Giovanni Fattori, il “genio” dei Macchiaioli a Piacenza

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Una mostra esaustiva in occasione del bicentenario della nascita dell’artista livornese famoso per le battaglie del Risorgimento

Il 2025 segna il bicentenario dalla nascita di Giovanni Fattori, pittore e incisore livornese. La prima mostra dell’anno a lui dedicata ha appena aperto i battenti al Centro di arte contemporanea, cinema, teatro e musica XNL di Piacenza e sarà visitabile fino al 29 giugno prossimo. Poi, a settembre anche Livorno omaggerà l’artista.

L’esposizione di Piacenza, intitolata Giovanni Fattori (1825-1908). Il “genio“ dei Macchiaioli è un’occasione perfetta per scoprire la rilevanza di quest’uomo che ha lasciato un’impronta nella pittura naturalistica italiana ed europea della seconda metà dell’Ottocento. Più o meno negli stessi anni degli impressionisti, Fattori in Italia dipingeva i suoi soldati risorgimentali, le sue contadine, i buoi e i cavalli immersi nel paesaggio, la gente di Maremma. Ed eccelleva nelle incisioni che non sono meno significative dei quadri e svelano grande perizia e originalità. Con 170 opere esposte – 100 dipinti e 70 tra disegni e incisioni, provenienti da musei e collezioni private – la mostra del XNL di Piacenza è un vero tuffo nella vita e nella personalità artistica di Fattori.

Una mostra accurata

giovanni_fattori_conferenza_stampaA curare l’esposizione sono stati chiamati Ferdinando Mazzocca, Elisabetta Matteucci e Giorgio Marini, grandi esperti della sua produzione artistica. Mazzocca ha ricordato che questa è la terza mostra importante dedicata all’artista livornese che tiene conto dei più recenti studi fatti su Fattori. Il punto di riferimento è stato il Catalogo ragionato delle opere, compilato in vent’anni di ricerca da Giuliano Matteucci, critico d’arte e massimo esperto di Giovanni Fattori.

Uno sguardo sulla vita militare

giovanni fattoriPur non essendo mai stato soldato, è il pittore del Risorgimento. Numerosi suoi quadri vincono concorsi pubblici e vengono acquistati dallo Stato italiano. Nelle opere più grandi e monumentali ritrae il fragore della battaglia e la lotta dei soldati.

Ma è nei quadri più piccoli presentati dalla mostra nelle tre sezioni dedicate alla vita militare che troviamo un racconto diverso. Fattori ci mostra le pattuglie in avanscoperta e i momenti di tranquillità al campo. Emblematico è Lettera al campo (1873-1875, nella foto) in cui vediamo un soldato intento a leggere una lettera. Chissà se è un dispaccio, o forse un’epistola familiare, che lo attrae al punto da dimenticare dove si trova. I quadri di soldati sono una fonte di guadagno per l’artista, non sufficiente, però, anche se continua a realizzarli. Nel tempo, sempre più deluso, ai suoi dipinti militari conferisce «una nuova forza, di denuncia e di riflessione sull’inutilità della violenza, tanto più che i molti sacrifici, di quanti erano caduti per l’unità, non erano serviti a creare un’Italia migliore», come ha sostenuto Mazzocca.

Nei ritratti la verità del personaggio

La quarta sezione della mostra Giovanni Fattori (1825-1908). Il “genio” dei Macchiaioli è consacrata ai ritratti. C’è un’opera che cattura il visitatore. Si intitola I fidanzati (circa 1861) e ritrae una cugina dell’artista con il marito, in piedi dietro di lei (nella foto a dx). La donna, non particolarmente bella ma dallo sguardo magnetico, ha al polso un tricolore, che ci riporta al tema dell’amor patrio. Sfilano poi una serie di ritratti di marinai, butteri, contadine, donne borghesi. C’è anche la terza moglie del pittore, che si risposò ogni volta che rimase vedovo. Sono volti autentici, in cui il pittore cerca di restituirci l’anima del personaggio, la sua verità.

Pittura all’aria aperta

giovanni fattoriLa prima moglie di Giovanni Fattori, Settimia, muore di tubercolosi nel 1867. Il pittore risponde all’invito di Diego Martelli, conosciuto al Caffè Michelangiolo frequentato dai Macchiaioli, di recarsi nella sua tenuta di Castiglioncello. In quest’oasi di pace, prosegue la sua ricerca artistica all’aria aperta. In questa sezione, compaiono i paesaggi livornesi, la Maremma con i cavalli, i buoi, il mare. Come il quadro Buoi al carro (1868-1870).

Le contadine e la vita in campagna

Grandiosa è l’immagine della contadina che incede regale lungo una via assolata in La strada bianca (circa 1887). La donna è vista di spalle, con una mano appoggiata ai fianchi e un fazzoletto rosso in testa. Un altro dipinto da non perdere è La raccolta delle foglie (1887), in cui nuovamente appare una donna di spalle, su una scala, intenta a lavorare. La figura umana è armonicamente inserita nel paesaggio. In seguito, in una fase in cui Fattori è deluso dagli esiti risorgimentali, la Maremma lo accoglie e gli offre ispirazione.

Nella settima sezione della mostra, cavalli, mandrie di buoi e la vita quotidiana dei butteri vengono ritratti in modo potente e al contempo dinamico. Di fronte ad alcuni quadri, si ha l’impressione di sentir muggire gli animali, di percepire il frastuono degli zoccoli in movimento, di udire le grida degli uomini. Come in un film. D’altronde, come questa mostra ci svela nella prima parte, i soldati di Fattori hanno ispirato registi del Novecento come Roberto Rossellini, Luchino Visconti e Sergio Leone nella narrazione cinematografica del Risorgimento.

L’influsso nel Novecento

Giovanni Fattori ha influito sulla produzione di vari artisti successivi. Con il biglietto dell’esposizione si può accedere alla vicina Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Qui la piccola, ma significativa mostra Da Ghiglia a Morandi. Ripensare Fattori nel Novecento, curata da Barbara Cinelli, ci mostra come un fil rouge lo unisca a opere di Soffici, Morandi, Carrà, Ghiglia. Tra l’altro, è un’occasione per visitare questa collezione poco nota che vanta numerosi capolavori, tra cui Il ritratto di signora di Gustav Klimt, vittima di un furto e misteriosamente ritrovato nel 2019. Una storia da romanzo.

 

 

Maria Tatsos

Info: www. xnlpiacenza.it

Foto © ufficio stampa XNL Lara Facco, Eurocomunicazione, Maria Tatsos

Video © Eurocomunicazione

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Maria Tatsos
Giornalista professionista, è laureata in Scienze Politiche e diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l'IsiAO di Milano. Attualmente lavora come freelance per vari periodici femminili, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. È autrice del romanzo storico "La ragazza del Mar Nero" sulla tragedia dei greci del Ponto (2016) e di "Mai più schiavi" (2018), un saggio su Biram Dah Abeid e sulla schiavitù in Mauritania, entrambi editi da Paoline. Nel tempo libero coltiva fiori e colleziona storie di giardini, giardinieri e cacciatori di piante che racconta nel corso "Giardini e dintorni".

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