Il viaggio del Pontefice tra messaggio sulla libertà, sostegno agli ucraini e incontro con i giovani del Meeting
In questa estate assolata il Pontefice prosegue le sue visite pastorali in Italia. Dopo Lampedusa il 4 luglio e Assisi il 6 agosto, sabato 22 agosto di primo mattino Papa Leone ha raggiunto, dai Giardini Vaticani, con l’elicottero, la Repubblica di San Marino, per poi recarsi al Meeting di Rimini per l’amicizia tra i popoli.
Nel piccolo Stato incastonato tra L’Emilia Romagna e le Marche, è giunto intorno alle ore 9 nell’Avio superficie di Torraccia in territorio Sammarinese, che si trova a circa 200 metri dal confine con l’Italia. È stato accolto con gli onori militari come si conviene a un Capo di Stato in piazza della Libertà, la principale piazza del piccolo Stato europeo che ha 32mila abitanti e solo 61 chilometri quadrati di superfice. Qui sulla piazza principale ad attenderlo c’erano i due capitani reggenti, Alice Mina e Vladimiro Selva, nel Palazzo Pubblico, sede degli organi istituzionali, e ha firmato il Libro degli illustri ospiti. Poi il Pontefice ha incontrato nella sala del Consiglio grande e generale i consiglieri eletti. Attualmente conta 26 seggi attribuiti al Partito Democratico Cristiano Sammarinese, 18 al Partito Socialista, giunto secondo, mentre 8 a Repubblica futuro.
Il Papa si è affacciato al balcone che domina tutta la piazza e la valle, ha benedetto i numerosi fedeli. A conclusione della visita si è soffermato nella Basilica di San Marino, unitamente al vescovo di San Marino – Montefeltro Domenico Beneventi e don Marco Mazzanti, rettore della Basilica.
La visita di Papa Leone
Avviene dopo quella di San Giovanni Paolo II nel 1982 e di Benedetto XVI nel 2011. Nel suo discorso ai sammarinesi, Prevost ha ricordato che le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e San Marino risalgono ad aprile 1926, tre anni prima di quelle stabilite con il Regno d’Italia. Il Papa si è soffermato sulla Libertas, testamento spirituale del fondatore San Marino: «Non c’è vera libertà civile senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana» – ha affermato – «di cui la libertà è una componente essenziale… Promuovere la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza».
Ha poi proseguito sostenendo: «Libertas vuol dire anche una partecipazione attiva alla costruzione della pace. Condividiamo la stima per la diplomazia e il multilateralismo, quali vie privilegiate per promuovere l’intesa tra le Nazioni». Il Papa ha poi ricordato l’impegno di San Marino nello accogliere chi soffre e «si è mostrata con il sostegno e l’ospitalità al popolo ucraino». Ricordo ai lettori che San Marino a tutt’oggi accoglie oltre 800 ucraini fuggiti dal loro Paese.
Le origini di San Marino
La storia della Repubblica più antica del Mondo si dipana in diciassette secoli di indipendenza continua. Nel passato il territorio fu abitato dagli etruschi, poi nel 268 a.C. si ebbe la colonizzazione romana con la fondazione di Ariminium (Rimini). La prima comunità libera sul Monte Titano risale all’885 (d.C.). Secondo un anonimo del XII secolo, il tagliapietre Marino giunse a Rimini dalla Dalmazia nel 257 d.C. per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano. Installatosi nel territorio, Marino presto ebbe fama di taumaturgo e, avendo guarito il figlio di una importante nobildonna, Felicissima, proprietaria del territorio, questa per compensarlo gli donò il monte Titano. Il 3 settembre del 301, prima di morire, Marino pronunciò il motto fondativo: “Vi lascio liberi da entrambi gli uomini, cioè sia dall’imperatore che dal Papa”.
Il primo documento sulla vita della comunità sammarinese è datato 20 febbraio 885. È l’Arengo, cioè l’assemblea dei capi famiglia che esercita il potere, questo fino al 1243, quando furono eletti due Capitani Reggenti. Nel 1295 fu promulgato il primo corpo di leggi, gli statuti tuttora in vigore. Nel 1463, dopo la guerra con Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, San Marino si alleò con Papa Pio II e con Federico da Montefeltro. Sconfitto Sigismondo, la Repubblica ricevette come compenso anche i castelli di Fiorentino, Montegiardino e Serravalle.
