Assemblea Confindustria, Orsini: «Servono scelte coraggiose»

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Assemblea annuale Confindustria, Orsini: «Necessarie scelte coraggiose e un cambio di marcia»

Meloni: «Le crisi nascondono grandi opportunità. Possiamo fare meglio rispetto alla previsione della Commissione»

Si è svolta questa mattina l’annuale assemblea di Confindustria presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma dove ha fatto il suo debutto come neopresidente Emanuele Orsini eletto lo scorso maggio e che eredita la guida dell’associazione da Carlo Bonomi.

Vari gli argomenti affrontati, dal Green Deal agli aiuti per le famiglie, alla produttività del lavoro e, tema caldo che ha sollevato numerose polemiche tra maggioranza e opposizione, l’autonomia differenziata.

Ad aprire i lavori è proprio Orsini che, dopo aver ringraziato il premier Giorgia Meloni, le autorità e i ministri presenti, ha sottolineato la necessità di un cambio di marcia da parte dell’Italia in linea con l’Europa, mettendo in primo piano produttività, competitività e comunità per «dare senso sociale, valore e dignità alle altre due» poiché la contrazione dell’industria italiana oggi richiede che ci sia una responsabilità collettiva di tutti i soggetti sociali, politici ed economici del Paese, «affinché la produttività guardi al futuro».

Critiche all’Ue sul Green Deal

Parlando poi di Europa ha sottolineato la necessità di attuare un cambio di passo sulla competitività in particolare modo in riferimento alle politiche industriali adottate Assemblea annuale Confindustria, Orsini: «Necessarie scelte coraggiose e un cambio di marcia»dagli Usa e dalla Cina «senza farsi trascinare da politiche ambientali autolesionistiche». Orsini inoltre avanza delle critiche nei confronti dell’Ue rea di aver commesso troppi errori sul Green Deal mettendo a rischio il tessuto industriale.  «Le sfide da affrontare per l’Unione dei 27 sono ciclopiche. Ci conforta che il rapporto del presidente Mario Draghi abbia riportato con profondità e completezza le istanze delle nostre imprese, su cui da tempo richiamiamo l’attenzione».

Le capacità dell’impresa italiana

Nel suo discorso trova spazio l’attualità e i recenti conflitti che stanno colpendo il Medio Oriente e l’Ucraina: «Sappiamo di vivere e lavorare in tempi non ordinari in cui le prospettive economiche possono mutare senza preavviso», soffermandosi sulla crisi causata dallo scoppio della pandemia da Covid-19 e di conseguenza a quattro anni complessi e una «fiammata inflazionistica tra il 2022 e il 2023». Nonostante le difficoltà però «le nostre imprese hanno dimostrato grande capacità nell’affrontare situazioni imprevedibili e straordinarie, aumentando il Pil nel 2021 più della media europea, e segnando nel 2023 il record dell’export con 626 miliardi. Un risultato storico, frutto di iniziativa, innovazione, intraprendenza e capacità, anche assumendoci rischi importanti. Questo risultato è avvenuto nonostante l’esclusione di alcuni Paesi dall’acquisto dei nostri prodotti a causa proprio dei conflitti in corso. Per questo stiamo lavorando per poter garantire lo sbocco verso nuovi mercati».

L’export infatti nel 2024, nonostante le difficoltà, segna un aumento importante, surclassando la Corea del Sud nel primo trimestre e poi il Giappone conquistando il quarto posto sul podio dei Paesi esportatori al Mondo. Un risultato incredibile e ritenuto impensabile «ma che è stato possibile grazie a tutti i nostri associati grandi o piccoli che siano e alla grande passione e dedizione che continuiamo a metterci» prosegue Orsini.

Servono riforme degli investimenti

Il presidente di Confindustria insite poi sulla necessità dell’attuazione di riforme e di investimenti previsti dal Piano strutturale di bilancio (introdotto dalla riforma delle regole del Patto di stabilità e crescita, che l’Italia avrebbe dovuto presentare alla Commissione Ue entro il 20 settembre, ma sarà inviato a Bruxelles i primi di ottobre dopo un passaggio alle Camere), per evitare uno stallo. «Bisogna prevedere serie politiche industriali e rilevanti incentivi agli investimenti, la risposta al post Pnrr, come la spinta che ci deve dare Industria 5.0. Altrimenti rischiamo un passo indietro. Inoltre vanno definite le priorità e far convergere le risorse disponibili, immaginando una cornice pluriennale di finanziamenti pubblici e privati per difendere e potenziare le filiere industriali strategiche».

