La crisi delle democrazie

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Democrazia

Il rischio di cedimento dei sistemi rappresentativi. Le prospettive della democrazia del terzo millennio

Le democrazie sono oggi attraversate da turbolenze e crisi profonde: le spinte nazionaliste e populiste in Europa e negli Usa stanno modificando gli equilibri socio-politici alla base degli attuali sistemi democratici. Il Governo rappresentativo eletto a suffragio universale diretto ha comunque costituito un progresso sbalorditivo rispetto ai precedenti sistemi di potere e un iniziale trionfo della democrazia. Inoltre hanno reso possibile una successione del potere senza dinastie ereditarie, hanno aperto dei canali bidirezionali tra il vertice e la base della società, fornendo sedi nelle quali le controversie potevano essere risolte pacificamente.

La regola del “potere alla maggioranza” e il principio “una persona un voto” hanno favorito una maggiore giustizia sociale aiutando i poveri e i deboli a essere meno emarginati. La diffusione del Governo rappresentativo ha costituito un progresso nella storia dell’umanità, anche se spesso le élite hanno creato gruppi di pressione che hanno influenzato l’azione di Governo, limitando una completa e più corretta vita democratica spesso sfociata in forme di malgoverno e di corruzione. La distanza tra cittadini e istituzioni, in questi ultimi anni, si è ovunque dilatata, in seguito a un’aumentata sfiducia della gente e ciò ha determinato percentuali sempre più ridotte di partecipazione alle elezioni politiche.

Democrazia è partecipazione

Come ha efficacemente sottolineato Papa Francesco in un discorso rivolto ai delegati alla 50ª Settimana Sociale dei Cattolici: «è evidente che nel Mondo di oggi la democrazia non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo. La crisi è trasversale a diverse realtà e Nazioni, è come un cuore ferito. Ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi. E la causa è il potere che è diventato autoreferenziale, incapace di ascolto. A me preoccupa il numero ridotto della gente che va a votare. Cosa significa? Bisogna creare le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare».

«E la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va “allenata”, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche. E cosa c’è dietro questo prendere distanze dalla realtà sociale? C’è l’indifferenza, e l’indifferenza è un cancro della democrazia».

Il rischio

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte sollevato interrogativi inquietanti sulla tenuta degli attuali sistemi: «si può pensare di contentarsi che una democrazia sia imperfetta? Di contentarsi di una democrazia a “bassa intensità”? Si può Democraziapensare di arrendersi, “pragmaticamente”, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori? Di fronte alla defezione intervenuta da parte dei cittadini in recenti tornate elettorali, occorre, piuttosto, adoperarsi concretamente affinché ogni cittadino sia nelle condizioni di poter, appieno, prendere parte alla vita della Repubblica evitando di ricorrere a semplificazioni di sistema o a restrizioni di diritti “in nome del dovere di governare”. Una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di Governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà».

La democrazia cloroformizzante

Si stanno manifestando dei cedimenti nei vecchi sistemi di potere ai vari livelli mentre ovunque sta crescendo la domanda di trasparenza, di partecipazione alla gestione, ai processi decisionali, in pratica si chiede più democrazia sostanziale.

A questo punto è bene fare una riflessione nel tentativo di avere ben chiare le idee sulla differenza tra sistema dittatoriale classico e “democrazia non sostanziale” che, in molti casi, può essere definita come “democrazia cloroformizzante”. Nel primo caso il gruppo di potere si impossessa delle strutture decisionali e attraverso strumenti polizieschi fonda e conserva il proprio dominio sul popolo usando se necessario la violenza.

Nella seconda, non c’è bisogno di ricorrere alla violenza per impossessarsi delle strutture decisionali né di strumenti polizieschi per mantenere il proprio dominio poiché esistono meccanismi di manipolazione che permettono il crescente esercizio del potere al di là della volontà dei cittadini, che possono essere condizionati, in modo subdolo e allo stesso tempo scientifico. La “democrazia cloroformizzante” tende ad assopire, a neutralizzare le aspirazioni di autentica democrazia dei cittadini e per far questo si avvale di un accurato utilizzo dei mezzi di comunicazione e di una nomenclatura servile che spesso usa le fake news come sistema di propaganda e di lotta.

Terzo millennio

Viene allora spontaneo chiedersi quale futuro avrà la democrazia del terzo millennio? Se è vero che il futuro incomincia nel presente, il nostro sta esplodendo di paradossi, di problemi sociali, immerso com’è in una crisi globale. La democrazia del futuro dovrà essere in grado di tener conto di tutto questo e saper rispondere ai bisogni e alle richieste sia delle piccole comunità locali sia dei problemi regionali e nazionali, così come dei macro problemi internazionali di carattere continentale e mondiale. È necessario però che in questi anni di transizione vengano abbandonate le vecchie ideologie che hanno determinato questa crisi globale e con uno sforzo di creatività e coraggio vengano percorsi nuovi sentieri e proposte alternative credibili. In questo mondo interconnesso, le attuali istituzioni sono obsolete e vanno quindi rinnovate sul piano interno agli Stati ma ancor più a livello internazionale.

