Alla vigilia delle elezioni le sei priorità che il presidente uscente aveva posto all’inizio del suo mandato sono state raggiunte?
Attraversando le difficoltà della pandemia e dei nuovi conflitti in Europa e in Medio Oriente, il programma di Ursula von der Leyen prevedeva sei priorità.
- Lancio di un Green Deal europeo;
- promozione di una economia al servizio delle persone;
- transizione all’era digitale;
- protezione dei cittadini e flussi migratori;
- rafforzamento della leadership europea nel Mondo;
- rilancio della democrazia europea.
Il Green Deal europeo
Nei suoi dati essenziali il Green Deal stabilisce un impatto climatico zero entro il 2050. Pone l’obiettivo di avere il 55% in meno di emissioni di gas serra entro il 2030 e di piantare 3 miliardi di nuovi alberi nell’Ue entro il 2030. In sostanza mira a una crescita economica sostenibile non basata sullo sfruttamento delle risorse e che, nello stesso tempo, crei occupazione e riduca le disuguaglianze sociali.
Economia al servizio dei cittadini dopo la pandemia
Stanziati 800 miliardi di euro nel mega piano Next Generation EU. Creati circa 6 milioni di nuovi occupati nell’Ue che, entro il 2030, dovrebbero seguire ogni anno un corso di formazione. Next Generation EU costituisce il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato in Europa. L’obiettivo è un’Unione europea più ecologica, digitale e resiliente.
Transizione digitale
Prelevando 250 miliardi di euro sempre da Next Generation EU, sostenere la digitalizzazione e investire nelle politiche sui semiconduttori fino al 2030. Entro la stessa data l’80% della popolazione dell’Ue avrà competenze digitali di base.
Protezione dei cittadini e flussi migratori
Tra i provvedimenti relativi sono stati stanziati 4 miliardi di euro per attuare il piano europeo di lotta contro il cancro. Migliorato, a livello dell’Ue, l’accesso e lo scambio dei dati sanitari. A livello della mobilità intercomunitaria, 3,5 milioni di persone attraversano ogni giorno le frontiere tra i Paesi Schengen. Nuovo approccio ai flussi migratori con frontiere sicure, modernizzazione del sistema di asilo dell’Ue e la collaborazione con i Paesi partner.
Rafforzamento della leadership europea nel Mondo
Il programma von der Leyen persegue una politica estera basata su aiuti allo sviluppo e alla costruzione di un sistema integrato di difesa europeo. Sono stati stanziati 300 miliardi di euro per la strategia Global Gateway, alternativa alla nuova via della seta, fino al 2027. Per il vaccino anti Covid-19 sono stati spesi 1,8 miliardi di euro e le dosi inviate a 165 Paesi. In relazione alla guerra in Ucraina erogati quasi 98 miliardi di euro. Questa cifra comprende 47,9 messi a disposizione per sostenere l’economia dell’Ucraina, 33,1 in assistenza militare e 17 per aiutare gli Stati membri a rispondere ai bisogni degli ucraini in fuga dalla guerra verso l’Ue.
Rilancio della democrazia europea
La difesa dei diritti umani, la protezione di una stampa libera e la tutela dello Stato di diritto. Pari opportunità tra donne e uomini, tra comunità rurali e urbane e giovani e anziani. Queste attività comprendono 49 proposte con circa 750.000 partecipanti. Su questi argomenti sono stati organizzati circa 6.500 eventi.
Qualche tentennamento in politica estera
La politica estera ha dovuto adattarsi a uno scenario internazionale in costante mutamento. Pochi anni sono bastati a disegnare un Mondo sostanzialmente diverso dallo scenario iniziale su cui la Commissione aveva progettato la propria azione. Le priorità di politica estera legate al commercio, al rafforzamento delle relazioni con i Balcani e alla normalizzazione di quelle con il Regno Unito sono passate in secondo piano rispetto a quelle generate dalla pandemia, dall’invasione russa dell’Ucraina e dal riaccendersi della conflittualità in Medio Oriente. A questi rapidi cambiamenti l’operato della Commissione è stato, a volte, altalenante e forse anche ambiguo. Sono sicuramente da rivedere i meccanismi decisionali, come suggerito anche dai recenti rapporti Letta e Draghi sui miglioramenti per la prossima gestione.
