Jalsa Salana UK 2026: sessant’anni di fede, pace e fratellanza

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Riuniti oltre 51 mila fedeli da 100 Paesi, in tre giorni di preghiera e dialogo

Tre giorni di fede, pace e fratellanza. Dal 24 al 26 luglio, presso Hadeeqatul Mahdi, 210 acri nella campagna dello Hampshire a sud-ovest di Londra, è sorta una Città di oltre 240 tende bianche: la Jalsa Salana UK 2026. L’evento annuale, che raduna persone di ogni profilo e ceto provenienti da oltre 100 Paesi, ha visto quest’anno la partecipazione di 51.181  fedeli, ai quali si sono aggiunti più di 16.000 partecipanti collegati online da 117 centri della Comunità in 62 Paesi. La Jalsa internazionale, cuore pulsante della Comunità Musulmana Ahmadiyya nel Mondo, dove pace, amore e giustizia sono l’unico vero programma in agenda.

Storia e significato

La parola Jalsa (arabo e urdu) significa riunione, assemblea o seduta, derivando dal verbo arabo jalasa che vuol dire “sedersi“. Il primo raduno della Comunità nasce nel 1981 a Qadian, un remoto villaggio del Punjab, per volontà di Hazrat Mirza Ghulam Ahmad, fondatore del movimento Ahmadiyya. Al primo raduno presero parte appena settantacinque persone. Lo stesso fondatore ne indicò lo scopo: quello di stabilire programmi per la crescita intellettuale, morale e spirituale della Comunità.

Con il trasferimento del Khilafat (Califfato) a Londra, la convention britannica è diventata defacto la Jalsa internazionale per eccellenza nel 1964; dal 2006 con sede a Hadeeqatul Mahdi, sempre nelle fattorie dell’Oakland. L’edizione di quest’anno è particolarmente speciale, poiché segna sessant’anni di storia nel Regno Unito – fatta eccezione per l’anno della pandemia, che nel 2020 ne impone l’annullamento, e nel 2021 si tiene in forma ridotta per i soli residenti britannici. Questo cammino in salita ha trasformato un piccolo raduno del Punjab nella più grande convention musulmana d’Europa.

Una Città autosufficiente

Dietro la Jalsa Salana UK 2026 si trova una macchina imponente: oltre 7.000 volontari – tra avvocati, ingegneri, dottori, insegnanti, assistenti ai servizi sociali, addetti alla sicurezza, ecc. – che per mesi hanno lavorato instancabilmente affinché l’intero complesso funzioni alla perfezione. Un organizzazione impeccabile: un impianto per la produzione del pane raddoppiato per garanzia di continuità, una cucina che serve cibo a tutti gli ospiti tre volte al giorno, un’app con mappa interattiva e traffico in tempo reale, alloggi ampliati per accogliere fino a 55.000 persone, mostre ed esibizioni, bazaar, food truck, una vera e propria città operativa 24/24 per 3 giorni interi.

Il tutto è stato trasmesso gratuitamente in mondovisione su MTA International, in dodici lingue, con traduzioni simultanee in cuffia in venti idiomi. Anche Eurocomunicazione ha coperto gli eventi chiave della convention trasmettendoli sui proprio canali social. L’episodio principale è stato quello dell’apertura della convention, con il Sermone del Venerdì. Sua Santità ha scelto di parlare proprio di ospitalità come segno distintivo della fede, facendo riferimento ai migliaia di volontari che lasciano lavoro e comodità per servire gli ospiti, ricordando loro di seguire l’esempio e gli insegnamenti del Santo Profeta Muhammad sull’accoglienza verso gli ospiti e gli stranieri.

Migliaia di voci, un unico canto

Nel pomeriggio di venerdì, come da tradizione, Sua Santità ha issato il LiwaeAhmadiyyat – l’alzabandierastendardo della Comunità affiancato dalla bandiera del Regno Unito, circondato dalle bandiere di tutte le Nazioni rappresentate alla Jalsa: un gesto che apre ogni edizione e trasmette il carattere universale della convention.

In ciascuna delle tre giornate Sua Santità ha rivolto ai presenti un discorso diverso. Nel discorso inaugurale di Venerdì, ha posto al centro la taqwa – rettitudine – vero scopo del raduno: diventare esempi gli uni per gli altri in pietà, tenerezza di cuore e amore reciproco. Sabato, si sono tenuti due discorsi: uno nella sezione delle donne – che conta 19.695 presenze femminili – e uno in quella degli uomini, ripercorrendo un anno di grazia divina sulla Comunità nel Mondo, con 398 nuove sedi fondate, 172 nuove moschee in tutto il Mondo, e 267.596 nuovi convertiti da 132 Paesi. Numeri che raccontano storie di fede, speranza e trasformazione.

Come sottolinea il Grande Imam della Comunità Ahmadiyya in Italia, Ataul Wasih Tariq «Ogni anima che trova la verità, ogni nuova comunità, ogni moschea costruita e ogni ora di servizio dedicata, è un passo verso un Mondo migliore».

Il dialogo interreligioso, da Roma a Londra e oltre

La Jalsa si conferma ogni anno un crocevia di fedi e pensieri diversi. Ai fedeli si sono affiancate delegazioni istituzionali, con leader e parlamentari, da Canada, Cile, Repubblica Ceca, Kosovo, Uganda e Nigeria – quest’ultima con oltre cinquanta membri guidata dall’Amir nazionale Alatoye Folorunzo Azeez.

