Secondo l’Iss “a destare particolare preoccupazione è l’attuale rapida diffusione che sembra avvenga attraverso contatti sessuali”
Anche quest’anno è stata dichiarata una “Emergenza di salute pubblica internazionale” per l’mpox, nuova denominazione del virus del vaiolo delle scimmie. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) nel 2024 ci sono stati oltre 15.600 casi e 537 decessi. Inoltre l’epidemia si sta estendendo a numero sempre maggiore di Paesi africani.
Di cosa si tratta
Gli esperti Iss (Istituto superiore di sanità) fanno sapere che si tratta di una malattia virale causata dal virus del vaiolo delle scimmie (mpxv), un orthopoxvirus della stessa famiglia del vaiolo (poxviridae). Esistono due gruppi geneticamente distinti:
- clade I, a sua volta distinguibile nei due sub-clade Ia e Ib;
- clade II, distinguibile nei due sub-clade IIa e IIb.
“Il virus” – si legge in una nota – “è presente nella fauna selvatica, in particolare primati e piccoli roditori, in diversi Paesi dell’Africa centrale e occidentale. Il nome vaiolo delle scimmie, precedentemente attribuitogli, deriva dalla prima identificazione del virus, scoperto nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958. Poi rilevato per la prima volta nell’uomo nel 1970, nella Repubblica Democratica del Congo”.
Casi in aumento
Anche nel 2022 a causa della rapida diffusione del mpox clade IIb a livello globale, in Paesi
in precedenza non affetti, con trasmissione interumana, prevalentemente per via sessuale, fu dichiarata un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale, terminata nel maggio 2023. “A destare particolare preoccupazione nel 2024 è l’attuale rapida diffusione del mpxv clade I e in particolare, di un nuovo ceppo sub-clade Ib, che sembra si stia propagando prevalentemente attraverso contatti sessuali“, affermano dall’Iss.
“Il numero di casi riportato quest’anno nella RDC” – continua la nota – “ha già superato il numero totale dello scorso anno. Solo nell’ultimo mese sono più di 100 casi confermati in laboratorio in quattro Paesi, dove in precedenza non c’erano casi: Burundi, Kenya, Rwanda e Uganda. Si pensa inoltre che il numero reale sia in realtà superiore, in quanto gran parte dei casi con presentazione clinica compatibile con infezione da mpox non sono testati in laboratorio. L’emergere di un nuovo sottotipo, la sua rapida diffusione nella parte orientale della RDC e la segnalazione di casi in diversi Paesi vicini sono stati valutati come molto preoccupanti, tanto da far ritenere all’Oms necessaria una risposta internazionale coordinata per fermare la diffusione del virus, con conseguente dichiarazione dell’emergenza sanitaria pubblica di interesse nazionale”.
Primo caso in Svezia
Il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Hans Kluge, ha esortato i Paesi europei a migliorare i controlli per individuare i casi di mpox a seguito di un test positivo in Svezia. “Come abbiamo sottolineato in precedenza, era solo questione di tempo prima che la variante venisse individuata in altre Regioni, dato il nostro Mondo interconnesso”, ha dichiarato su X. “Non da ultimo, esorto i Governi, le autorità sanitarie e il pubblico in generale a non stigmatizzare o discriminare qualsiasi persona o comunità colpita dal vaiolo”, ha aggiunto.
Si è inoltre congratulato con il ministro della Salute svedese, Jakob Forssmed, per aver dimostrato “trasparenza” nel riportare il caso positivo. “Questa è la prova di un forte sistema di sorveglianza dell’mpox, un esempio da seguire”. Giovedì le autorità svedesi hanno confermato un primo caso di un nuovo e più grave ceppo di mpox, dopo che l’Oms aveva dichiarato un’emergenza sanitaria internazionale il giorno prima. Si tratta del primo caso positivo al di fuori del Continente africano.
Situazione italiana
In Italia la situazione epidemiologica è attualmente «sotto controllo» in quanto «non sono accertati casi del nuovo ceppo (clade I) di Mpox», ha dichiarato Mara Campitiello, capo del Dipartimento della prevenzione del ministero della Salute. I casi attualmente descritti nel Belpaese non sono gravi ma hanno necessitato di monitoraggio clinico. Negli ultimi 2 mesi, emerge dall’ultimo bollettino del ministero, si sono verificati 9 nuovi casi: 2 in Friuli Venezia Giulia, 1 in Lombardia e 6 in Veneto. A partire da maggio 2022, quando è stato riscontrato il primo caso di infezione, nel Paese sono stati confermati 1.056 contagi, 262 dei quali collegati a viaggi all’estero. Quasi la metà dei casi (441) registrati in Lombardia. Seguono il Lazio (169) e l’Emilia Romagna (97). Come avvenuto nel resto del Mondo, la grande maggioranza dei contagi (1.040) ha riguardato persone di sesso maschile.
