Siria, nuovo regime non limiterà le libertà

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L’Unione europea si schiera al fianco del popolo siriano rivolgendo il pensiero a tutte le vittime del regime di Assad e a quelle del conflitto

In Siria affidato l’incarico del Governo di transizione a Muhammad alBashir. La sua nomina è arrivata al termine di un incontro tra il comandante del Dipartimento delle operazioni dell’opposizione armata, Ahmed al-Shara, e il primo ministro del precedente regime, Muhammad al-Jalali, che aveva il compito di gestire gli affari del Governo e di organizzare il trasferimento di potere. Il neo primo ministro siriano è nato nel 1983 nella Provincia di Idlib (nord-ovest) ed è un ingegnere.

Hayat Tahrir al Sham (HTS), la coalizione di milizie che ha rovesciato il potere siriano di Bashar al Assad, afferma, attraverso un portavoce, che il nuovo Governo in Siria non imporrà il velo alle donne, né introdurrà alcuna forma di limitazione alle libertà individuali. «In tutti questi anni di amministrazione a Idlib e nelle altre zone liberate non abbiamo mai imposto il velo a nessuno, né ai musulmani né ai curdi, né ai drusi, né ai cristiani. Perché dovremmo cominciare a imporre adesso limiti alle libertà individuali?», si è chiesto retoricamente Mazen Jaber, uno dei portavoce di HTS.

Cambio di bandiera

Il primo giorno di quello che la Siria ha salutato come un risultato epocale nel rovesciare il Governo di Assad, i ribelli siriani hanno dichiarato un coprifuoco di 13 ore a Damasco per oggi lunedì 9 dicembre, per consolidare il loro controllo sulla Città e sulle sue principali Istituzioni. I cittadini sembra che abbiano rispettato il coprifuoco e la Capitale è stata fotografata completamente deserta, senza nessuno per le strade e con negozi e attività commerciali chiusi. Un’immagine diversa da quella della notte precedente, in cui gli abitanti di Damasco sono scesi in strada per festeggiare la caduta del Governo dopo l’annuncio dei ribelli. Il primo ministro siriano si dice pronto a collaborare con la leadership scelta dal popolo. Ghazi al-Jalali, in un’intervista con l’emittente Al Arabiya, ha ribadito che ora la Siria terrà libere elezioni «affinché la gente possa scegliere chi debba guidarli».

Con la caduta del regime di Assad è cambiata anche la bandiera siriana: quella rossa, bianca e nera con due stelle è considerata troppo legata alla dinastia che ha governato il Paese dal 1970. I gruppi armati e le persone scese in piazza per festeggiare hanno adottato la bandiera usata nei primi anni dell’indipendenza dalla Francia: ha tre strisce orizzontali verde, bianca e nera (i colori di tre storici califfati) e tre stelle a cinque punte di colore rosso che originariamente rappresentavano tre Province siriane.

Unione europea

«La caduta del regime criminale di Assad segna un momento storico per il popolo siriano. Esortiamo tutti gli attori a evitare ulteriori violenze, a garantire la protezione dei civili e a rispettare il diritto internazionale, compreso quello umanitario. Esortiamo in particolare a proteggere i membri di tutte le minoranze, comprese quelle cristiane e di altre confessioni non maggioritarie, nonché a garantire la sicurezza dei cittadini stranieri e il rispetto delle rappresentanze diplomatiche a Damasco», dichiara l’alto rappresentate per la Politica Estera, Kaja Kallas, a nome dei 27 Paesi dell’Ue. «È fondamentale preservare l’integrità territoriale della Siria e rispettare la sua indipendenza, la sua sovranità e le istituzioni statali, nonché respingere ogni forma di estremismo», sottolinea la Kallas rimarcando anche l’importanza di proteggere il patrimonio culturale siriano.

“Il nostro pensiero va a tutte le vittime del regime di Assad e a quelle del conflitto. Tutti i siriani devono avere la possibilità di conoscere la verità sulla sorte dei loro cari. Oggi siamo al fianco di tutti i siriani, sia nel Paese che nella diaspora, che sono pieni di speranza, ma anche di coloro che temono un futuro incerto. Tutti devono avere l’opportunità di riunificare, stabilizzare e ricostruire il loro Paese, ripristinare la giustizia e garantire la responsabilità”, si legge nella dichiarazione delle cancellerie europee.

