Indietro nel tempo per riscoprire le origini di quello che è uno degli eventi più attesi per il perdono dei peccati
Sono iniziati i primi appuntamenti di Papa Francesco per il Giubileo 2025. Giovedì 19 dicembre, all’aperto, ha benedetto il camper sanitario che il cardinale elemosiniere Krajewski porterà in questi giorni in Ucraina, Paese martoriato dalla guerra, con aiuti donati dal Pontefice. Si tratta di un piccolo ospedale mobile dove si possono effettuare anche interventi chirurgici. Inoltre sei ecografi saranno donati agli ospedali distrutti e bombardati.
Domenica 22, invece, ha condotto l’Angelus da Santa Marta anziché da Piazza San Pietro perché raffreddato e per evitare il freddo pungente. Ha benedetto i Bambinelli che centinaia di bambini tenevano in mano mentre seguivano il suo discorso dalla piazza sugli schermi televisivi installati.
Oggi, 24 dicembre 2024 alle ore 19, darà inizio al “Giubileo della Speranza 2025” aprendo nella basilica di San Pietro la Porta Santa. L’apertura della Porta Santa in San Pietro quest’anno è una cerimonia breve prima della messa di Natale. Dopo il Santo Padre varcheranno la porta del perdono, una cinquantina di fedeli provenienti da tutto il Mondo. Ci saranno pellegrini dell’Iran, del Congo, del Venezuela, della Nigeria, ma anche italiani con bambini.
Domani sarà la volta del messaggio Urbi et Orbi e il 26 aprirà la Porta Santa al carcere
di Rebibbia. Non mancheranno gli incontri istituzionali: a gennaio incontrerà il presidente uscente americano Biden, con il quale probabilmente parlerà di un tema che a Bergoglio sta molto a cuore, l’abolizione della pena di morte proprio per salvare quella quindicina di detenuti che negli Usa attendono l’esecuzione capitale e per i quali l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, il Papa ha chiesto di commutare la loro pena.
La nascita del Giubileo
Risale a una antica tradizione ebraica che fissava ogni 50 un anno di riposo della terra con la restituzione delle terre confiscate e la liberazione degli schiavi. Per segnalare, l’inizio della festa, si suonava un corno di ariete, in ebraico Jobel, da cui l’evento prende il nome. Il primo Giubileo cattolico fu promulgato nel 1300 da Bonifacio VIII (Benedetto Caetani). Questi era nato nel 1235 ad Anagni e apparteneva alla famiglia nobile dei Caetani, con grandi proprietà terriere e notevoli mezzi finanziari. Fu eletto Papa nel conclave tenutosi il 23 dicembre del 1294 a Castelnuovo di Napoli, dopo aver “consigliato” di abdicare al povero Papa eremita Celestino V che poi costrinse in una piccolissima cella nel Castello di Fumone.
Bonifacio VIII incoronato in San Pietro il 23 gennaio del 1295 in un’atmosfera di grandiosità e con tutti i nobili romani a fargli da contorno, nonché la presenza del Re Carlo di Napoli e di suo figlio Carlo Martello. Bonifacio VIII fissò il Giubileo ogni 100 anni.
Perché fu indetto?
Apprendiamo la storia dal racconto di mons. Fisichella, prefetto del Dicastero per la Nuova Evangelizzazione, che ha avuto l’incarico da Papa Francesco di organizzare
quest’Anno Santo 2025. «Ha origine» – afferma – «perché il popolo romano a più riprese chiedeva al Papa “Il Grande perdono”. Si frugò negli archivi della Curia per cercare una precisa testimonianza di questo, che la voce pubblica, asseriva fosse un antico costume. Consultatosi Bonifacio VIII concesse la pienezza del perdono. A febbraio del 1300 con la Bolla Antiquorum habet concesse che dal Natale del 1299 tutti potessero ottenere l’indulgenza per l’inizio del nuovo secolo. Da Avignone, dove si trovava Papa Clemente VI (il francese Pierre Roger de Beaufort) benedetto con sette anni di anticipo nel 1343, venne indetto il secondo Giubileo con la scadenza di 50 anni».
