Il Giubileo 2025 che parla della Speranza

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Speranza

Anche a Pesaro e Urbino varie iniziative in questo anno Santo, a partire dal treno dei pellegrini

Con l’apertura della Porta Santa in San Pietro la vigilia di Natale e quella del carcere romano di Regina Coeli, Papa Francesco, che nel suo pontificato ha indetto due giubilei, ha voluto intitolare il Giubileo della speranza, per il 2025. Il simbolismo di un rito, fra l’altro sobrio, è una finestra su un mondo che ha bisogno di speranza, con le guerre in corso e le contraddizioni sociali che si trovano a livello mondiale.

Anche l’Arcidiocesi di Pesaro e Urbino parteciperà a Roma al Giubileo con il treno dei pellegrini. L’arcivescovo metropolita mons. Sandro Salvucci guiderà il pellegrinaggio il 22 febbraio prossimo. Il primo segno del giubileo è il perdono e della misericordia che, con un termine ormai fuori moda, è l’indulgenza che porta al perdono dei peccati. E anche papa Francesco nella bella omelia della vigilia di Natale, ha parlato di speranza per l’umanità, perché Dio perdona sempre. Da qui il significato storico dei Giubilei a cui si aggiunge il significato di pellegrinaggio, un cammino, che per mons. Salvucci deve avere una precisa direzione, altrimenti saremmo degli erranti.

Invece per l’umanità la meta è attraversare la Porta Santa che poi, come dice Gesù, simboleggia la strada che ci conduce al Padre. Per questo Papa Francesco nella bolla di indizione Spes Non Confundit invita ad essere concretamente operatori di pace, aperti a una vita accogliente e vicini alle persone sole e abbandonate. E fra i dimenticati della società vi sono i giovani, da qui il Giubileo degli adolescenti. Occorre una rivoluzione culturale per i giovani, perché la digitalizzazione li spinge a rinchiudersi e perdere la speranza.

Per i primi cristiani la simbologia del pesce aveva un significato di speranza nel risorto come quella donata dai poveri o dai bambini immigrati. Purtroppo, come ha spesso denunciato Papa Francesco, migliaia di bambini vengono uccisi in guerre ingiuste e fratricide. Risuonano le parole di Charles Peguy: “la speranza è la sorella minore e che prende per mano, amore e fede“.

Una delle immagini simbolo di ogni Giubileo è quella del Pontefice che varca la soglia della Porta Santa e che ha profonde radici nel Medioevo. Il primo pellegrino a oltrepassarla è il Vescovo di Roma. Nel 1450 lo storico Giovanni Rucellai da Viterbo ci ha lasciato una notizia certa, fu Papa Martino V nel 1423 ad aprire per la prima volta la Porta Santa nella Basilica di San Giovanni in Laterano. A San Pietro l’apertura avvenne per il Natale nel 1499. Papa Alessandro VI la volle anche in altre basiliche romane. Il 24 dicembre 1899 coincise con la sfida alla modernizzazione. Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, all’apertura della porta, entrò in basilica da solo, mentre i cortei entrarono dalle porte laterali.

Nel 1933 per il Giubileo arrivarono a Roma oltre 2 milioni di pellegrini, oggi se ne prevedono 35 milioni. Oltre alla Fede anche un fenomeno di massa. Il Giubileo del 1975 Speranzaera dedicato alla riconciliazione. A Papa Paolo VI, al momento dell’apertura con il martello, alcuni calcinacci sfiorano il Pontefice e dal giubileo successivo la porta risulta chiusa dall’interno. Il 25 marzo 1983 Giovanni Paolo II, celebra il giubileo fuori della cadenza venticinquennale. Nell’omelia papa Wojtyla ricorda che la porta è un simbolo, in cui si entra principalmente nella più santa dimensione della Chiesa, quella di grazia e di salvezza. Il Giubileo del 2000 è quello che più si ricorderà in età moderna con Giovanni Paolo II malato in ginocchio che si aggrappa alla croce.

Straordinario

Papa Francesco apre il suo pontificato alle periferie del Mondo e la Porta Santa è quella di Notre-Dame di Bangui nell’immenso continente africano. In libreria da qualche giorno è possibile trovare un interessante saggio della storica medioevista Chiara Furgoni ed. Il Mulino. Il titolo del libro è “Due Papi per un Giubileo” e analizza il contesto politico, attraverso una documentazione del primo giubileo e il passaggio da Papa Celestino V a Bonifacio VIII e il significato di pellegrinaggio e indulgenza dei peccati.

 

Paolo Montanari

Foto © Vatican News, YouTube

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