Parlando dei contratti di lavoro Orsini ha ribadito come stia lavorando insieme ai sindacati, ma ancora ci sta molto da fare, ricordando però allo stesso tempo come Confindustria preveda nelle qualifiche contrattuali, retribuzioni ben più elevate del salario minimo per legge. Questo perché «difendiamo il principio che il salario, in tutte le sue componenti, si stabilisca nei contratti, nazionali e aziendali, trattando con il sindacato». Per questo il presidente richiede uno sforzo comune affinché si possano contrastare tutti quei contratti siglati da soggetti di “inadeguata rappresentanza”, concludendo con un plauso rivolto al Governo per la tenuta dei conti chiedendo però un taglio al cuneo fiscale che sia permanente e delle variazioni in merito al piano casa.

Meloni: «Avete dimostrato le capacità del tessuto produttivo nelle difficoltà»

Tra gli interventi sicuramente più attesi quello del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo aver espresso parole di plauso e condivisione di quanto affermato da Orsini in merito alla relazione sul tessuto economico industriale italiano, il premier ha sottolineato come, contro ogni pronostico il tessuto industriale italiano ha saputo mostrare le proprie capacità e la propria tenacia, nonostante le difficoltà affrontate e che ancora oggi affliggono alcune imprese, specialmente le più piccole.

Assemblea annuale Confindustria, Orsini: «Necessarie scelte coraggiose e un cambio di marcia»

«Sono fiduciosa che si possa fare qualcosa di meglio rispetto alle previsioni della Commissione: continuo a ritenere che il +1% del Pil sia a portata di mano soprattutto dopo i primi due trimestri, ogni trionfalismo sarebbe infantile ma non era scontato dopo anni trascorsi in fondo alle classifiche» aggiunge.

Meloni ha anche sottolineato come non sia lo Stato a creare ricchezza, ma questa venga direttamente dai lavoratori. «Lo Stato» – prosegue – «deve fare la sua parte, creare l’ambiente più favorevole possibile. E abbiamo garantito stabilità, che in Italia è un’eccezione. Abbiamo disegnato una strategia per la Nazione, e se non ci sono idee non ci possono essere investimenti». Conclude affermando «abbiamo anche detto dei “no” quando andavano detti, perché i soldi dei cittadini non si gettano dalla finestra».

Famiglie e occupazione

In merito al lavoro e all’occupazione, tema caldo anche perché oggi è la Giornata internazionale della parità retributiva, ha poi presentato i risultati raggiunti dal Governo sottolineando che come prossimo obiettivo c’è l’aumento della produttività. «Mai così tanti italiani avevano lavorato dall’Unità a oggi» spiega il presidente del Consiglio affrontando i dati in merito all’occupazione femminile, sottolineando «la vera libertà delle donne è ambire a un posto di lavoro e mettere al mondo figli, è una grande sfida».

Inoltre si sofferma sugli aiuti per le famiglie sul quale si è soffermata per ribadire che le intenzioni del Governo sono quelle di seguire la stessa impostazione, condivisa da più parti, che ha avuto fino ad ora, il sostegno per le imprese che creano nuovi posti di lavoro, rafforzamento del potere d’acquisto delle famiglie, con un occhio in particolare a quelle con figli «non per scelta etica, ma per necessità economica e nella difesa della salute dei cittadini».

Visione comune

Punto di vista condiviso tra Meloni e Orsini anche sul Green Deal europeo. Nel suo intervento infatti il premier lo ha ringraziato per la chiarezza con cui ha esposto il problema e i “disastrosi risultati”, frutto di un approccio ideologico del Green Deal, commentando come una debacle la decarbonizzazione al prezzo della deindustrializzazione.

«Non è una strategia molto saggia. Lo diciamo perché siamo amici dell’Europa e vogliamo difendere la capacità industriale. Le persone amiche dell’Europa devono avere il coraggio di dire le cose che non funzionano. Come correttamente ha sottolineato Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività europea, gli ambiziosi obiettivi ambientali dell’Europa devono essere accompagnati da investimenti e risorse adeguati, da un piano coerente per raggiungerli, altrimenti è inevitabile che la transizione energetica e ambientale vada a scapito della competitività e della crescita. Varie volte in Consiglio europeo ho fatto notare che non ha molto senso dotarsi di strategie e poi non creare strumenti per realizzarle: senza strumenti le cose alla fine non si riescono a fare».

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto© Trmtv, Confindustria, Opinione

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