Come si trasmette il virus
Durante l’epidemia del 2022–23, il clade II di mpox aveva colpito, nel 98% dei casi, uomini che avevano avuto rapporti sessuali con altri uomini; ora, nella RDC il nuovo
ceppo clade Ib sta contagiando persone diverse, soprattutto bambini e neonati. Molto probabilmente ciò accade perché le madri avevano lesioni vaiolose a livello dei genitali esterni per cui i neonati possono essersi contagiati durante il parto, o dopo, perché vengono a contatto con lesioni o sulle mammelle o sulla bocca o altre parti del corpo della mamma. Un bambino colpito da un virus così aggressivo non ha un sistema immunitario adeguato per difendersi, soprattutto se vive in un Paese in cui la sanità è carente.
Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto con cute e mucose infette, per esempio liquidi “ricchi” di virus come il sangue, ma potenzialmente anche attraverso la saliva (quindi con le goccioline del respiro) se si hanno lesioni in bocca, o attraverso il contatto con materiale infetto (lenzuola, vestiti ecc). Il contagio non avviene respirando in una stanza dove c’è una persona che ha l’infezione. Ma nell’epidemia attuale si dovrà capire se il virus ha acquisito una capacità di trasmissione diversa.
Incubazione e sintomi
Dopo un periodo di incubazione che può variare da 5 a 21 giorni (in genere da 6 a 13 giorni), la malattia è generalmente caratterizzata da: una fase prodromica, che dura tra 0 e 5 giorni, con febbre, intensa cefalea (generalizzata o frontale), linfoadenopatia (linfonodi ingrossati), mal di schiena, mialgia e intensa astenia (debolezza). La linfoadenopatia è una caratteristica distintiva del vaiolo delle scimmie rispetto ad altre malattie che inizialmente possono apparire simili (per esempio la varicella); un’eruzione cutanea che di solito si presenta entro 1–3 giorni dalla comparsa della febbre, tipicamente iniziando sul viso (95% dei casi) e poi diffondendosi ad altre parti del corpo, soprattutto alle estremità (inclusi i palmi delle mani e la pianta dei piedi nel 75% dei casi). Possono essere coinvolte anche le mucose orali (nel 70% dei casi), i genitali (30% dei casi) le congiuntive (20%).
Il coinvolgimento oculare può portare a ulcere corneali e cecità. L’eruzione cutanea generalmente evolve in sequenza da macule (lesioni con una base piatta) a papule (lesioni solide leggermente rialzate), vescicole (lesioni piene di liquido trasparente), pustole (lesioni piene di liquido giallastro) e croste che si seccano e cadono. Il numero di lesioni varia da poche a diverse migliaia. A differenza della varicella, sono generalmente delle stesse dimensioni e nello stesso stadio maturativo per sito anatomico.
Vaccino
“L’Mpox è solitamente una malattia autolimitante” – sottolineano gli esperti dell’Iss – “e in
genere dura da 2 a 4 settimane. Alcune persone possono sviluppare una malattia più grave e necessitare di ricovero ospedaliero. Le persone a più alto rischio includono i bambini, le donne in gravidanza e le persone con compromissione del sistema immunitario inclusa l’infezione da Hiv. La prognosi della malattia dipende da molteplici fattori inclusi lo stato di pregressa vaccinazione, lo stato di salute iniziale della persona, malattie concomitanti e comorbidità”.
“È possibile che le persone vaccinate contro il vaiolo (abolito in Italia nel 1981) siano a minor rischio di infezione con il virus del vaiolo delle scimmie per la similitudine di quest’ultimo con il virus umano. È attualmente disponibile un vaccino attenuato non replicativo (MVA-BN) ancora più sicuro rispetto a quello utilizzato durante la campagna di eradicazione del vaiolo umano, terminata tra la fine degli anni 70’ e l’inizio degli anni 80’ del secolo scorso, efficace anche contro il virus del vaiolo delle scimmie. Nell’attuale contesto epidemiologico non è raccomandata la vaccinazione per la popolazione generale. Al momento la vaccinazione è offerta ad alcune categorie di persone più a rischio”.
Ginevra Larosa
Foto © Zazoom, YouTube, WHO, Nebraska Medicine













