81° anniversario affondamento “Queen Olga”

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Dendias

Intervento di Dendias: «Tutte le isole del Dodecaneso hanno diritto a una piattaforma continentale e ad acque territoriali fino a 12 miglia»

Il ministro della Difesa ellenica, Nikos Dendias, ha preso parte alle commemorazioni per l’81° anniversario dell’affondamento del cacciatorpediniereQueen Olga“, avvenuto a Leros durante la Seconda guerra mondiale, per mano dei bombardieri tedeschi. Questo tragico evento costò la vita al comandante tenente George Blesse e a 69 membri dell’equipaggio. L’evento, che ha visto la partecipazione di alte cariche militari e civili, è stato un’occasione per riflettere sulla memoria storica e sul valore del sacrificio compiuto dai soldati per la patria.

Dendias, insieme ai principali rappresentanti delle forze armate greche, ha partecipato alla solenne cerimonia religiosa presso la cattedrale di Agios Nikolaos, dove la Dossologia è stata presieduta dal Metropolita Paisios, insieme ad altri esponenti religiosi. Subito dopo, si è tenuta una commemorazione ufficiale presso il War Memorial, durante la quale sono state deposte corone di fiori in onore dei caduti. La visita si è conclusa con un gesto simbolico e toccante: Dendias, a bordo della cannonieraInvincible“, ha raggiunto il punto esatto dove affondò il “Queen Olga” e ha gettato una corona d’alloro in mare, onorando così il sacrificio degli uomini che persero la vita 81 anni fa.

Diritto consuetudinario

Le parole di Dendias hanno evidenziato l’importanza di contestualizzare il sacrificio dei caduti all’interno di una visione più ampia. Il ministro ha sottolineato come debba essere un faro per le future generazioni della Marina Militare e per l’intero popolo greco. Ha anche richiamato l’attenzione sul ruolo strategico cruciale delle Isole del Dodecaneso, non solo per la Grecia, ma per l’intera Europa, data la vicinanza alla Turchia. Ribadito che tutte, inclusa Leros, hanno pieno diritto a una piattaforma continentale, una Zona economica esclusiva (Zee) e acque territoriali fino a 12 miglia, come sancito dalla Convenzione internazionale sul diritto del mare. Ha inoltre affermato che, sebbene alcuni Paesi non abbiano firmato tale accordo, i suoi principi vincolano tutti a livello di diritto consuetudinario.

Il ministro ha posto l’accento anche sul ruolo delle Forze Armate greche, non solo in tempo di guerra, ma anche in tempo di pace. Ha sottolineato come il loro compito prioritario sia quello di supportare le comunità delle aree di confine, garantendo sicurezza e sostegno in tutte le difficoltà che queste possono affrontare.

Consiglio di sicurezza in Turchia

Intanto il Consiglio di sicurezza nazionale in Turchia si è riunito il 3 ottobre 2024, sotto la guida del presidente del Paese, Recep Tayyip Erdoğan. Secondo Reuters una Dendiasdichiarazione rilasciata dopo la sessione del Consiglio faceva riferimento all’Egeo e al Mediterraneo. In particolare, l’ultimo quinto paragrafo della comunicazione recita: “Si noti che la Turchia non permetterà l’abuso del suo approccio sincero e dei suoi sforzi per sviluppare basi di cooperazione attraverso l’instaurazione di stabilità e pace permanenti nel Mar Mediterraneo e nel Mar Egeo, e si sottolinea che l’opzione più corretta è quella di comportarsi con buon senso“.

Una questione chiave all’ordine del giorno del Consiglio di sicurezza nazionale turco sono stati gli sviluppi a Gaza e in Libano, nonché la situazione sul terreno per quanto riguarda le operazioni militari contro i curdi del PKK e del PYD, rispettivamente nel nord dell’Iraq e in Siria, nonché il trattamento dei membri della rete FETO, seguaci del predicatore Fethullah Gulen, che Ankara accusa di aver architettato il tentativo di colpo di Stato del 2016.

