Prima dell’invasione mediatica di Covid e della guerra in Ucraina
È noto che il mondo dei media fagocita le notizie, come il dio Saturno i propri figli, nel giro di poco tempo. Ciò che sembravano temi destinati a durare per anni si riducono, passato l’interesse, ad apparizione sempre più brevi. Per poi scomparire nel nulla come la classica meteora.
Tutti ricordiamo l’abbuffata quotidiana per mesi e mesi della pandemia da Covid. Poi, improvvisamente, tutto scompare come per miracolo, ma non certo il problema. E appare all’orizzonte dei nostri canali d’informazione la guerra in Ucraina anch’essa h24.
Altre lenzuolate nei giornali per raccontare giorno per giorno, anzi ora per ora, tutto il dramma di questa invasione aprendo un dibattito planetario senza fine su Putin sì, Putin no.
Qualcuno ricorda ancora che appena due anni fa esisteva un problema chiamato ambiente?
Dov’è finita la mitica Greta Thumberg e i suoi scioperi del venerdì per sensibilizzare i potenti del Mondo della crisi ecologica che ci avrebbe attanagliati di qui a pochi decenni? Ricevuta con tutti gli onori da capi di Stato, punto di riferimento per ogni iniziativa mondiale sull’ambiente, era colei che dava giudizi inappellabili su chi meritava di essere considerato ambientalista e chi no.
Ma adesso il nulla, tutto è scomparso
L’ambiente non tira più, come si dice in gergo giornalistico, ma, purtroppo, è un tema irrinunciabile perché ne va della nostra vita e i dati, nonostante il Covid o la guerra in Ucraina che sia, continuano a essere allarmanti, tanto che alcuni scienziati indicano la nostra era assai vicino a quella del Pliocene, era geologica distante dai noi almeno due o tre milioni di anni.
In quell’epoca il Mondo era più caldo di almeno 3/4 gradi e i mari più alti di 15/20 metri. Insomma se avessimo avuto una carta geografica del tempo difficilmente avremmo distinto le attuali terre emerse e, tanto per fare un esempio su quel periodo, l’Antartide era coperto di alberi e praterie con una temperatura assai mite.
Un Mondo, però, che vedeva anche lo sconvolgimento di grandi vulcani e di spostamenti giganteschi sulla nostra crosta terrestre.
Ma ciò che ci sta accomunando a quell’epoca così distante e turbolenta, non è tanto il livello dei mari o i poli terrestri pieni di verde, quanto il livello eccezionale di anidrite carbonica (Co2) pari a ben 410 particelle per milione. Una cifra mai raggiunta negli altri milioni di anni dalla Terra in un Mondo, ricordiamolo, dove ancora non esisteva neanche lontanamente la presenza umana.
Ebbene, la nostra generazione si sta avvicinando a quei livelli con enorme impegno e addirittura in brevissimo tempo.
Sarà bene allora spiegare come sono stai ottenuti dati così allarmanti
I ricercatori del Potsdam (Germania) dell’Institute for Climate Impact Research, hanno potuto verificare tutto questo estraendo, già un anno fa, ghiaccio con diversi carotaggi nel Polo Sud. È stato come sfogliare un libro di storia, tutto era conservato perfettamente dal freddo tra cui anche minuscole particelle di gas del passato che hanno attestato la carica di anidrite carbonica in quel tempo. Se continuiamo con questo ritmo, fra pochi decenni l’Antartide, affermano già molti scienziati, perderà il suo manto bianco per colorarsi di grigio.
Non è una bella situazione, ma i dati della ricerca sono assai chiari
Da quando sono iniziate le misurazioni scientifiche del problema, nel 1958, i valori erano intorno ai 315 particelle per milione. Cinquant’anni dopo, nel 2013, i valori erano saliti a 400 con l’aumento della temperatura di un grado. Ma, secondo altri recenti studi della Nasa, nel 2040 avremo raggiunto un valore pari a 450.
Ed ecco spiegato il legame virtuale con il Pliocene con la differenza che fra poco ne avremo superato i valori di particelle di anidrite carbonica.
Niente male come progresso. Peccato solo che in questo modo ci stiamo suicidando, tanto da far dire agli studiosi che il limite di 2 gradi massimi di riscaldamento, previsto dai famosi accordi di Parigi, verranno addirittura superati tra breve e anche abbondantemente con i mari che si alzeranno di almeno 50 centimetri già alla fine di questo secolo.
Acceleratore al massimo
The National Oceanic and Atmospheric Administration, l’ente americano incaricato di monitorare il clima, ha affermato che la velocità di accumulo di gas serra è di 100 volte superiore rispetto alla fine dell’ultima era glaciale, fra 11mila e 17mila anni fa.
Sfortunatamente non ne siamo sicuri, ma stiamo correndo velocemente verso una china di non ritorno. In proposito ricordiamo, tanto per avere un po’ di speranza, che proprio l’uomo nella sua storia millenaria ha saputo risolvere situazioni tremende pur con sforzi tremendi. Auspichiamo allora che ciò accada anche questa volta, sempre se ancora vogliamo vivere su questo Pianeta.
Intanto l’immensa quantità di denaro da investire per l’innovazione tecnologica e, dunque, per una vera green economy sicuramente dovranno essere rivisti a causa della guerra in Ucraina. Questo perché ci siamo accorti di essere ancora troppo fragili e dipendenti dalle risorse minerarie che tanto inquinano il Pianeta. Quindi se non vogliamo rimanere al buio e al freddo dobbiamo rivedere tutto il progetto. Occorre una nuova visione dell’economa ambientale e mondiale cominciando dall’estrazione. Non ultimo il ritorno addirittura del famigerato fracking con la fratturazione della roccia per estrarre idrocarburi. Causa della distruzione, in breve, della crosta terrestre e l’inquinamento delle falde acquifere. Roba da far morire di crepacuore la sempre giovane Greta.
Comunque, la speranza è sempre l’ultima a morire.
Antonello Cannarozzo
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