Dal 1991 il patriarca orienta l’Ortodossia tra tutela ambientale, rapporti con Roma, sfide ucraine e presenza internazionale del Fanar
Il lungo patriarcato di Bartolomeo, alla guida del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli dal 1991, rappresenta una pagina di particolare rilievo nella storia ecclesiastica, spirituale e internazionale dell’Ortodossia contemporanea. Trentacinque anni segnati da profonde trasformazioni geopolitiche, tensioni tra le Chiese, nuove sfide ambientali e dalla costante ricerca di un equilibrio tra la conservazione della tradizione e le esigenze di un mondo in continua evoluzione.
La durata di un patriarcato, tuttavia, non costituisce di per sé una misura della sua importanza storica. A determinare il significato sono soprattutto il modo in cui affronta le crisi del proprio tempo, il dialogo con le altre realtà religiose e politiche, la tutela dell’eredità dei predecessori e la capacità di preparare il futuro delle generazioni successive. È in questa prospettiva che si colloca il trentacinquesimo anniversario dell’elezione di Bartolomeo, allora metropolita di Calcedonia, al Trono patriarcale, nell’ottobre del 1991. Un periodo particolarmente significativo, che nessuno dei suoi predecessori era riuscito a raggiungere nella storia del Patriarcato ecumenico.
Nuova responsabilità
Quando Bartolomeo fu eletto, il Mondo attraversava una fase di profonda trasformazione. La fine del sistema bipolare, la nascita di nuovi Stati, il riemergere delle rivalità nazionali e religiose e il mutamento degli equilibri internazionali imponevano nuove responsabilità anche alle istituzioni ecclesiastiche. Il Patriarcato ecumenico si trovava di fronte alla necessità di rafforzare la propria presenza in uno scenario sempre più complesso, andando oltre i limiti imposti dalle circostanze storiche che per lungo tempo ne avevano condizionato l’attività.
Bartolomeo raccolse l’eredità dei suoi predecessori, i patriarchi Atenagora e Demetrio, che avevano accompagnato il Patriarcato all’ingresso nell’età moderna, ciascuno secondo il proprio stile e la propria visione. Il nuovo patriarca si impegnò a proseguire quel percorso, attribuendo particolare importanza al dialogo internazionale, alla cooperazione tra le Chiese e alla capacità dell’istituzione di rispondere alle grandi questioni della contemporaneità.
L’ecologia come responsabilità teologica
Uno degli ambiti nei quali Bartolomeo ha lasciato un’impronta riconoscibile è quello della tutela ambientale. Molto prima che la crisi climatica diventasse una priorità del dibattito pubblico internazionale, il patriarca aveva collegato la sensibilità ecologica alla teologia della creazione, alla vita liturgica e alla responsabilità morale dell’uomo nei confronti del mondo naturale.
La difesa dell’ambiente è stata così presentata non soltanto come una questione tecnica, economica o politica, ma anche come un problema profondamente spirituale. La distruzione della natura, in questa prospettiva, riguarda il rapporto dell’essere umano con il creato e investe direttamente la responsabilità cristiana. Un’impostazione che ha contribuito a portare la voce del Patriarcato ecumenico nel confronto internazionale sulla sostenibilità e sulla necessità di un rapporto più consapevole con l’ambiente.
L’unità ortodossa
Sul piano ecclesiastico, uno degli obiettivi centrali del patriarcato di Bartolomeo è stato il rafforzamento dei rapporti tra le Chiese ortodosse locali. Questo impegno ha trovato una delle sue espressioni più significative nella convocazione del Concilio panortodosso, svoltosi nel giugno del 2016, considerato un momento di particolare rilievo nella storia dell’Ortodossia moderna.
Il percorso verso l’unità, tuttavia, ha incontrato difficoltà considerevoli, soprattutto nell’ultimo decennio. La decisione del Patriarcato ecumenico di concedere l’autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina nel 2019 ha provocato una profonda frattura con il Patriarcato di Mosca, aggravando le divisioni all’interno del mondo ortodosso. Una vicenda che continua a pesare sui rapporti inter ecclesiali e dimostra quanto sia complesso conciliare le diverse sensibilità e posizioni delle Chiese locali.
Negli ultimi tempi, tuttavia, alcuni segnali hanno alimentato nuove aspettative di dialogo. Le visite al Fanar e a Imbros del patriarca di Bulgaria, del patriarca di Romania e dell’arcivescovo Giovanni d’Albania, insieme all’invito rivolto da Bartolomeo ai primati degli antichi Patriarcati per la festa del Trono del 30 novembre, indicano una rinnovata attività nei rapporti tra le Chiese ortodosse. In questo quadro si inserisce anche la recente visita di Bartolomeo alla Chiesa di Bulgaria, su invito del patriarca Daniele. In quell’occasione, il patriarca ecumenico ha presieduto una concelebrazione patriarcale per il 1080° anniversario della fondazione del monastero di Rila, uno dei luoghi più venerati della tradizione spirituale bulgara.
