La mostra, allestita nei primi due piani del museo, raccoglie le opere degli interpreti di fine anni Ottanta e inizio anni Novanta
Al Museo d’Arte Moderna, Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo, dal 5 dicembre 2024 al 21 aprile 2025, è in mostra “Neo Pop: perenne metamorfosi di un mito”. Un’esposizione collettiva che mette in risalto l’attività di un gruppo di 15 artisti appartenenti alla corrente del Neo Pop e da anni impegnati in una complessa ricerca sulla nuova figurazione del linguaggio immediato, capace nella contemporaneità di rivolgersi a un pubblico sempre più ampio.
La mostra, curata da Giorgio Chinea Canale e allestita nei primi due piani del Museo,
vede protagonisti alcuni degli interpreti più rappresentativi della scena artistica di fine anni Ottanta e inizio anni Novanta del secolo scorso, tra cui Marco Lodola e Gianni Cella, e quelli che si sono affacciati al terzo millennio come Giuseppe Veneziano, Francesco De Molfetta, Fulvia Mendini, Andy Bluvertigo, Pao, Giovanni Motta, Laurina Paperina e The Bounty Killart, con la partecipazione di due giovanissimi artisti, Waro e Erk14 e la presenza internazionale di Tomoko Nagao, Gabriel Ortega e Albert Pinya.
L’abecedario
A di Autoironia: il Neo Pop è indubbiamente autoironico. Che poi in fondo, diciamocela, l’autoironia è o no l’aspetto più piacevole e divertente dell’intelligenza umana? Credo proprio di si.
B di Brillante: a proposito di ciò, il Neo Pop è un distillato di pura intelligenza. Non c’è corrente artistica contemporanea più abile nel parlare alle masse, va da sé, faccenda non da poco; il Neo Pop che spesso parte dal basso, finisce sempre per elevare qualsiasi
concetto e qualsiasi icona con arguzia, grazia e perspicacia.
C di Cult: il Neo Pop ama tutto ciò che è di nicchia e ricercato e qualsiasi prodotto culturale che nel tempo ha acquisito questo valore di prestigio. Cult, appunto: di culto.
D di Dinamismo: è un’arte in continua evoluzione, non si ferma mai. Rapida e camaleontica, cavalca i tempi moderni con grande stile e prontezza.
E di Erudita: il Neo Pop ama studiare, e quindi citare il mondo antico, le fonti, la storia, gli usi, i costumi, la letteratura e l’arte tutta per riportarla in auge nella contemporaneità sempre con nuove vesti, ogni volta riviste, rilette e corrette andando così infine a creare nuovi eterni miti.
F di Frivolo: gioca spesso e con malizia con vanità e leggerezza. Molte volte accusato di adottare un’estetica superficiale, ebbene, da curatore e gallerista, io credo che non ci sia nulla di più profondo della superficie. Proprio la bellezza ci obbliga a voltare lo sguardo e ad
andare in profondità, specialmente in tempi orrendi come questi.
G di Glamour: Il Neo Pop è estremamente glam, soprattutto se si pensa al significato più antico di questo termine scozzese molto caro e affine al mondo della moda e che io stesso amo molto. Glam in origine aveva a che fare con l’incanto, il fascino e la magia.
H di Happy: di base è un’arte molto felice, ma attenti bene, non per questo meno profonda di altre, anzi. Diciamo pure che la Joie de vivre è abbastanza palese nella sua iconografia e nel suo estro irriverente. L’iconologia invece è un’altra storia e lo sappiamo e meriterebbe dei capitoli a parte.
I di Iconico: ma anche il suo contrario, “iconoclasta”. il Neo Pop ama giocare con le icone, per elevarle o addirittura per prendersene gioco e distruggerle. Siano essi personaggi famosi, brand di lusso o più commerciali o anche immagini forti, il Neo Pop ama giocarci!
J di Jolly: Uso il Jolly, non trovo la parola!
K di Kitsch: Il Neo Pop può essere, con sapienza, anche Kitsch. Uno stile che se usato con dovizia e maestria diventa assolutamente quel tocco in più, eccentrico e delizioso!
