Agricoltura e cambiamenti climatici, una lotta continua

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Agricoltura

In Europa le coltivazioni influenzano e risentono degli effetti ambientali che si aggravano di anno in anno

 

L’ondata di freddo dopo il caldo oltre la media stagionale sta mettendo a rischio i frutteti di molti Paesi europei. A causa degli straordinari sbalzi di temperatura di queste giornate i coltivatori si trovano a pensare a sistemi nuovi e in grado di salvaguardare quello che ancora può essere salvato. In Croazia, Paesi Bassi e Italia sono alle prese con le temperature di una primavera che ha alternato giorni estivi a giorni freddissimi.

Effetti delle recenti variazioni climatiche sulle coltivazioni

Le alte temperature hanno fatto germogliare le piante prima del tempo. I successivi e bruschi cali hanno ricoperto di ghiaccio i germogli. I raccolti sono quindi a rischio, considerando che si è passati da più di 15° a -10 sulla media stagionale in pochi giorni. Croazia e altri Paesi dei Balcani in particolare hanno visto le temperature precipitare da valori altissimi da record fino a temperature da neve, passando dai 30° agli 0° con nevicate.

Nei Paesi Bassi il cielo sereno ha portato aria fredda e i coltivatori stanno combattendo il gelo spruzzando acqua sugli alberi. Sui rami sono ormai presenti fiori e frutti coperti da uno strato di ghiaccio che li isola un po’ dagli sbalzi, ma che comunque non è sufficiente dato che la temperatura del frutto resta appena sopra lo 0°, di conseguenza la conservazione è molto limitata.

Precedenti politiche agricole europee

Solo un mese fa rimbalzavano le immagini dei trattori in marcia a Bruxelles e in molte Capitali europee contro le politiche Ue su agricoltura e clima. Le proteste vedevano la contrapposizione tra mondo agricolo e mondo ecologista. Quello che sta accadendo in questi giorni dà la misura delle problematiche legate al cambiamento climatico. In base ai dati Eurostat l’agricoltura, oggi, contribuisce alle emissioni di gas a effetto serra nell’Unione europea per circa l’11% e utilizza circa il 24% delle risorse idriche comuni. Questo uso sarebbe incentivato dalla Politica agricola comune (Pac) Ue.

Oltre a contribuire ai cambiamenti climatici, l’agricoltura in Europa risente a sua volta degli effetti climatici. È evidente come sia esposta a eventi metereologici estremi e variabili che hanno alterato la normalità stagionale danneggiando la programmazione delle culture. Per contrastare la crisi climatica è necessario adottare politiche sostenibili che orientano l’agricoltura verso modelli di produzione e di consumo in grado di correggere gli squilibri ambientali e sociali che caratterizzano le nostre società. Infatti in Europa le precedenti politiche agricole hanno incoraggiato coltivazioni e allevamenti intensivi. Primo obiettivo della Pac era di incrementare la produttività per garantire cibo a tutta la popolazione del blocco europeo. Questa pratica però ha mostrato i suoi limiti sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale che della salute del suolo e della salubrità del cibo.

Il nuovo approccio strategico

Le recenti politiche agricole europee in linea con il Green Deal, che punta alla neutralità climatica di tutti i settori produttivi entro il 2050, sono caratterizzate da un diverso approccio strategico. Attualmente la focalizzazione è sulla sfida della crisi climatica e ambientale e non più sull’incremento della produttività. Così l’Unione europea vuole promuovere un sistema alimentare sostenibile attraverso misure che coinvolgono l’intera filiera dalla produzione al consumo. E lo fa introducendo cambiamenti nelle forme di sostegno e meccanismi di accesso ai fondi a disposizione.

Necessità in Italia di una governance unitaria

Il sistema alimentare italiano è unico e per questo bisogna aggiornare la strategia nazionale che deve rimanere coerente con gli indirizzi europei e valorizzare i punti di forza del proprio modello e delle proprie eccellenze.

«Lo strumento può essere un grande piano strategico nazionale per la transizione agricola e alimentare per affrontare le sfide del settore guidandolo nel cambiamento e creando un futuro più sostenibile» secondo le dichiarazioni di Stefania Radoccia, AgricolturaManager Partner Tax & Law di EY Building a better working world in Italia. La linea suggerita è la predisposizione di nuovi modelli organizzativi e nuovi strumenti per le politiche di sviluppo. Le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale per gli investimenti complementari per esempio possono essere una leva di trasformazione del settore. Infatti sia la Pac che il Pnrr si concentrano sui temi della sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo rurale. Si potrebbe ripensare all’utilizzo dei diversi fondi nell’ambito di una governance unitaria.

Predisposizione di nuovi modelli organizzativi

Senza dubbio andrebbe superato il concetto di agricoltura intensiva, riducendo l’impatto climatico e difendendo la biodiversità. A fronte di ciò si dovrebbe sviluppare la capacità di utilizzare le risorse naturali aumentandone l’efficienza. Si può valorizzare una agricoltura di precisione basata su sistemi di controllo delle culture grazie a droni, sensori, impianti di irrigazione a gocce. A questo si dovrebbe aggiungere il minor uso di fertilizzanti e di acqua, cose che tra l’altro in Italia si stanno già facendo. E l’agricoltura di precisione può andare insieme all’agricoltura rigenerativa che utilizza pratiche scientifiche innovative e valorizza le specificità e le culture locali. Questa può aumentare la fertilità e limitare l’erosione del terreno, riducendo la quantità di terre degradate.

Industria, distribuzione, logistica e agri food: rafforzare la collaborazione

Per quanto riguarda le difficoltà che possono avere le aziende di dimensioni minori in relazione ai costi, anche piccoli produttori con meccanismi di aggregazione possono raggiungere livelli di efficienza necessari a rendere il prodotto competitivo a livello globale. Quindi, insiste la dottoressa Radoccia, va rafforzata la spinta all’aggregazione del prodotto e all’inserimento dei produttori nei programmi di filiera. Questo alla luce di scelte sulle filiere strategiche da incentivare. È necessario poi rafforzare la collaborazione tra la filiera e le reti di aziende ripartendo meglio tra tutti i soggetti il valore generato dalla prima e condividendo un pensiero strategico comune.

In sintesi sarebbe necessario un tavolo di lavoro permanente che coinvolge industria, distribuzione, logistica e agri food reinventando la modalità di collaborazione lungo tutta la filiera.

Rafforzamento delle conoscenze tecniche e di finanziamento

Inoltre bisogna rafforzare le competenze relative alla conoscenza delle procedure per accedere all’erogazione dei fondi per l’iniziativa privata. Infatti la strategia europea e la Pac hanno introdotto come condizione di accesso ai fondi nuovi requisiti a sostegno della sostenibilità ambientale. Un ultima riflessione riguarda i produttori più deboli che vanno accompagnati trasferendo loro nuovi know-how tecnici, aziendali e operativi favorendo così l’innovazione nei processi di produzione.

 

Veronica Tulli

Foto © Alto Adige, Confagricoltura, Veneto Agricoltura, Cuoio in diretta

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