L’assetto definitivo di San Marino si ebbe in quel periodo storico e si stabilizzò in 61 km quadrati. Nei secoli successivi la partecipazione alla vita pubblica fu legata all’esercizio di una professione sul territorio: fabbri, scalpellini, notai che votavano ognuno i loro rappresentanti. Nel 1797, mentre le armate napoleoniche travolgevano i vecchi Stati italiani, la Repubblica di San Marino riuscì a sopravvivere, guadagnandosi la stima dell’Imperatore.
San Marino e il Risorgimento
Dopo la caduta della Repubblica Romana nel 1849, Giuseppe Garibaldi, inseguito da ben quattro eserciti, gli austriaci, i francesi, gli spagnoli e i borbonici, cercò rifugio a San Marino con i suoi 1500 uomini superstiti. San Marino, fedele ai suoi principi di libertà, aprì le porte a Garibaldi. Qui il generale sciolse la sua legione, e i sammarinesi aiutarono i soldati a sfuggire all’accerchiamento, fornendo loro cibi e vestiario, nonché passaporti falsi. Una volta nato il Regno d’Italia, Garibaldi si ricordò dell’aiuto fornito da San Marino e si adoperò affinché la Repubblica non venisse annessa al nuovo Stato unitario.
Il 22 marzo 1862 venne firmata la “Convenzione di Amicizia e Buon Vicinato” con l’Italia, che riconosceva la sovranità della minuscola Repubblica all’interno dei suoi confini. La convenzione, firmata a Torino nel 1862, fu l’accettazione da parte di re Vittorio Emanuele II che la sovranità di San Marino era legittima. Tra le clausole, San Marino accettò di non coltivare tabacco, di non impiantare case da gioco; in cambio ottenne l’abbuono doganale per le merci dirette a San Marino sbarcate nei porti italiani. Sebbene neutrale durante la prima guerra mondiale, molti sammarinesi partirono volontari nelle file dell’esercito italiano. Questo rafforzò i legami con il Regno d’Italia.
Il ventennio fascista
Anche la Repubblica di San Marino subì l’influenza del fascismo con la nascita del Partito Fascista Sammarinese. Fu in questo periodo che venne realizzata la ferrovia elettrica Rimini-San Marino, finanziata dall’Italia come segno di amicizia, e inaugurata nel 1932. La ferrovia simboleggiava l’uscita dall’isolamento geografico. Durante il secondo conflitto mondiale, San Marino divenne un rifugio per oltre centomila profughi che fuggivano dalla linea gotica. Gli abitanti aprirono agli sfollati case, chiese e gallerie ferroviarie. Nonostante fosse uno Stato non belligerante, aerei della Raf britannica bombardarono il 26 giugno 1944 il territorio, causando 63 morti civili e molti feriti, nella errata convinzione che vi fossero i tedeschi, come avvenuto al territorio di Montecassino, sul monte Titano.
Con il ritorno alla democrazia nel 1945, si formò una forte coalizione di sinistra con socialisti e comunisti. Poi, nel 1959, le elezioni videro la vittoria dei democristiani e dei socialisti. Nel 1960 fu approvato il voto alle donne sammarinesi. Nel 1965 venne inaugurata la superstrada Rimini-San Marino e da Roma giunse a tagliare il nastro il presidente Saragat. Ora il Titano è divenuto una meta turistica tra le più visitate al Mondo. L’economia rurale si è trasformata in economia turistica e commerciale di grande rilevanza.
Papa Leone incontra i giovani di Comunione e Liberazione
Il Pontefice, dopo una breve visita al monastero di Sant’Antonio da Padova a Pennabilli, tenuto dalle monache agostiniane, si è recato nel pomeriggio alla Fiera di Rimini, ove è in corso dal 20 al 26 agosto l’annuale riunione dei giovani di Comunione e Liberazione. L’ultimo a partecipare al meeting era stato Giovanni Paolo II nel 1982. Nel suo intervento Papa Leone XIV ha citato più volte Don Giussani: «Comunione e Liberazione» – ha affermato Prevost – «nacque proprio in un tempo di crisi, nel 68. Don Giussani non si è spaventato dei momenti di passaggio e di crescita della Fraternità, ma li ha affrontati con coraggio evangelico».
Ha ricordato ai 5000 presenti che ci troviamo in un mondo lacerato da guerre e divisioni, ma «è la cultura cattolica che ci insegna che non possono esserci nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare la verità. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi che rendano convincente e credibile la conversione richiesta a tutti». E ha concluso: «L’amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove Vocazioni e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco! Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi. Uscite incontro a tutti. La Chiesa ci chiama a imparare ad ascoltarci a vicenda». Un invito ai giovani a fare questa esperienza del camminare insieme, per la promozione del bene nel Mondo.
Giancarlo Cocco
Foto © Vatican Media













