Unione europea, a rischio stop scambi intelligence con Usa

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Donald Trump ammette, «ho dato informazioni ai russi, è mio diritto». Bufera dopo le rivelazioni del Washington Post. Spiazzati entourage e alleati

17 maggio 2017 | di | Attualità - Mondo - Politica

Tutto ci si può aspettare da Donald Trump, ma che si crei un’incontrollata reazione fra Paesi amici (e non) sulla sua “lingua lunga” proprio no… Una situazione al limite, come ciò che uscì fuori negli ultimi giorni di campagna elettorale, sul modo del tycoon di approcciarsi alle donne quando un uomo ha il potere. Ecco, a preoccupare di più gli alleati europei è proprio l’instabilità umorale (o testosteronale? Umorale è troppo femminile, ndr) dell’uomo più importante d’America che continua ad affidarsi al suo istinto (come per i tweet) ma che a lungo (o breve?) andare potrebbe mettere a rischio il vitale scambio di informazioni d’intelligence tra le due sponde dell’Atlantico.

Mentre negli Usa divampa il dibattito sulla gravità delle rivelazioni fatte dal presidente al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov sul piano dell’Isis di trasformare in bombe i tablet e gli altri device elettronici, che finora è stato possibile imbarcare nei viaggi aerei, in Europa non manca chi ipotizza che l’inaffidabilità di Trump possa ostacolare la già non facile collaborazione tra 007. O chissà, magari invece permettere di superare questo periodo di ulteriore diffidenza e clima di “guerra fredda” tra Stati Uniti e Russia. O tra States e Corea del Nord…

Il direttore dell’Intelligence Usa James Clapper (a destra) parla con l’ex presidente Barack Obama nello Studio Ovale, con John Brennan e altri colleghi della sicurezza nazionale. (Foto credit: ufficio del direttore dell’Intelligence nazionale)

Fonti del servizio diplomatico europeo sostengono che «l’Ue condivide l’intelligence con gli Usa e continuerà a farlo» e che «gli Stati Uniti condivideranno con noi qualsiasi cosa pensano di dover condividere, così come se noi avremo bisogno di qualche informazione la chiederemo e probabilmente avremo risposte positive, come succede tra alleati». Ma un alto funzionario di un servizio segreto europeo ha riferito alla Associated Press, con il patto di non rivelare la nazionalità, che il suo Paese potrebbe smettere di scambiare informazioni con gli States perché «potrebbe essere pericoloso per le nostre fonti».

Il presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’intelligence del Bundestag tedesco, il socialdemocratico Burkhard Lischka, in una nota ha dichiarato che «sarebbe molto inquietante» se fosse confermato l’episodio rivelato dallo scoop del Washington Post. Trump, ha sottolineato il parlamentare, «ha accesso a informazioni sensibili ed esclusive in tema di lotta al terrorismo». Quindi, se il presidente americano «passa informazioni ad altri Paesi come gli pare, allora diventa un rischio per la sicurezza di tutto il mondo occidentale».

Chiaramente, è facilmente immaginabile che il tema sarà affrontato anche nei colloqui a margine del vertice straordinario della Nato, in programma il prossimo 25 maggio a Bruxelles, dove emergerà inevitabilmente l’inquietudine dei Paesi dell’Est, ipersensibili ad ogni concessione alla Russia. In quell’occasione Trump ribadirà la richiesta agli europei di alzare il livello di spesa militare, ma sul tavolo ci sarà anche il potenziamento dell’azione dell’Alleanza in chiave anti-terrorismo. Che si fonda appunto sullo scambio di informazioni.

Ma Donald Trump “acchiappa il toro per le corna” e affronta il cerchio di fuoco delle polemiche sollevato dallo scoop del Wp rivendicando il suo “diritto assolutodi condividere con i russi informazioni utili a combattere il terrorismo. E dirotta l’attenzione contro le «talpe» dell’intelligence, che aveva chiesto di stanare al capo dell’Fbi James Comey, anche se per ironia della sorte ora tocca a lui rivestire involontariamente i panni della “gola profonda”.

