che può rendere difficile per la persona accorgersi di ciò che sta accadendo e chiedere aiuto prima che i sintomi peggiorino.
Accanto al GHB esiste il GBL, un suo precursore. Una volta ingerito, viene trasformato rapidamente nell’organismo in GHB, con effetti molto simili. Anche in questo caso, il rischio aumenta quando la sostanza viene assunta insieme ad alcol o ad altri depressori del sistema nervoso centrale.
Un altro gruppo di sostanze coinvolte in questi fenomeni è quello delle benzodiazepine. Si tratta di farmaci che possono essere usati impropriamente e che provocano sedazione, riduzione dei riflessi, amnesia e perdita della capacità decisionale. In associazione con l’alcol possono diventare estremamente pericolose. La combinazione può amplificare la sedazione, ridurre ulteriormente la capacità di reagire e aumentare i rischi per la salute della persona che le ha assunto inconsapevolmente.
Vi è poi la ketamina, un anestetico utilizzato anche in ambito ospedaliero. Quando viene assunta illegalmente può provocare sensazione di distacco dal corpo, allucinazioni, incapacità di muoversi, perdita del controllo e amnesia. Anche in questo caso, gli effetti possono compromettere la capacità della vittima di comprendere la situazione, di opporre resistenza e di chiedere aiuto. Per questo motivo, la ketamina rientra tra le sostanze che possono essere impiegate nei reati predatori.
Nuove sostanze psicoattive
Negli ultimi anni stanno comparendo numerose nuove sostanze psicoattive, vendute sul web o nel mercato illegale. Molte sono poco conosciute e possono produrre effetti imprevedibili. Questa diffusione rende il fenomeno più difficile da monitorare e da contrastare. Le sostanze possono variare nella composizione, nella potenza e negli effetti, mentre la mancanza di informazioni consolidate aumenta l’incertezza sia per chi le assume sia per chi deve intervenire in caso di emergenza.
I superalcolici sono il principale alleato della droga dello stupro. L’alcol, da solo, è responsabile di moltissimi episodi di vulnerabilità. Quando è associato alle sostanze sedative, però, il rischio aumenta ulteriormente. L’abbinamento può favorire la perdita di coscienza, l’amnesia e la depressione della respirazione, fino ad aumentare il rischio di morte. Per questo motivo, molte vittime pensano semplicemente di aver bevuto troppo, ritardando così la richiesta di aiuto.
Ridurre il consumo di alcol può contribuire a diminuire la vulnerabilità, ma non elimina il rischio se una sostanza è aggiunta alla bevanda. Il ghiaccio, inoltre, non protegge: non è un metodo efficace per neutralizzare eventuali molecole presenti in un drink.
I sintomi da non sottovalutare
Bisogna sospettare qualcosa quando, dopo un solo drink o una modesta quantità di alcol, compaiono improvvisamente forte sonnolenza, difficoltà a parlare, vertigini, perdita
dell’equilibrio, vista doppia, nausea improvvisa, vomito, estrema debolezza, incapacità di utilizzare il cellulare, confusione mentale, comportamento insolito e perdita di memoria fino allo svenimento. Molte vittime raccontano di sentirsi «intrappolate nel proprio corpo», incapaci di reagire pur rendendosi conto di ciò che sta accadendo. È una condizione che può generare terrore e disorientamento, ma che richiede un intervento immediato da parte di persone presenti o del personale del locale. Queste sostanze deprimono il sistema nervoso centrale. In pratica, riducono la vigilanza, la memoria, la capacità di giudizio, la coordinazione motoria e i riflessi, oltre che la capacità di difendersi. È questo il motivo per cui sono utilizzate nei reati predatori.