L di Libertà: è un arte libera, dalle convenzioni, dalla borghesia che rifugge sempre, proprio come i veri dandies, il Neo Pop è un’arte di rottura. Figlia di quegli anni decisamente più felici che sono stati i mitici ’80 e ’90, gli anni in cui appunto ha iniziato a
svilupparsi come tendenza artistica.
M di Mass Media: non può farne a meno. Sia come medium da cavalcare, che come fonte ispirazionale. Tutto ciò fa parte della sua amorevole attenzione per il gusto del citazionismo.
N: Nostalgia: ama tutto ciò che di felice e gioioso ci è arrivato a partire dai mitici sessanta in poi. Ricordiamoci che il Neo Pop, lo dice il nome stesso, è una evoluzione della Pop Art storica propriamente detta.
O di Onirico: sognante, fantasioso. “Tutto fa broadway” nel Neo Pop. Basta evocare il contrasto tra realtà e immaginazione e arrivare persino a toccare il surreale!
P di Provocatoria: spesso sfida con satira, critica e ironia le convenzioni sociali. E se ne compiace.
Q di Quotidianità: Per citare il caro amico Alessandro Zangrando, che firma per il catalogo a corredo della mostra “Neo Pop: perenne metamorfosi di un mito” un testo critico bellissimo in cui afferma: «il Neo Pop è intramontabile perché surfa sulla quotidianità». Oh,
quanta santa verità!
R di Registro: Il Neo Pop ama giocare su più registri e spesso i principali sono due: quello alto e quello basso. È una corrente molto dandy, e per questo ama sbalordire con i suoi giochi colti e i suoi cortocircuiti: dialoghi continui in bilico tra l’elevazione e l’aulico e la cultura pop più bassa e underground.
S di Subculture: ama le subculture: fumetto, videogame, serie tv, street style, moda urban, b-movies. Chi più ne ha più ne metta. Il neo Pop ci va nozze.
T di Trendy: il Neo Pop è molto trendy. È una tendenza, scusate il gioco di parole, “che fa molta tendenza” e proprio come i veri trend setter, anticipa le mode e gli stili in arrivo, grazie al suo forte legame con le tematiche della globalizzazione. Il Neo Pop è una corrente giramondo!
U di Ultra-contemporaneità: o iper-contemporaneità. Perché trova il suo apice comunicativo, il suo punto di forza più imponente proprio nella vita di tutti i giorni. Una forma d’arte più accessibile, con cui tutti abbiamo più dialogo.
V di Vivace: Non c’è corrente artistica più frizzante, esuberante e colorata di questa!
W di Web: Il Neo Pop irretisce con vorticosità. E non solo grazie alla forza e al potere di internet, con cui si muove nel cyberspazio meglio di tutte le altre. È proprio una forza attrattiva che ha a che fare con la sua estetica impattante, è la sua natura.
X di X-Factor: Se c’è una corrente con l’X-Factor è proprio lei. Originale, unica e potente, proprio come il famoso e iconico “fattore x”, come quello delle più grandi Popstar internazionali!.
Y di Yuppie: Abbiamo detto che il Neo Pop, come corrente artistica postmoderna, si
sviluppa proprio tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, gli anni dei famosi “yuppies”, giovani elegantoni di successo, icone pop di un benessere ridondante che il Neo Pop corteggia e a tratti sberleffa, prendendosi anche gioco dei temi e dei concetti legati alla prosperità e al potere come status symbol.
Z di Zapping: Gli artisti di questa magnifica corrente sono chiamati e riconosciuti dalla critica e dalla storia dell’arte come i cosiddetti figli della “generazione MTV”. Autori che sono stati influenzati dall’estetica veloce e ammiccante del videoclip musicale. Per me, niente pop di meno che il piccolo scrigno magico che racchiude tutte le nove arti.
Cecilia Sandroni
Foto © Museo d’Arte Moderna, Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo













