Le vincerà chi saprà coinvolgere i più anziani, perché si dà per scontato che i giovani non votano, poiché i partiti non si occupano di loro
Il 25 settembre l’Italia andrà al voto. Dunque elezioni anticipate.
Lo ha deciso il presidente della Repubblica quando ha sciolto le Camere e ha posto fine a questa legislatura che ha visto tre Governi e tre crisi di Governo, di cui due estive.
Ma forse la cosa che mi lascia più sgomento sono le dichiarazioni che salutano questa legislatura: Berlusconi che dice che Draghi era stanco, Di Maio che se la prende con i sostenitori di Putin e difende l’agenda di Draghi.
Ma quelle che più mi hanno infastidito sono state dette da Letta: gli elettori saranno più saggi degli eletti.
Letta, sembra dimenticare che gli eletti rappresentano gli elettori che li hanno, appunto, scelti. E non mi sembra che si accaduto qualcosa che ci faccia pensare che gli elettori siano cambiati.
È vero, c’è stata una pandemia, siamo in piena crisi energetica e climatica. L’inflazione è tronata a volare, ma non in Italia, nel Mondo. C’è una guerra alle porte dell’Europa che ha e avrà ripercussione sulla vita di tutti noi.
Ma non credo che gli elettori abbiano cambiato orientamento politico in questi ultimi anni. Al massimo possono decidere di restare a casa, o, confidando in un prolungamento dell’estate, di andare al mare.
Del resto, quelli a cui piaceva Berlusconi per le sue idee liberali sono già a casa da un paio di elezioni, gli altri, quelli più sovranisti hanno già scelto Salvini o Meloni.
Stessa cosa dicasi per gli elettori moderati del centro sinistra. Quelli delusi dalla deriva renziana hanno optato per i 5stelle o per l’astensione.
Questa nuova crisi, di cui, a parte chi l’ha voluta, nessuno ha capito la necessità, aumenterà il numero degli astenuti. Di coloro che sono stufi di fare scelte sulla base di programmi che poi non vengono rispettati, o che vengono rispettati per realizzare soluzioni come il reddito di cittadinanza che non sono state in grado di risolvere i problemi per cui erano stati creati. Molti elettori sono stufi di una classe dirigente impreparata, inadeguata. E per questo restano a casa. Decidono di non scegliere, lasciando che siano altri a scegliere per loro.
I giovani, in particolare, non credono che i partiti siano in grado di risolvere i loro problemi, del resto non hanno mai avuto risposte alle loro esigenze.
In questo modo prevarranno i partiti che sapranno convincere maggiormente i pensionati, le generazioni più mature. Quelle dei lavoratori dipendenti.
Bisogno di sicurezza, economica e sociale. Cinque anni fa i 5stelle vinsero col reddito di cittadinanza, la Lega con la proposta di quota 100. Oltre che sulla paure dell’invasione di immigrati, argomento ormai lontano dai radar della politica.
Non cambierà molto, perché non sono cambiati gli elettori. Sono gli stessi, più o meno, che hanno votato 5 anni fa. Si sono aggiunti un po’ di giovani, mentre altri non potranno votare perché passati a miglior vita.
I giovani, normalmente e come già detto, tendono a non votare. Quindi diminuirà ancora la percentuale di elettori.
E questo è la prima sconfitta di una democrazia. Ma è una vittoria dei partiti.
La democrazia dovrebbe incentivare la partecipazione, mentre i partiti fanno di tutto per allontanarli. Un numero maggiore di elettori rende più incerto l’esito delle elezioni, significa aumentare il numero delle persone da soddisfare o da deludere.
Proprio per questo ci vorrebbe una grande partecipazione di giovani, dei Millennials e della Generazione Z.
Dovrebbero scendere in piazza, come fecero i giovani cinesi in piazza Tienanmen per chiedere ai parti di guardarli, di preoccuparsi di loro.
Lo sanno, i seicento che saranno eletti, che loro non hanno un futuro sicuro? Non sapranno che lavoro faranno. Sono costretti a fare un’università per ottenere un lavoro precario a vita. Non andranno in pensione. A loro non interessano gli incentivi sulle automobili, perché, sono la generazione di blabla car, di flexbus. A loro non serve una automobile a testa. Forse per questo non piacciano alle lobby economiche.
Il loro lavoro è retribuito in modo iniquo. Non sono pagati ad ore, perché se si dividesse il loro compenso per le ore che svolgono saremmo allo sfruttamento puro.
Non hanno diritti, alla faccia di chi ha difeso l’articolo 18, senza capire che la platea di coloro che ne sarebbero tutelati sarebbe diminuita, e che sarebbe stato opportuno iniziare a pensare ad un nuovo welfare per le società dei lavori digitali, dello smartwoking.
In più gli stiamo distruggendo il loro Mondo.
L’estate che stiamo vivendo è la dimostrazione di questo. A loro della crisi di Governo non interessa nulla. Interessa la crisi climatica, quella energetica. Hanno paura del futuro che gli stiamo preparando.
E le generazioni che stanno governando sono quella dei boomers, quella rimasta ferma al sessant’otto o al settantasette, o quella della generazione X che sta ancora vivendo con il sogno degli Yuppies degli anni ottanta e la disillusione degli anni novanta. Queste generazioni stanno governando con gli occhi al passato.

Non si può parlare di nucleare perché hanno ancora paura di Chernobyl nel 1986
Non si può parlare di termovalorizzatori perché risuonano ancora il nome di quello che accadde a Seveso nel 1976.
Nonostante sia finita la guerra fredda si ha ancora paura della Nato e della voglia di egemonia degli Stati Uniti.
Il problema, e non credo sia solo italiano, è che c’è una generazione che non vuole lasciare il passo.
Giacomo Zucchelli
Foto © Pixabay