Inefficaci sanzioni alla Russia e debolezza nella guerra a Gaza e in Mar Rosso
La strategia delle sanzioni alla Russia, condivisa tra Ue e Usa, si è dimostrata inefficace nonostante 13 pacchetti approvati in successione. Anche nella crisi di Gaza l’Ue ha mantenuto un ruolo decisamente secondario rispetto a Stati Uniti e Cina, così come senza la capacità militare di Washington è difficile pensare che potrebbe far fronte agli attacchi ai traffici commerciali nel Mar Rosso nonostante l’Operazione Aspides. Con le ripetute crisi internazionali, sono emerse nuove priorità, quali il rafforzamento della difesa comune, anche attraverso l’incremento dei budget nazionali e il sostegno all’industria del settore.
Il Global Gateway alternativo alla nuova via della seta
Tra le priorità individuate a inizio mandato, è forse proprio l’affermazione dell’Ue come attore globale che ha riscosso un successo ambiguo, se non addirittura insufficiente. Il lancio del Global Gateway, che con 300 miliardi di euro allocati è il maggior programma di investimento globale dell’Unione, ha permesso a Bruxelles di presentarsi come partner di sviluppo strategico futuro oltre che come benevolo finanziatore di progetti di superamento degli svantaggi socioeconomici di aree e Paesi in difficoltà.
L’allargamento dell’Unione
Il dossier dell’allargamento si è improvvisamente spostato dai Balcani a Ucraina, Georgia e Moldavia, su cui i Paesi europei hanno alla fine saputo raggiungere un accordo superando le divisioni. Nel complesso la Commissione von der Leyen si è impegnata, nonostante i limiti di natura strutturale, alla gran parte delle crisi internazionali ma la limitazione ai poteri comprime tuttora fortemente il suo operato nei confronti degli altri attori internazionali.
Una spinta positiva all’economia dei Paesi membri
Il Next Generation EU che ha richiesto agli Stati membri di impiegare il 37% dei fondi della EU Recovery and Resilience Facility in investimenti per accelerare la transizione verso l’energia pulita è stato sicuramente positivo. Anche la scelta del nucleare tra gli investimenti green esemplifica bene l’adozione di un approccio pragmatico alla trasformazione sostenibile. Sul fronte dell’economia la Commissione può vantare la riduzione del tasso di disoccupazione fino al 5,9% del 2023, dal precedente 7% nel biennio 2020-2021. Le proiezioni di una incidenza dell’1,4% degli oltre 800 miliardi di euro investimenti del Next Generation EU sul Pil europeo fino al 2026 danno ragione su come la Commissione von der Leyen abbia lavorato per imprimere una spinta positiva all’economia europea.
Artificial Intelligence Act
Tra le iniziative principali emerge anche l’Artificial Intelligence Act, con cui l’Unione europea ha battuto sui tempi e per completezza normativa gli altri grandi attori globali a regolare un ambito che presenta insieme grandi potenzialità e rischi. La Commissione è intervenuta anche con il Digital Markets Act (DMA) a limitare lo strapotere dei sei “gatekeepers”, i colossi digitali globali (Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft). Su questo fronte, completano il quadro altri interventi tesi a fornire le infrastrutture di connettività veloce, che ad esempio hanno permesso a 8 europei su 10 oggi di avere accesso al 5G e ad assicurare la cybersecurity tanto dei prodotti in commercio nell’Ue quanto nei sistemi adottati dalle stesse istituzioni europee.
Il futuro dell’Unione nei rapporti Letta e Draghi
Sulle problematiche legate alla competitività europea la presidente ha assegnato mandato a Mario Draghi e a Enrico Letta per il mercato unico. Se Bruxelles ha certamente un ruolo internazionale più incisivo rispetto all’inizio del mandato, la relazione con gli Usa rimane squilibrata per una limitata autonomia europea, soprattutto militare, e quella con la Cina di dialogo, ma priva di risvolti concreti. È difficile immaginare un superamento di questa dinamica senza qualche forma di modifica istituzionale che consenta di passare anche a una Unione più decisionista e presente nello scacchiere geopolitico internazionale, e questo è un tema a cui potrà lavorare la prossima Commissione.
La ricandidatura di Ursula von der Leyen
Se il ruolo geopolitico della Commissione in politica estera è ancora in costruzione e necessita una decisa spinta al miglioramento, sul fronte interno i progressi degli ultimi cinque anni sono indubbi, e quella guidata da von der Leyen è probabilmente la Commissione più politica della storia dell’Unione. Non è un caso che sia la prima presidente della Commissione a ricandidarsi, imprimendo un cambiamento anche in questo, cioè evolvendo verso i grandi sistemi democratici, come quello americano, con cui è associata anche nell’evento elettorale.
Nicola Sparvieri
Foto © The European Times, Europa Today, Il Foglio, Eurobull.it, Eunews, Osservatorio Balcani Caucaso