La Santa Sede è stata rappresentata ufficialmente dall’arcivescovo di Birmingham Bernand Longley, in qualità di delegato del Dicastero del il Dialogo Interreligioso, che ha letto un messaggio speciale del cardinale George Jakob Koovakad, prefetto del Dicastero. Accanto alla presenza vaticana, l’ente cattolico Aid to the Church in Need porta a Hadeeqatul Mahdi la propria campagna per la piena applicazione dell’Articolo 18 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo sulla libertà religiosa: un tema che la Comunità Musulmana Ahmadiyya, perseguitata in Pakistan e non riconosciuta come musulmana da alcune frange del Mondo islamico, conosce sulla propria pelle.

Queste dichiarazioni giungono in un contesto che rende questo messaggio più urgente del solito. Due settimane prima, un raduno della Comunità di Suffolk è stato interrotto per una minaccia terroristica. Il British Muslim Trust Amnesty International segnalano che nel Regno Unito una moschea viene colpita in media ogni cinque minuti. Pertanto, Sua Santià ha fatto presente di rafforzare la sicurezza, chiedendo di pregare per la pace e la sicurezza degli Ahmadi in tutto il Mondo, esortando gli Ahmadi a offrire «i veri insegnamenti dell’Islam, fatti di pace, sicurezza e benevolenza per tutti».

La rappresentanza Italiana

Anche quest’anno l’Italia è stata presente. La delegazione, sotto invito del Grande Imam Ataul Wasih Tariq, comprende Giovanni De Negri, direttore di Eurocomunicazione; Michel Emi Maritato, ricercatore e docente presso l’Università Niccolò Cusano e il Ministero della Giustizia e l’avvocato Jacopo Pacini che a maggio hanno partecipato anche al Simposio per la Pace della Comunità; Alessandro Bonifazi, dottorando in geopolitica all’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma; Vasco Fronzoni, professore associato di Diritto islamico presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Telematica Pegaso; Federica Sona, professoressa associata presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino e direttrice del progetto Fis2 Mislam, e Cenap Aydin, direttore dell’Istituto Tevere a Roma.

Una presenza che prosegue un legame ormai consolidato: nel 2025 la delegazione italiana aveva incluso la Consigliera capitolina di Roma Rachele Mussolini e la redazione di Eurocomunicazione, con interviste e traduzioni simultanee in diretta dal campo. Tra questi: Brett Scharffs, docente universitario e professore di diritto presso la Reuben Clark Law School; Usman Ahmad direttore del Human Rights Desk; Malik Nasim Ahmed, segretario generale per il Comitato internazionale per i Diritti Umani e politico Svedese; e Niccolo Govoni, attivista per i diritti umani e fondatore della Onlus, Still I Rise, il quale ha ricevuto l’Ahmadiyya Peace Prize nell’edizione del 2025.  

La Bai’at internazionale

L’evento conclusivo si è suggellato domenica pomeriggio, con la cerimonia della Bai’at internazionale: un momento solenne a cui prendono parte migliaia di presenti, uniti in una catena umana, rinnovando il giuramento di fedeltà nelle mani del Califfo.

Il giuramento consiste nell’adempiere alle 10 condizioni della Bai’at; dei comandamenti stabiliti il 12 gennaio 1889 da Hazrat Mirza Ghulam Ahmad, come patto spirituale per l’adesione alla comunità. Si possono riassumere nei seguenti punti:

  • I: Non associare alcun partner a Dio (Shirk).
  • II: Evitare ogni vizio, falsità, immoralità, disonestà e trasgressione.
  • III: Osservare regolarmente le cinque preghiere quotidiane in osservanza agli insegnamenti del Santo Profeta Muhammad.
  • IV: Non causare alcun male a nessuna creatura di Dio.
  • V: Rimanere fedeli a Dio sia nella gioia che nel dolore.
  • VI: Abbandonare le usanze volgari e seguire i dettami del Santo Profeta e del Sacro Corano.
  • VII: Eliminare l’orgoglio e vanità, e agire con umiltà e mansuetudine.
  • VIII: Mettere il servizio alla fede al di sopra ogni interesse mondano o familiare.
  • IX: Servire e aiutare l’umanità per amore di Dio e a beneficio dell’umanità.
  • X: Stringere un legame di fratellanza con il Messia Promesso e ai suoi successori.

Una nuova alba

All’alba del lunedì, Hadeeqatul Mahdi torna ad essere, per undici mesi, un campo agricolo dello Hampshire. Si ergono però decine di migliaia di persone giunte da ogni angolo del Mondo per pregare, ascoltare i discorsi di Sua Santità, degli studiosi e degli ospiti; riconoscendosi fra fratelli e sorelle, a prescindere da lingua, passaporto, etnia o posizione sociale. Ogni Ahmadi segue i raggi del sole che lo proiettano verso la propria casa, portando con sé una fede rinnovata, e l’affermazione nel proprio cuore del motto “Love for All Hatred for None” – “Amore per Tutti, Odio Per Nessuno”, come pratica esemplare e modello di vita. Un messaggio che ancora oggi, è la prova che pace e giustizia si costruiscono insieme; anno dopo anno, nello stesso luogo, sotto gli stessi tendoni bianchi.

 

 

Ammir Stefan El-Mehrat
Foto © Makhzan-e-Tasaweer, Instagram, Al Hakam, MTA International

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