Siria, si intensifica la guerra civile in corso dal 2011

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Siria

La situazione segna anche un nuovo contrasto tra Usa, Israele, Russia, Turchia e Iran, dato che ognuno ha i propri interessi nel Paese

In Siria, tormentata dalla guerra dal 2011, si apre un altro brutto capitolo. Ribelli jihadisti e gruppi armati, guidati da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), hanno lanciato un’offensiva contro le forze governative di Bashar al-Assad nella Regione nord-occidentale del Paese. Questo scontro si inserisce in un contesto geopolitico complesso, segnato dall’influenza di potenze regionali e globali come Russia, Iran e Turchia, e da mutamenti strategici legati anche ai conflitti in Libano e al genocidio palestinese a Gaza. Alla luce della situazione, decine di migliaia di civili sono in fuga.

Da ieri è in atto un tentativo di colpo di Stato nella Capitale della Siria. La notizia, riportata dalla maggior parte dei media turchi, è corredata da video di esplosioni e scontri a Damasco che, affermano, sarebbero riconducibili all’ammutinamento di una parte dell’esercito. Ma il presidente siriano, Bashar alAssad, ha fatto sapere che il suo Paese è in grado di «sconfiggere i terroristi», dopo l’offensiva lanciata dai ribelli nel nordovest. «La Siria continua a difendere la sua stabilità e integrità territoriale di fronte a tutti i terroristi e ai loro sostenitori, ed è in grado, con l’aiuto dei suoi alleati e amici, di sconfiggerli ed eliminarli, indipendentemente dall’intensità dei loro attacchi», ha affermato durante una telefonata con il suo omologo emiratino.

Aleppo nelle mani dei ribelli

I jihadisti del gruppo HTS e le fazioni alleate contro il regime di Bashar al-Assad stanno avanzando nella provincia centrale siriana di Hama dopo aver conquistato territori chiave nelle province nord-occidentali di Aleppo e Idlib dalle quali erano stati cacciati nel 2016. Il ministero della Difesa siriano, intanto, ha annunciato che l’esercito lancerà presto un contrattacco. E, secondo il Governo libanese, il leader dell’Hts Abu Mohammad alJolani è stato ucciso in un raid aereo compiuto da caccia russi su Aleppo. L’esercito siriano invece parla di “ritiro temporaneo delle truppe”, a nordovest, dove gruppi ribelli hanno lanciato un’offensiva a sorpresa contro le posizioni governative, dichiarando che decine dei suoi soldati sono stati uccisi o feriti.

“Ieri gli uomini dell’organizzazione legata ad al-Qaeda, hanno preso il controllo dell’aeroporto internazionale di Aleppo, il primo, civile, a cadere sotto il controllo dell’HTS”, ha affermato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Gli insorti hanno preso il controllo di numerose Città e villaggi nella parte settentrionale della Provincia. Con l’avanzata dei ribelli si sono ritirate le milizie sostenute dall’Iran e si sono riposizionate le unità curde nella periferia nord-occidentale di Aleppo, hanno spiegato gli attivisti dell’Osservatorio.

Teheran sta con la Siria

«L’Iran appoggerà con forza il Governo e l’esercito siriani contro i gruppi terroristici», ha dichiarato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, citato dall’agenzia Irna. «Ovvio che gli Usa e il regime israeliano sono in combutta con i gruppi terroristici in Siria, in quanto il regime sionista, dopo il recente fallimento dei suoi obiettivi, cerca di raggiungere i suoi scopi creando insicurezza nella Regione attraverso questi terroristi», ha affermato.

«Gli Stati islamici dovrebbero intervenire per prevenire il protrarsi della crisi in Siria e impedire agli Stati Uniti e a Israele di sfruttare i conflitti interni di altri Paesi», sostiene il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. «I Paesi che si dichiarano sostenitori dei diritti umani e della pace, in realtà hanno un ruolo nell’uccisione di persone innocenti, a causa del loro sostegno alla guerra e agli omicidi nella Regione», ha aggiunto, come riporta l’Isna.

Rischio collasso migratorio

Il vicepremier e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha rassicurato affermando: «Stiamo seguendo minuto per minuto i combattimenti in corso nel centro della Siria tra le truppe regolari e i ribelli sostenuti dalla Turchia. Stiamo seguendo la situazione dei nostri connazionali. È difficile passare dal nord al sud del Paese. Con il nostro ambasciatore stiamo vedendo come possiamo aiutare i 120 italiani presenti ad Aleppo. Un piccolo gruppo si sta spostando verso Damasco, mentre gli altri che sono membri di famiglie italo-siriane o sono religiosi che hanno deciso di rimanere. I ribelli hanno fatto sapere che non ci sono pericoli per chi non è combattente, in particolare per i cittadini italiani».

«Il problema è però che si rischia un collasso migratorio. Se continua la guerra civile rischiamo di vedere ripetersi quello che è successo qualche anno fa, quando milioni di siriani si spostarono dal Paese. Una situazione da tenere sotto controllo», ha aggiunto il capo della Farnesina.

Usa

«Stiamo monitorando attentamente la situazione in Siria e siamo stati in contatto nelle ultime 48 ore con le Capitali della Regione: il continuo rifiuto del regime di Assad di impegnarsi nel processo politico delineato nella risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la sua dipendenza da Russia e Iran hanno creato le condizioni che si stanno verificando ora, tra cui il crollo delle linee del regime nella Siria nord-occidentale». Così Sean Savett, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa in un dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca nella notte. «Allo stesso tempo, gli Usa non hanno nulla a che fare con questa offensiva, guidata da Hayat Tahir al-Sham (HTS), designata organizzazione terroristica» ha aggiunto.

«Gli Usa, insieme con i loro partner e alleati, sollecitano la deescalation, la protezione Siriadei civili e dei gruppi minoritari e un processo politico serio e credibile che possa porre fine a questa guerra civile una volta per tutte con un accordo politico coerente con la risoluzione. Continueremo inoltre a difendere e proteggere pienamente il personale e le posizioni militari statunitensi, che rimangono essenziali per garantire che l’Isis non possa mai più risorgere in Siria», ha chiosato.

Ankara

La Turchia segue da vicino gli sviluppi in Siria, aspetta l’insediamento del nuovo presidente americano Donald Trump e intanto avvisa gli Usa: «nessuno Stato curdo in Siria». Un messaggio chiaro lanciato dal ministro degli Esteri di Ankara, Hakan Fidan. «La Siria è sensibile per gli Usa ma lo è a maggior ragione per noi. Gli americani conoscono molto bene la nostra posizione. In Siria c’è una organizzazione terroristica (i curdi di Ypg) legata agli Usa, se questi sospendessero il sostegno non durerebbero più di tre giorni. In questo contesto non è possibile la formazione di un nuovo Stato in Siria. Esiste uno Stato curdo in Iraq, autonomo e federato e con l’Ypg non è in buoni rapporti. Il nostro obiettivo primario è mantenere l’integrità territoriale della Siria», ha continuato Fidan.

 

Ginevra Larosa

Foto © Breaking The News, Enab Baladi, Nena News, The War Zone

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