Per applicare i principi della democrazia in un sistema globalizzato, interdipendente, i problemi di portata mondiale si possono coordinare e affrontare solo a livello sovranazionale. Solo strutture e istituzioni sovranazionali democratiche possono integrare Democraziale attività di tutte le componenti (circa 200 Stati nazionali indipendenti) in modo tale da produrre regole e programmi comuni ma armonizzati e adattati in modo da conciliare le differenze socio culturali dei vari popoli, secondo il principio di “unità nella diversità”. L’attuale processo di globalizzazione dimostra che senza regole valide sul piano internazionale si crea caos, disordine sociale e si favorisce il dominio dei più forti, dei più furbi, delle élite economico – finanziarie internazionali. Esattamente l’inverso di ciò che vuole la democrazia.

Le ipotesi di nuove forme

Alla luce di tutto questo come potrebbe essere in concreto la democrazia del XXI secolo? Siamo necessariamente nel campo delle congetture. Potrebbe, ad esempio, svilupparsi attraverso la “democrazia semi-diretta”, oppure con la “democrazia liquida” e con la “e-democracy”. Gli spettacolari progressi nelle tecnologie digitali della comunicazione permettono oggi di affiancare ai “vecchi” strumenti di partecipazione come i referendum, il televoto, la tv via cavo, le videoconferenze o il videotelefono, tutte le nuove opportunità offerte dall’evoluzione dell’ICT (Information and Communication Technology), con i dispositivi mobili di nuova generazione o le nuove applicazioni nel settore della “telepresenza” in Città sempre più intelligenti, le cosiddette “smart community e le smart city”.

Il massiccio uso della rete e in particolare dei social network (da Facebook a Twitter, da Tik Tok a Instagram, da Twitch a BeReal), può offrire, se l’uso è corretto, straordinarie possibilità, una diretta informazione e un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politiche. In questa nuova prospettiva si deve dedicare particolare attenzione ai rischi di manipolazione e di strumentalizzazione. La partecipazione dei cittadini alla vita politica attraverso l’utilizzo degli strumenti telematici deve pertanto essere veicolata da piattaforme digitali realmente aperte, libere e non condizionabili. Per utilizzare in modo corretto la “e-democracy” bisognerà pensare anche a forme di certificazione delle cosiddette “consultazioni online” da parte di enti esterni imparziali.

Cooperazione

È in gioco la stessa credibilità della democrazia che può essere garantita solo da sistemi che siano veramente trasparenti e verificabili e dalla partecipazione di cittadini adeguatamente e correttamente informati e non condizionati da ondate di emotività o dalle suggestioni dei leaders. Sia chiaro che le possibilità offerte dalle moderne tecnologie non pongono per ora il problema in termini di scelta tra democrazia diretta o indiretta, tra rappresentare cioè se stessi o farsi rappresentare da altri ma, piuttosto, favoriscono un’integrazione, una collaborazione diretta dei cittadini con i loro rappresentanti in un sistema che proprio per questo si dovrebbe chiamare di “democrazia semi-diretta”. La sfida è aperta e forse proprio questi primi decenni del nuovo millennio sono decisivi per la vittoria o meno della vera democrazia a livello globale.

 

 

Orazio Parisotto

Foto: informazione.it, Vatican News, TV2000, Aggiornamenti Sociali, Centro Studi Sereno Regis, Foundation of European Progressive Studies

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Orazio Parisotto
Studioso di scienze umane e dei diritti fondamentali, è fondatore e presidente di Unipax, Ngo associata all’UN/Dgc Department of Global Communications delle Nazioni Unite e all’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 dell’Onu. Già consigliere-administrateur al Parlamento europeo è autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’Ue, i diritti dell’uomo e la pace. Su questi temi ha realizzato progetti educativi multimediali su piattaforme digitali (web giornali radio, web tv e strumenti didattici in e-learning), in collaborazione con l’Unione europea e ha promosso il “Progetto pilota di Educazione Civica per un Nuovo Umanesimo” per le scuole superiori. Scrive come editorialista su varie testate specializzate in relazioni internazionali e ha un Blog su geopolitica e diritti umani. È coordinatore del Comitato Promotore del Progetto United Peacers - The World Community for a New Humanism ed è membro del Comitato Scientifico dell'Università Internazionale per la Pace

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