La durata degli effetti dipende dalla sostanza assunta. In generale, gli effetti iniziano entro 10-30 minuti, raggiungono il massimo entro un’ora e possono durare da 2 fino a oltre 8 ore. L’amnesia può invece riguardare tutto il periodo dell’intossicazione. Questo significa che la persona può avere ricordi confusi o completamente assenti riguardo a quanto accaduto durante le ore successive all’assunzione della sostanza. Per questo motivo, anche in presenza di ricordi incompleti o frammentari, è importante non sottovalutare la situazione e rivolgersi ai servizi sanitari il prima possibile.
Chi è più a rischio
Le vittime possono essere ragazze e ragazzi, anche se i casi riguardano prevalentemente giovani donne. Nessuno, tuttavia, può considerarsi completamente al sicuro. I casi non avvengono soltanto nelle discoteche. Vengono segnalati anche nei pub, nei locali, nelle feste private, nei concerti, nei festival, nei villaggi turistici, nelle crociere e negli eventi universitari. La variabilità dei contesti dimostra che il rischio non è legato a un unico ambiente, ma può presentarsi ovunque vi siano bevande, spazi affollati e occasioni sociali in cui la attenzione personale può calare anche per pochi istanti.
Gli esperti consigliano di non perdere mai di vista il bicchiere, di ordinare personalmente la bevanda, di evitare contenitori già aperti e di non accettare drink preparati da sconosciuti. È inoltre consigliabile uscire sempre in gruppo, stabilire che nessuno torni a casa da solo, condividere la posizione con amici fidati e controllarsi a vicenda durante tutta la serata. Si tratta di accorgimenti semplici, ma potenzialmente determinanti. La presenza di persone fidate, la condivisione delle informazioni e la possibilità di intervenire rapidamente possono ridurre i tempi di reazione in caso di sospetto.
Negli ultimi anni sono comparsi diversi strumenti pensati per offrire una protezione aggiuntiva: coperchi in silicone, pellicole protettive, cannucce con filtro e test rapidi che cambiano colore. Questi dispositivi possono offrire un supporto, ma non sono infallibili. Alcune sostanze potrebbero non essere rilevate e nessun dispositivo sostituisce la prudenza. Per questo motivo, i copribicchieri e i test rapidi vanno considerati strumenti complementari alla prevenzione, e non una garanzia assoluta contro le adulterazioni delle bevande.
Cosa fare se si sospetta di essere stati drogati
Se si sospetta di essere stati drogati, è importante allontanarsi subito dalla persona sospetta, chiedere aiuto al personale del locale, chiamare un’amica o un familiare e recarsi immediatamente al Pronto Soccorso. È fondamentale spiegare ai medici il sospetto di una somministrazione involontaria di sostanze e richiedere gli esami tossicologici il prima possibile. Quando possibile, è inoltre consigliabile sporgere denuncia. In caso di sospetto su una bevanda, è importante non berla e allontanarsi dalla situazione di rischio, cercando il supporto di una persona fidata o del personale presente. Se compaiono improvvisamente sonnolenza intensa, confusione, difficoltà a coordinare i movimenti o altri sintomi insoliti, è opportuno chiedere immediatamente assistenza medica.
Se si teme di aver assunto una sostanza senza saperlo, non bisogna aspettare che i sintomi peggiorino. È possibile rivolgersi ai servizi di emergenza, chiamando il 112 in caso di pericolo immediato.
La rapidità è fondamentale. Alcune sostanze sono rilevabili nel sangue solo per poche ore, mentre nelle urine possono essere ricercate per un periodo leggermente più lungo. In casi selezionati possono essere eseguite analisi sui capelli, utili anche a distanza di settimane o mesi per ricostruire un’esposizione. Questi accertamenti possono quindi avere un ruolo importante quando il tempo trascorso dai fatti rende più difficile individuare le sostanze nel sangue o nelle urine. Se si sospetta una violenza sessuale, è consigliabile, se possibile, non fare la doccia, non lavare gli indumenti, conservare eventuali bicchieri o bottiglie e non cancellare messaggi o geolocalizzazioni del telefono.