“Ora più che mai, è imperativo che tutte le parti interessate si impegnino in un Siriadialogo inclusivo, guidato dalla Siria e di sua proprietà, su tutte le questioni chiave per garantire una transizione ordinata, pacifica e inclusiva, nello spirito della Risoluzione 2254 dell’Onu. In questo periodo critico, l’Unione europea è al fianco del popolo siriano e rimane in stretto contatto con i partner della Regione e con i principali partner internazionali”, si legge nella dichiarazione nella quale i membri Ue ribadiscono il loro sostegno all’inviato Onu per la Siria, Geir Pedersen.

Israele

Domenica l’Idf ha occupato parte dellazona cuscinetto” che divide il proprio confine da quello della Siria nelle alture del Golan, un territorio conteso da decenni. Ha inviato carri armati e truppe a occupare il versante siriano del monte Hermon, uno dei più alti del Medio Oriente.

Le alture del Golan sono un territorio che Israele occupò militarmente nel 1967 durante la guerra dei Sei giorni, dopo averlo sottratto al controllo della Siria: per la comunità internazionale, le alture sono territorio siriano. La sistemazione attuale del Golan fu decisa tramite un accordo negoziato dall’Onu nel 1973 (dopo un’altra guerra, quella dello Yom Kippur), che prevedeva che tra il territorio occupato da Israele e la Siria fosse creata una “zona cuscinetto” di circa 400 chilometri quadrati, che sarebbe stata pattugliata dalla missione Undof (Forza di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite) per evitare nuove guerre tra le due parti.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che l’occupazione della “zona cuscinetto” è una misura «temporanea e difensiva», che sarà mantenuta «finché non sarà trovato un accordo adeguato». In teoria, quindi, una volta stabilizzata la situazione Israele dovrebbe tornare a ritirarsi dietro alle linee decise nel 1973. Non è chiaro, però, se lo farà. Inoltre, sempre domenica, Tel Aviv ha bombardato depositi di armi dell’esercito fedele ad Assad nel sud della Siria e attorno a Damasco, per evitare che finissero sotto il controllo dei miliziani.

Iran

Il comportamento di Teheran nei confronti delle nuove autorità siriane dipenderà dalle politiche che adotterà. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, citato da Al Jazeera. L’Iran valuterà «quale politica adotterà con la Repubblica islamica dell’Iran, quale avrà con i siriani (musulmani sciiti), quale sarà la distanza tra loro e il regime sionista (Israele), quale sarà la distanza tra loro e i gruppi terroristici. Come si comporteranno», ha continuato.

Turchia

L’Esercito libero siriano sostenuto dalla Turchia ha sottratto la Città di Manbij al controllo dell’organizzazione separatista curda Ypg. L’operazione è stata lanciata ieri e in poche ore i ribelli sostenuti da Ankara hanno preso il controllo di gran parte della Città. Tuttavia gli scontri sono andati avanti e nella notte era stata diffusa la notizia dell’uccisione di 26 miliziani curdi. A dare le informazioni della sconfitta di Ypg è stato lo stesso Esercito libero siriano. I separatisti curdi perdono così la loro roccaforte a ovest dell’Eufrate: Manbij era sotto il controllo di Ypg dal 2016. In base a quanto riferito, la popolazione araba della Città avrebbe aiutato l’Esercito libero siriano contro i curdi e liberato i detenuti dalle carceri.

Intanto, a Istanbul c’è stata una grossa manifestazione. La Turchia in questi anni ha accolto moltissimi civili siriani fuggiti dalla guerra: secondo i dati ufficiali del Governo oggi vivono lì quasi 3 milioni di cittadine e cittadini siriani. Inoltre il Paese ha avuto un ruolo molto importante durante la guerra civile siriana, che va avanti dal 2011. Inizialmente aveva appoggiato e finanziato vari gruppi di ribelli anti-Assad, ma nel 2016 cambiò strategia per concentrarsi solo sul contrasto ai curdi siriani, che il Governo turco considera terroristi.

Russia

Dmitri Peskov, un portavoce del Governo russo, ha dichiarato ai media che la decisione di offrire asilo ad Assad e alla sua famiglia è stata presa personalmente da Vladimir Putin. Per il momento la Russia non dirà dove si trova Assad e non è in programma un suo incontro con il presidente.

All’ambasciata siriana di Mosca rimossa la bandiera assadista e sostituita con la nuova. Il fatto è rilevante, dato che la Russia è da tempo uno dei principali alleati di Assad.

 

Ginevra Larosa

Foto © Detroit Free Press, X, Al Jazeera, NDTV

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