Dialogo tra le Chiese
Parallelamente, Bartolomeo ha mantenuto vivo il dialogo con la Chiesa cattolica romana, le altre confessioni cristiane e le religioni non cristiane. Gli incontri con i pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV si inseriscono in un percorso di avvicinamento fondato sulla memoria storica, sulla ricerca di valori condivisi e sulla volontà di superare le divisioni. In un mondo attraversato da conflitti e instabilità, questi rapporti rappresentano anche un esempio di comunicazione tra leader religiosi appartenenti a tradizioni differenti.
Il Fanar, custode della memoria storica
Per la comunità ortodossa di Costantinopoli, il patriarca Bartolomeo rappresenta anche un punto di riferimento pastorale e spirituale. La sua attenzione è rivolta al piccolo gregge ortodosso della città, composto non soltanto dalla comunità greca dei Rum, ma negli ultimi anni anche da fedeli ucraini, rumeni e russi. Per rispondere alle loro esigenze religiose, il Patriarcato ha messo a disposizione, attraverso l’impegno personale del patriarca, chiese storiche nella Regione più ampia di Costantinopoli.
La conservazione della memoria costituisce un altro elemento importante del suo ministero. Le celebrazioni liturgiche e le visite patriarcali in luoghi storici della Tracia orientale, dell’Asia Minore e del Ponto testimoniano la volontà di mantenere vivo il legame con territori profondamente radicati nella storia dell’Ortodossia. Soumela, Kyzikos, Peramos, Licia, Silivria e Triglia figurano tra i luoghi nei quali, con le necessarie autorizzazioni delle autorità turche, tornano a risuonare i canti sacri della tradizione ortodossa. Questi appuntamenti assumono un valore che va oltre la dimensione liturgica: rappresentano occasioni per preservare una memoria storica e religiosa che continua a essere parte integrante dell’identità del Patriarcato.
Restano tuttavia aperte questioni importanti, a cominciare dal riconoscimento giuridico e dai diritti di proprietà del Patriarcato ecumenico. A queste si aggiunge la vicenda della Scuola teologica di Halki, la cui riapertura continua a essere una questione di particolare rilevanza per la formazione del clero ortodosso e per la continuità istituzionale del Fanar. Nonostante i segnali di ottimismo emersi nell’ultimo anno, il dossier rimane ancora irrisolto.
Il Patriarcato sulla scena internazionale
Nel corso dei suoi trentacinque anni di ministero, Bartolomeo ha incontrato generazioni di leader politici e assistito a profondi cambiamenti del sistema internazionale, attraversato da tensioni, crisi e trasformazioni. La sua attività pubblica ha progressivamente superato i confini della comunità ortodossa, coinvolgendo capi di Stato, organizzazioni internazionali, rappresentanti religiosi e personalità del mondo scientifico e culturale. Questa presenza ha contribuito a mantenere il Patriarcato ecumenico al centro di interlocuzioni internazionali, valorizzando la tradizione spirituale e la capacità di promuovere il dialogo. Il Fanar ha così cercato di conservare la propria rilevanza senza rinunciare alla sua identità ecclesiastica, attraverso iniziative che collegano la dimensione religiosa alle grandi questioni della società contemporanea.
Un anniversario che guarda al futuro
Una valutazione storica richiede il riconoscimento dei risultati raggiunti, ma anche la comprensione delle circostanze nelle quali sono maturate le decisioni più importanti. È in questa prospettiva che il trentacinquesimo anniversario dell’elezione di Bartolomeo acquista il suo significato più profondo. Dopo oltre tre decenni, il Patriarcato ecumenico continua a essere una presenza nel panorama internazionale, mantenendo la propria identità spirituale e cercando di rispondere alle sfide del presente. Un equilibrio che non si costruisce soltanto attraverso dichiarazioni solenni, ma attraverso la continuità istituzionale, la responsabilità pastorale e la disponibilità al confronto.
La valutazione definitiva del patriarcato di Bartolomeo appartiene ancora alla storia, che non ha concluso il proprio giudizio sul suo percorso. È tuttavia evidente che questi trentacinque anni sono stati caratterizzati dalla volontà di mantenere il Fanar attivo e presente in un mondo in costante cambiamento, tra la difesa della tradizione, la ricerca dell’unità ortodossa e l’apertura al dialogo internazionale. L’anniversario, dunque, non rappresenta soltanto l’occasione per ripercorrere un lungo ministero, ma anche un momento per riflettere sulle responsabilità future del Patriarcato ecumenico. La sua eredità si misura non esclusivamente nella durata del servizio di Bartolomeo, ma nella capacità dell’istituzione di preservare la propria missione, affrontare le divisioni e continuare a offrire un messaggio di dialogo, responsabilità e speranza.
George Labrinopoulos
Foto © Terresanta.net, Wikipedia, Euronews, Vatican News













