Il debutto da regista di Ishana Night Shyamalan è un film carico di tensione
Osservare qualcuno e studiarne i comportamenti, saggiarne le paure, rubarne l’essenza. Guardare il Mondo che ci circonda con occhi diversi, quelli di uno sguardo che va oltre ciò che si può vedere. È uscito al cinema The Watchers – Loro di guardano, film che segna il
debutto come regista di Ishana Night Shyamalan, figlia di M. Night Shyamalan che produce la pellicola insieme ad Ashwin Rajan e Nimitt Mankad.
La storia del film, targato Warner Bros. Pictures, basato sul romanzo di A.M. Shine, narra le vicende di Mina, artista 28enne, che si trova bloccata e isolata in una cupa, immensa e incontaminata foresta dell’Irlanda occidentale. Quando Mina trova un riparo rimane intrappolata in una specie di bunker, insieme a tre sconosciuti in una stanza misteriosa dalla quale ogni notte vengono spiati e perseguitati da creature strane e oscure.
Tensione e interrogativi fino all’ultima scena
Tha Watchers è un film che inchioda alla poltrona, scatena domande, produce nella mente ipotesi, accende paure verso un ignoto cupo che non siamo in grado di comprendere, né di sfiorare, nella sua vastità.

Ciò che non siamo capaci di vedere può generare le più recondite congetture e angosce, riportando a galla qualcosa che abbiamo vissuto, eventi che ci hanno segnato. Queste emozioni vanno a incastrarsi perfettamente con l’ignoto che, per una sfortunata casualità, ci troviamo forzatamente a vivere.

The Watchers è tensione allo stato puro, non tanto per quel che osserviamo nello schermo ma per ciò che la nostra psiche è capace di elaborare nel buio della sala, tra il sottofondo musicale incalzante e una domanda che ci perseguita: cosa sta accadendo intorno a noi?
La paura oltre lo schermo
Il debutto da regista di Ishana Night Shyamalan è un film ben costruito, un thriller/horror dove assistiamo a un’impeccabile interpretazione di Dakota Fanning, affiancata da Georgina Campbell, Oliver Finnegan e Olwen Fouere.

The Watchers potrebbe avere una lettura diversa in ognuno di noi. L’esposizione di persone di fronte a una finestra, l’osservazione maniacale alla ricerca di particolari studiandone la privacy non è forse una rappresentazione della realtà di tutti i giorni? L’esposizione mediatica alla quale siamo costantemente connessi non è altro che una finestra del nostro privato in mano a occhi curiosi che ne captano caratteristiche, segreti e informazioni. Se in The Watchers, alla fine, scopriamo la natura di “coloro che guardano”, siamo così sicuri di sapere chi ci sta osservando ogni giorno, al di là di uno schermo al quale affidiamo la nostra vita?
Una finestra sulla foresta
Un aspetto che non può passare inosservato ma che è al centro della scena è il bunker. «Un posto intrigante che ci ha dato così tanto con cui giocare e su cui riflettere durante la progettazione. È un osservatorio ma funziona in due modi: stai guardando fuori ma sei anche osservato. Eravamo attratti dall’idea che fosse quasi uno spettacolo teatrale, con elementi e luci molto teatrali, dove in ogni momento vieni osservato e messo in mostra», spiega Ishana Shyamalan.
Una foresta misteriosa e incantata
Tu non puoi vederli, ma loro vedono te è il claim che ci perseguita in The Watchers, esortandoci a voler scoprire insieme alla protagonista cosa si nasconde in quella foresta misteriosa. D’altronde, il film è un viaggio alla scoperta del mistero che avvolge queste creature ma è anche un viaggio personale della protagonista, Mina, alla scoperta di sé.
La ricerca della foresta è stata molto importante per la preparazione del film. La regista racconta che sono stati fatti diversi viaggi per visitare location adatte alle riprese, finché non è stato trovato il luogo più adatto.
«Ballinastoe Woods nella contea di Wicklow è sorprendente, piena di alberi antichi e oscuri. Sembra uno di quei posti fermi nel tempo. Ha un’energia e un carattere che filtra attraverso il terreno e gli alberi. Ti sembrava davvero di vivere nel mondo degli Osservatori», rivela la regista.
Dal romanzo al film
«Quando stavo decidendo quale sarebbe stato il mio primo lungometraggio, ho cercato diverse fonti di ispirazione, volevo combinare elementi fantasy e thriller. Quando ho letto il libro di A.M. Shine, ho pensato che dovevo fare questo film, è un libro meraviglioso, strutturato come un film, è così visivo!», racconta la regista.

L’ispirazione di partenza è stata la competenza di A.M. Shine del folklore irlandese.
«Sembrava una fonte infinita di ispirazione a cui attingere, è un sogno sia come scrittrice che come regista. Alcune scene del film sono esattamente come le avevo immaginate la prima volta che ho letto il libro», prosegue Ishana Shyamalan
La magia dell’Irlanda
«Stavamo prendendo le conoscenze di A.M. Shine per trasformarle in un thriller contemporaneo. È stato bello apprendere che le origini erano davvero in Irlanda, con il tipo di oscure insinuazioni in esse contenute, penso che la parte bella delle fiabe dei Grimm sia l’oscurità che le avvolge», dichiara M. Night Shyamalan.

«Il libro è molto specifico nel modo in cui descrive il mondo, in particolare Galway. Chiunque parli con lui sa quanto ama Galway, quindi ho pensato che il modo migliore per onorare la sua storia fosse girarla lì: abbiamo girato la scena nel bar dove ha scritto il libro», conclude la regista.
Alessandra Caputo
Foto © Warner Bros. Pictures