Nello specifico, oltre al riferimento all’Egeo e al Mediterraneo, l’annuncio del Consiglio di sicurezza nazionale rileva:

  1. Consiglio informato sulle operazioni condotte con determinazione e successo in patria e all’estero contro tutti i tipi di minacce e rischi per la nostra unità nazionale e solidarietà e la nostra sopravvivenza, in particolare contro le organizzazioni terroristiche PKK/KCK, PYD/YPG, FETO e Stato islamico, nonché i recenti sviluppi internazionali.
  2. È stato sottolineato che le attività per neutralizzare le organizzazioni terroristiche che nidificano sul territorio siriano continueranno ininterrottamente e che non saranno tollerati piani o fatti compiuti che potrebbero danneggiare la nostra sicurezza nazionale. Gli sforzi per porre fine al conflitto nel Paese saranno intensificati, in linea con gli interessi e le aspirazioni della nostra Regione e del popolo siriano.
  3. Abbiamo ribadito la nostra determinazione a continuare la nostra cooperazione con il nostro vicino Iraq nella lotta contro le organizzazioni terroristiche che rappresentano una minaccia comune per i nostri Paesi e abbiamo sottolineato ancora una volta l’importanza che attribuiamo alla sicurezza, alla pace e alla prosperità del nostro fraterno popolo iracheno.
  4. Oltre agli sforzi risoluti della Turchia per fermare il genocidio subito per un anno dal popolo palestinese sotto gli occhi di tutto il Mondo e per raggiungere senza indugio un cessate il fuoco duraturo e la pace in Palestina, gli sforzi internazionali devono continuare ad aumentare.

Condanna contro Tel Aviv

Al fine di prevenire attacchi israeliani volti a diffondere i conflitti in Medio Oriente al di fuori dei Territori palestinesi, gli attori che occupano posizioni di responsabilità, in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sono chiamati ad agire il prima possibile. Di fronte agli attacchi disumani di Israele, è confermato che la Turchia, come Nazione e Stato nel suo insieme, starà al fianco del fraterno popolo libanese e del suo Governo. La dichiarazione di Israele di una “persona indesiderabile” del segretario generale delle Nazioni Unite e il suo divieto di entrare nel Paese sono condannati come l’ultimo esempio dell’illegalità di Israele.

Lingua e cultura

Intanto i turchi della Regione di Skopje, nel sud-est della Macedonia del Nord e nella Bulgaria occidentale, rappresentano una comunità che affonda le proprie radici nei turchi Yoruk, un gruppo di origine Oguz che si insediò nella Regione circa sei secoli fa, durante l’espansione dell’Impero Ottomano nei Balcani. Noti per il loro stile di vita nomade, provenivano dall’Anatolia centrale e, prima ancora, dall’Asia centrale, la vera patria del popolo Oguz. Nonostante il tempo trascorso, questa comunità è riuscita a mantenere vivi elementi fondamentali della propria cultura, soprattutto la lingua e le tradizioni.

In Macedonia del Nord, i turchi Yoruk si distinguono come una comunità che, pur vivendo in un contesto etnico e linguistico diverso, continua a conservare la propria identità. Sono spesso definiti “turco-macedoni”, ma è importante sottolineare che non hanno alcun legame culturale o linguistico con i macedoni slavi, poiché parlano unicamente il turco. Questa forte connessione li tiene legati alla Turchia, tanto che, come racconta Fejziye Demirova, apprendono le notizie locali e globali principalmente dai canali televisivi turchi e non dalle fonti locali in lingua slava. Lei stessa, con ironia, racconta di seguire programmi come Masterchef per imparare nuove ricette, nonostante l’isolamento linguistico dal contesto macedone.

Forte identità

Questo isolamento riflette la difficoltà della comunità nell’integrarsi completamente Dendiasnella società della Macedonia del Nord. Tuttavia, grazie al sostegno fornito dalla TIKA, l’Agenzia turca di cooperazione e coordinamento, i turchi Yoruk riescono a mantenere un legame forte con la madrepatria turca. Aliov, un membro della comunità, esprime la sua gratitudine verso la Turchia, sottolineando il ruolo vitale di Ankara per la sopravvivenza e il benessere della comunità turca nei Balcani. “La Turchia è il nostro braccio destro, il nostro padre”, afferma, riconoscendo quanto sia importante il supporto ricevuto.

La storia e la resilienza dei turchi Yoruk nella Regione di Skopje rappresentano un esempio interessante di come le comunità migranti e nomadi possano mantenere una forte identità culturale e linguistica nonostante le sfide poste dall’integrazione in società diverse. La loro sopravvivenza culturale è strettamente legata alla presenza di un forte legame con la Turchia, un legame che è continuamente rafforzato non solo attraverso il sostegno economico e sociale, ma anche attraverso la lingua e la cultura trasmesse dalle generazioni più anziane a quelle più giovani.

 

George Labrinopoulos

Foto © Top2Bottom Diving Team, TRT, Greek City Times, The Nation, Medio Oriente e Dintorni

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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