Grecia e Cipro in allerta per le mosse della Turchia

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Cipro

Tutta la comunità internazionale è preoccupata per il deterioramento delle relazioni tra Ankara e Tel Aviv

Nicosia e Atene hanno avvertito Bruxelles che se le azioni turche violano i diritti sovrani di Cipro, allora le questioni euro-turche e qualsiasi assistenza alla Siria da parte dell’Unione europea diventeranno una difficoltà. Sia il Governo greco che quello cipriota hanno espresso la loro profonda insoddisfazione per le nuove azioni della Turchia. Come si afferma nel rapporto di Andreas Pibishis in “Phileleftheros” insieme ai messaggi di avvertimento a Bruxelles e a diverse Capitali europee, entrambi i Paesi stanno seguendo gli sviluppi in Siria, soprattutto per quanto riguarda le azioni turche. Finora non hanno nulla nelle loro mani oltre a ciò che è venuto alla luce.

Le due Nazioni credono che i rapporti possano essere un preludio alle intenzioni turche che potrebbero materializzarsi a lungo termine. Allo stesso tempo, in entrambe le Capitali, sorge un punto interrogativo sul fatto che la delimitazione della Zee (Zona economica esclusiva) con la Turchia sia attualmente una priorità per i siriani. In ogni caso, tuttavia, sia il Governo greco che quello cipriota hanno chiarito la loro posizione: qualsiasi iniziativa della Turchia che metta in discussione i diritti sovrani della Repubblica di Cipro e allo stesso tempo proceda con nuovi fatti compiuti nella Regione non è accettabile.

La Grecia ha reagito con forza, ritenendo che la Turchia stia cercando di creare un nuovo fatto compiuto sul modello del memorandum turco-libico. Il messaggio dei due Stati membri dell’Ue si basa sul non permettere che si proceda con le questioni euro–turche, ma anche con qualsiasi assistenza alla Siria, se il nuovo regime del Paese seguirà le orme di Ankara.

Soluzione a due Stati

Intanto Ersin Tatar, presidente di Cipro del Nord, era ad Ankara il giorno di Natale dove ha avuto un incontro con Recep Tayyip Erdoğan. Il viaggio si è svolto in via straordinaria e, almeno secondo quanto dichiarato pubblicamente, l’attenzione si è concentrata sulla questione cipriota. Anche il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz era presente all’incontro.

Secondo l’emittente pubblica turca TRT Haber, in una conferenza stampa congiunta, Yilmaz ha espresso la soddisfazione della Turchia per l’unità e la cooperazione con i turco-ciprioti. «Nel nostro incontro con il signor Tatar, abbiamo discusso della forte cooperazione che abbiamo stabilito tra i nostri Paesi in tutti i settori della vita. Finora la Turchia ha mobilitato tutti i mezzi per il libero sviluppo e la prosperità dei turco-ciprioti. Continueremo a farlo allo stesso modo», ha sostenuto il il vicepresidente.

Inoltre ha fatto riferimento alla “necessità” di adottare misure per una soluzione a due Stati al problema di Cipro. «La lotta dei turco-ciprioti per la giustizia, che dura da più di mezzo secolo, trae forza dalla nostra forte solidarietà e dalla nostra fede in una soluzione giusta, permanente e praticabile, in linea con le realtà dell’Isola. La realtà di Cipro è composta da due Stati e due comunità. Non sarà possibile risolvere il problema con un approccio che è lontano da queste realtà. I decenni senza una soluzione che ci siamo lasciati alle spalle ne sono la prova più grande. Come abbiamo affermato in passato, il capitolo della federazione è stato chiuso», ha continuato.

Volontà diverse

Riferendosi all’ultimo incontro Christodoulidīs-Tatar con Guterres, Yilmaz ha osservato che «il segretario generale delle Nazioni Unite ha confermato, per la prima volta ufficialmente, dopo l’incontro, che non c’è un terreno comune tra i due leader sulla questione di Cipro. Crediamo che dovremmo muoverci in base a questa realtà nei colloqui di Cipro in futuro», ha sostenuto.

Il presidente di Cipro del Nord nelle sue dichiarazioni ha ribadito le loro ben note posizioni, a partire dal fatto che le Nazioni Unite, dopo la cena di New York, avevano annunciato che “non c’è un terreno comune per l’avvio del processo negoziale” e la menzione delle diverse posizioni delle due parti è un guadagno diplomatico per la parte turca. Riferendosi alla proposta di aprire un valico nella zona di Mia Milia, Tatar ha sottolineato che contribuirà ad aumentare il commercio tra i “due popoli“, secondo la sua espressione, e a ridurre la congestione della barricata di Ayios Dometios, nel quadro del regolamento sulla linea verde.

