Tutto nacque nel 1800 grazie a Luigi Grassi, uno scenografo dei teatri di corte e dei teatrini dei pupi. Vicino alla scritta, anche una croce come quella dei veri ospedali
Napoli, città straordinaria. Di memorie storiche, di religiosità. Di bellezze artistiche, di suggestioni poetiche. Napoli e lo stupore dei suoi presepi, in vendita tutto l’anno a via San Gregorio Armeno. Napoli e la magia dei suoi vicoli. Non pensavamo di trovare a Napoli
perfino un Ospedale delle bambole, eppure lo abbiamo trovato! Come fosse uno dei miracoli di S. Gennaro, il santo patrono di questa città unica, dove oltre allo scioglimento del sangue si osannano pizza, calcio e Maradona.
Sulla homepage del sito di questo Ospedale speciale, si trova in bella vista la scritta: “Dal 1800 restauriamo bambole, orsetti e compagni di infanzia”. Se ci fossimo imbattuti in questa realtà girovagando per caso sul web, probabilmente non ci saremmo sbalorditi come invece abbiamo fatto girovagando per caso al centro di Napoli, e aver varcato per curiosità “quella” porta. E aver soprattutto toccato con mano la inesauribile fantasia di Napoli, e dei napoletani.
L’origine
La storia che porta con sé questo luogo così particolare (un Museo, con all’interno – funzionante – ancora una bottega artigiana) risale alla fine dell’Ottocento, e inizia con tal
Luigi Grassi. Una faccia curiosa, la sua, a giudicare dal ritratto in bella vista, quando lo si nota appena pagato il biglietto del Museo e si entra. Un baffo arrotolato all’insù, e un boccolo al centro del capo. Chi era Luigi Grassi? Uno scenografo dei teatri di corte e dei teatrini dei pupi. L’Ospedale delle bambole è ubicato ancora oggi dove è sorto: nel Palazzo Marigliano nella centralissima Spaccanapoli.
Esattamente, a Via San Biagio dei Librai numero 39. Luigi Grassi non era bravo solo a dipingere scenografie, ma era capace di fabbricare e riparare qualsiasi oggetto, tra cui i
pupi di scena. Le vicende narrate dalla viva voce dei discendenti – e anche da un filmato che accoglie i visitatori prima di entrare in “Ambulatorio” – chiariscono come tutto nacque. Un giorno dentro questo laboratorio entrò una mamma con in mano una bambola rotta, implorando Luigi Grassi (che era solito indossare un camice bianco per non sporcarsi durante le sue attività di pittura) di riportarla “in vita”, come fosse nuova. Così Luigi Grassi fece, restituendola rigenerata a quella stessa mamma che tornò dopo qualche giorno a riprenderla, perfettamente “guarita”.
Una storia che sa di amore familiare
“Dottore, grazie…la mia bambina sarà felicissima e le dirò che sono andata alla bottega del mago”. Iniziò così a nascere O Spitale dé’ bambule, con tanti “pazienti” all’interno (una miriade di bambole smontate, con braccia, occhi, gambe sono ancora oggi ognidove dentro l’Ospedale!) che via via furono portati al cospetto di Luigi Grassi per farli tornare a nuova esistenza. L’insegna con una scritta rossa riporta da allora: “Ospedale delle bambole”.
Vicino alla scritta, anche una croce come quella dei veri ospedali. Che aspettate a saperne di più? Visitate questo Museo, unico al mondo, che grazie ai discendenti di Luigi Grassi continua al suo interno un mestiere, che diventa pretesto per far conoscere una storia bellissima.
Una storia che sa di amore familiare, rispetto dei ricordi e delle tradizioni, tutela di un mestiere artigiano, in via di estinzione. Questa famiglia non potrebbe mai vivere oggi dei soli 130 “pazienti” che sono attualmente all’interno dell’Ospedale (numero ovviamente variabile, anche verso il basso). Se però pagate il biglietto del Museo ed entrate a sentir raccontare questa storia, vi renderete conto che questa meraviglioso racconto ancora oggi si può e si deve narrare. E la magia continuerà a vivere…almeno fino a quando Tiziana Grassi – discendente di Luigi Grassi, che ci accoglie nelle vesti di primario di questo luogo, e che continua questa tradizione familiare insieme ai suoi figli – sarà ogni giorno in prima linea a lavorare per riportare come nuove bambole, orsacchiotti, peluche rovinati dal tempo o dalla dimenticanza in soffitte.
Richieste da ogni parte del Globo
Le scrivono da tutto il Mondo, pregandola di far rivivere ricordi di infanzia. Apprendiamo, ad
esempio, che si rivolgono a lei mariti, per far tornare “in vita” le bambole di quando le loro moglie erano bambine, magari come originale regalo di compleanno. Nell’Ospedale delle bambole esiste addirittura un “impianto radiografico” per questo tipo di “pazienti”…e perfino posti letto dove far riposare gli “ospiti” temporanei della struttura, prima che “guariscano” e tornino alle loro case, che li attendono impazienti.
Prima di terminare la visita, Tiziana ci raccomanda di non comprare troppi giocattoli ai
nostri bambini, e di farli affezionare a pochi scelti, se possibile, così che i figli possano capire l’importanza di saper selezionare e non li subiscano. Giocattoli che siano semplici, a cui assegnare valore attraverso una storia, e non attraverso pile e meccanismi moderni e multifunzionali. Legate i giocattoli a un viaggio, a momenti speciali – continua a esortarci questo bizzarro primario.
Il Museo permette di poter esistere a questo luogo magico, e di farlo assaporare a bambini e genitori. I visitatori sono coloro che rendono possibile che una storia meravigliosa si possa tramandare: pertanto, spargete la voce.
Lisa Bernardini