«Come presidente volevo condividere con la Russia (in un incontro alla Casa Bianca programmato pubblicamente), cosa che ho il diritto assoluto di fare, fatti relativi al terrorismo e alla sicurezza del volo aereo. Ragioni umanitarie, inoltre voglio che la Russia rafforzi notevolmente la sua lotta contro l’Isis e il terrorismo», ha twittato – come sempre – di buon mattino. «Fatti», scrive senza mai confermare che si trattava di una notizia classificata fornita da un governo alleato: quella relativa ad un presunto piano terroristico dell’Isis per usare come bombe nelle cabine degli aerei i laptop, che gli Usa hanno già vietato nei voli da otto Paesi musulmani e che ora potrebbero proibire anche su quelli provenienti dall’Europa.

I cinguettii suonano, stavolta, però come un’ammissione dagli effetti clamorosi e potenzialmente devastanti, spiazzando il suo entourage (come già accaduto in passato, tanto che gli era stato consigliato di “staccarsene” per un po’), e rischiando di minare la fiducia non solo della fonte di intelligence alleata (individuata dal New York Times in Israele, seconda tappa del suo primo viaggio all’estero) ma anche quella di molti alleati europei.

Lo stesso senatore John McCain, candidato dei repubblicani contro Obama alle presidenziali 2008, ha riconosciuto che le azioni di Trump mandano «un segnale preoccupante agli alleati e partner americani americani nel mondo e potrebbero ostacolare la condivisione dell’intelligence con noi in futuro». Una questione che rischia di emergere, come suddetto, al prossimo vertice Nato. Ma i primi ad essere stati presi in contropiede sono stati il suo consigliere per la sicurezza nazionale H.R. Mcmaster, la sua vice Dina Powell e il ministro degli Esteri Rex Tillerson, che lunedì sera si erano affrettati a liquidare l’articolo del Wp come “falso” negando che Trump avesse discusso con i russi «fonti o metodi d’intelligence» o «operazioni militari che non fossero già note pubblicamente». Non rispondendo però alle domande avevano infuocato le polemiche, tanto che il Wp aveva risposto per le rime alla Casa Bianca osservando che non aveva smentito nulla del suo servizio, confermato poi da ulteriori fonti – sempre anonime – ad altri media.

McMaster è stato così costretto a programmare un briefing con la stampa per correggere il tiro. A suo avviso Trump ha avuto un comportamentototalmente appropriato” con i russi, condividendo informazioni che ritiene possano migliorare la sicurezza nazionale, con l’obiettivo di incoraggiare la cooperazione nella lotta all’Isis. Il presidente «non era a conoscenza della fonte di intelligence e non l’ha compromessa», ha sottolineato, aggiungendo di non temere lo stop della condivisione di informazioni top secret.

Gli esperti, invece, sono divisi sulla legittimità – da parte di Trump – di rivelare informazioni classificate con il ministro degli Esteri russo ma il Nyt, uno dei giornali più critici nei suoi confronti, riconosce che il presidente ha il potere e l’autorità legale per declassificare o rivelare qualsiasi cosa. Resta però, alla fine, una montagna di critiche. Innanzitutto per aver infranto una prassi consolidata nella comunità dell’intelligence, condividendo un’informazione ricevuta da un partner senza chiederne l’autorizzazione, minando così la sua fiducia e, a catena, quella di altri alleati. La seconda è averla passata a quei russi con cui gli Usa vogliono cooperare in Siria ma con una agenda diversa, consentendo loro di identificare e mettere fuori gioco la fonte (di cui Trump avrebbe rivelato la città). E aumentando i sospetti direlazioni pericolosenel pieno del Russia-gate.

La rivelazione di Trump lo espone inoltre alle accuse di doppi standard, soprattutto dei democratici, dopo aver criticato Hillary Clinton per la sua gestione delle informazioni classificate nell’Email-gate. E suscita i malumori anche del suo partito, timoroso che i continui scandali della Casa Bianca e l’interrogativo sull’idoneità del presidente compromettano l’agenda dei lavori e dei prossimi passaggi al Congresso.

 

Keiko Jiménez

Foto © Global Research

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