È importante recarsi in un centro specializzato o in Pronto Soccorso il prima possibile, dove possono essere raccolte prove biologiche e avviati i percorsi di assistenza medica, psicologica e legale. Anche se i ricordi sono confusi o incompleti, ricevere assistenza sanitaria tempestiva resta fondamentale.
Il progetto dei braccialetti
Un bicchiere offerto durante una festa o una bevanda lasciata sul tavolo in discoteca. Basta un attimo di distrazione per assumere, inconsapevolmente, la droga dello stupro e diventare una preda. È da questa vulnerabilità che prende le mosse il progetto dei braccialetti pensati per individuare alcune sostanze utilizzate per stordire le vittime e renderle incapaci di difendersi. L’iniziativa, partita dalle farmacie del Veneziano, si prepara ora a entrare nelle scuole, con l’obiettivo di affiancare uno strumento pratico a un percorso più ampio di prevenzione. Saranno 400 i braccialetti distribuiti in un liceo di Portogruaro. Il progetto rappresenta l’evoluzione di una precedente campagna di sensibilizzazione avviata a marzo, in occasione della Festa della donna, quando nelle farmacie veneziane erano stati distribuiti gratuitamente 2.500 dispositivi.
L’interesse suscitato dall’iniziativa ha spinto gli organizzatori ad ampliare il raggio d’azione, portando il tema della prevenzione direttamente tra i giovani. L’obiettivo è raggiungere ragazze e ragazzi prima che si trovino ad affrontare situazioni potenzialmente pericolose, fornendo informazioni utili per riconoscere i rischi e sapere a chi rivolgersi in caso di bisogno.
Come funzionano
Il dispositivo integra una piccola area reattiva, simile a una cartina al tornasole, progettata per cambiare colore quando entra in contatto con determinate sostanze. Per effettuare il controllo, secondo le modalità previste per questi prodotti, è sufficiente utilizzare alcune gocce della bevanda e verificare l’eventuale variazione cromatica. Il principio è semplice: la reazione può segnalare la possibile presenza di alcune molecole stupefacenti, offrendo un’indicazione immediata senza dover ricorrere ad analisi di laboratorio.
I braccialetti, tuttavia, non individuano necessariamente tutte le sostanze utilizzabili per alterare lo stato di coscienza. Un risultato negativo, inoltre, non garantisce che la bevanda sia sicura. La capacità di rilevazione dipende dalle sostanze per cui il dispositivo è stato progettato, dalla concentrazione e dalle condizioni di utilizzo. Per questo motivo, il braccialetto va considerato un possibile strumento di supporto alla prevenzione, non una garanzia assoluta contro le adulterazioni delle bevande. La distribuzione dei braccialetti sarà accompagnata da attività dedicate alla violenza di genere, ai rischi legati all’assunzione di sostanze stupefacenti e ai servizi disponibili per chiedere aiuto.
La ricerca
La ricerca sta sviluppando sensori portatili capaci di identificare alcune sostanze in pochi secondi, bicchieri intelligenti con indicatori chimici, nuovi metodi di analisi tossicologica sempre più sensibili e protocolli ospedalieri per una diagnosi più rapida e accurata. Parallelamente, molti locali stanno formando il personale per riconoscere i segni di un’intossicazione sospetta e intervenire tempestivamente. Il coinvolgimento di chi lavora nei luoghi della vita notturna può quindi diventare un elemento importante nella catena di protezione.
Non bisogna cadere nella trappola della vittimizzazione secondaria: la responsabilità di un’aggressione è sempre dell’aggressore, mai della vittima.
Conoscere queste sostanze, riconoscere i segnali di allarme e chiedere aiuto senza esitazione può fare la differenza. La prevenzione passa anche dall’informazione, dalla solidarietà tra amici e dalla rapidità con cui si attivano i soccorsi e gli accertamenti medici.
Ginevra Larosa
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