«Qui siamo nel periodo in cui i Papi si trasferirono ad Avignone, la cattività avignonese, che dal 1305 si concluse nel 1376. Fu in questi anni che Petrarca e altri personaggi storici si recarono nella Città francese per supplicare i Papi di ritornare a Roma, che era in preda all’anarchia delle famiglie nobili romane che si contendevano il potere. L’indulgenza concessa ai pellegrini denominati “romei” che avessero fatto visita per trenta volte – per i cittadini romani e quindici per i forestieri – alle Basiliche di San Pietro e San Paolo Fuori le mura.
Terremoto
«Legatissimo alla sua terra francese» – continua mons. Fisichella – «Clemente VI non tornò a Roma per il Giubileo del 1350, la sua assenza rimase una ferita aperta per i romani che l’anno precedente, avevano subito un forte terremoto, quello del 1349, considerato tra i più devastanti avvenuto in Italia. Il 9 settembre la terra tremò nella zona dell’Aquila, 8° grado della scala Mercalli, e causo gravi danni anche a Roma, come scrive il Petrarca. Crollò una parte consistente del Colosseo, il Campanile di San Paolo Fuori le mura ebbe danni gravi, come anche la Basilica dei Santi Apostoli e la Torre dei Conti».
Fissato a 33 anni
«La bolla Salvator noster Dominus del 29 aprile 1373 emanata da Gregorio XI, sempre da Avignone, aggiunge alla pratica giubilare la visita alla basilica di Santa Maria
Maggiore affinché la Vergine Maria fosse venerata dai pellegrini. Le Basiliche da visitare furono quindi portate a quattro. Urbano VI l’8 aprile del 1389 fissò una nuova scadenza a 33 anni “considerato che il tempo della vita degli uomini si è abbreviato e che i più non giungono all’anno cinquantesimo e desiderando che un maggior numero di fedeli possa partecipare all’indulgenza e cresca nella devozione, si rinvigorisca nella speranza e si rafforzi nella carità spostiamo il giubileo all’anno trentesimo terzo”. Ciò riporta al ricordo dei 33 anni della vita del Cristo», racconta il mons.
L’arcivescovo continua affermando che: «Fu il veneziano Pietro Barbo, cardinale di San Marco, che, salito al trono pontificio il 30 agosto del 1464, sei anni più tardi con la Bolla Inneffabilis Providentia, stabilì che il Giubileo dovesse essere celebrato ogni 25 anni. Nel 1475, quando stava per raccoglierne i frutti, non ci riuscì perché il 26 luglio del 1471 un colpo apoplettico lo stroncò.
Il Giubileo è considerato ordinario se legato a scadenze prestabilite e straordinario se è indetto dal Papa per qualche avvenimento importante come quello del 2015, voluto da Papa Francesco in occasione del 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II.
Le Porte Sante
La prima Porta Santa che sarà aperta da Papa Francesco è quella di San Pietro, il 24 dicembre alle ore 19, seguiranno a distanza di qualche giorno quelle di San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore.
Oltrepassare la porta significa superare le incertezze della vita. Troppe famiglie vivono nella solitudine, nelle difficoltà di relazione ed economiche. L’anno che viene è per tutti un anno
di speranza, ci sono porte che si aprono come quando ci si sposa e si lascia la casa dei genitori per aprirne un’altra alla vita insieme a un’altra persona per realizzare un nuovo nucleo familiare, quando si torna a casa con i figli appena nati e si apre la stessa porta per seguire sogni e necessità lavorative. Aprire la porta per accompagnare i figli, che ormai grandi, lasciano la nostra casa per aprirsi ad altre opportunità. È la Chiesa che, ora, aprendo la Porta ci accoglie come una vera famiglia, dandoci ristoro quando abbiamo perso la voglia e la forza di sperare e che ci accompagna, perché non resterà mai chiusa per nessuno.
Giancarlo Cocco
Foto © Il Quadrante, La Difesa del Popolo, Prometheus Studio, Cronologia.it, Basilica Papale di Santa Maria Maggiore