Inoltre ha affermato che accanto al “complesso presidenziale” e al “Parlamento” nell’area, è stato creato un parco di 400 acri, che fornirà ai “cittadini” spazi per passeggiate, ciclismo e attività sociali. Ha sostenuto che l’aumento del traffico nell’area occupata rende importante l’apertura della barricata di Mia Milia.

Ankara e Israele

Oltre a queste preoccupazioni ne esistono anche per l’escalation della tensione tra Israele e Turchia sullo sfondo degli sviluppi in Siria, come citato in un articolo di Efrat CiproLahter su Fox News. Mentre Tel Aviv e Ankara intraprendono azioni concrete nella Siria devastata dalla guerra, le crescenti tensioni hanno approfondito la spaccatura tra i due Paesi e sollevato preoccupazioni sulla stabilità regionale e sul destino delle forze curde sostenute dagli Stati Uniti che combattono l’Isis. Il ministero degli Esteri turco ha criticato Israele per l’espansione degli insediamenti sulle alture del Golan, definendola parte “dell’espansione dei confini attraverso l’occupazione”. La Turchia ha esortato a rispettare l’accordo di disimpegno del 1974, che stabiliva un cessate il fuoco tra Israele e Siria.

Lo scambio insolitamente intenso di recriminazioni riflette un nuovo basso livello nelle relazioni bilaterali, secondo Gallia Lindenstrauss, dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale. «Le relazioni tra Israele e Turchia sono ora al punto più basso degli ultimi decenni», ha affermato a Fox News Digital. «A maggio, la Turchia ha imposto un divieto commerciale totale a Israele, recidendo tutti i legami diretti. Questo non ha precedenti per i Paesi che mantengono relazioni diplomatiche».

L’unione fa la forza

La retorica del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha ulteriormente messo difficoltà alle relazioni. Il suo sostegno a Hamas, che ha effettuato l’attacco del 7 ottobre contro Israele, e le sue accuse di genocidio a Gaza hanno attirato l’ira di Israele. «Dobbiamo essere molto forti in modo che Israele non possa fare queste cose ridicole in Palestina», ha Affermato a luglio. «Siamo entrati in Karabakh, come anche in Libia, potremmo fare lo stesso con loro». Ha, inoltre, esortato le Nazioni islamiche a unirsi contro Tel Aviv, definendolo «la minaccia più tangibile alla pace Regionale e globale».

La Lindenstrauss ha sottolineato che una delle maggiori fonti di tensione derivi da «la Turchia sostiene Hamas e vuole vedere Hamas rimanere al comando a Gaza dopo la guerra». Le ambizioni stanno crescendo, «ha il controllo delle Regioni settentrionali e ha sostenuto i ribelli contro Assad. La domanda ora è se l’influenza di Ankara si estenderà più a sud, rendendola protettrice del regime emergente. La Turchia non può mantenere la sua influenza in Siria da sola. Ha bisogno della cooperazione degli Stati del Golfo, in particolare del Qatar, dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, per finanziarne la ricostruzione».

Piccoli passi

Intanto il gruppo turco Baykar, leader globale nella tecnologia dei droni, nella sistemistica e nell’intelligenza artificiale è diventata la proprietaria la Piaggio Aerospace. Considerato un’eccellenza internazionale nei velivoli senza pilota, Baykar porterà una nuova direzione strategica all’azienda italiana aprendo nuove prospettive per il rilancio puntando su tecnologie innovative e mercati in espansione.

Da un lato, per il gruppo turco fondato nel 1984 da Özdemir Bayraktar, oggi guidato dai figli Selçuk (Chief Technology Officer) e Haluk (General Manager) dopo la morte del fondatore nel 2021, si tratta di un passo importante per ampliare la propria presenza internazionale. L’azienda è nota per i droni Bayraktar TB1 e TB2, che hanno giocato un ruolo cruciale in conflitti come la guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020 e, ancor più, nella guerra russo-ucraina.

Baykar, è anche la “gallina dalle uova d’oro” per l’economia turca, dato che nel consiglio di amministrazione c’è il genero del presidente Recep Tayyip Erdoğan, Selcuk Bayraktar. Questa mossa è vista in Turchia come quella che darà a Baykar il know-how di cui ha bisogno (o parte di esso) per produrre l’ambito motore che finalmente decollerà dal caccia KAAN di produzione nazionale, che non entra in produzione di massa a causa della mancanza di un motore adatto per un caccia di queste dimensioni.

Una Turchia che gioca su ogni fronte e che oggi, alla luce della caduta del regime siriano di Bashar al-Assad, ha visto rafforzarsi sul terreno quella proiezione militare che in campo di mezzi e export aveva già preso piede proprio grazie ai suoi iconici droni.

 

George Labrinopoulos

Foto © Ginevra Larosa, Il Manifesto, Orient XXI, Inside Over

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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