Blackout nella Penisola iberica e instabilità della rete elettrica

0
1031
blackout

Enormi disagi in Spagna Portogallo e sud della Francia per una cattiva integrazione tra rinnovabili e fossile

In pochi secondi la rete elettrica spagnola è collassata, lasciando al buio la Penisola iberica e il sud della Francia fino ad avere effetti anche in Groenlandia. Escludendo azioni dolose esterne rimane da chiarire che cosa è successo e come poter evitare, a livello europeo, disastri tali nel futuro come questo blackout.

La rete elettrica di una grande Nazione è un sistema complesso dotato di controlli e attuatori in grado di correggere malfunzionamenti in tempo reale. Essa deve assicurare la fornitura di energia elettrica sia a individui e famiglie che a enti pubblici o privati come trasporti, ospedali, scuole, caserme, forze dell’ordine ecc. Naturalmente i luoghi sensibili come sale operatorie, i server delle banche e i punti strategici governativi sono comunque protetti da gruppi di continuità che si attivano automaticamente in questi casi.

Tutto andato in tilt in pochi secondi

Alle 12:30 del 28 aprile, in pochi secondi, la fornitura si è interrotta generando il caos. Semafori spenti, metropolitane al buio, aeroporti e stazioni ferroviarie in tilt per la sospensione del servizio.  Prima il sistema era stabile e le condizioni di sicurezza in ordine. Poi sono state rilevate “due perdite di generazione di corrente in pochi secondi, che il sistema non è stato in grado di assorbire, provocando il blackout generalizzato”, come affermato da Red electrica, l’operatore della rete elettrica spagnola.

La versione del fornitore

Sempre secondo la compagnia che gestisce la fornitura, il punto critico è stato localizzato nel sud-ovest della Spagna. Quest’area, chiamata Estremadura, come spiega El Pais è tra quelle che producono più elettricità grazie a numerosi parchi fotovoltaici e centrali idroelettriche. Qui, c’è anche la centrale nucleare più potente del Paese. Red electrica parla di un “problema di generazione” che ha portato il sistema al punto di instabilità. In 5 secondi si sono verificate le condizioni che hanno portato a una disconnessione di emergenza per tutelare il sistema di raffreddamento. Partito il blackout a cascata sono arrivate le conseguenze: l’interruzione con la Francia e la disconnessione generale del sistema spagnolo.

Flusso uniforme di generazione e utilizzo

Analogamente a quanto accade in un appartamento se la richiesta dell’utenza è maggiore della disponibilità del fornitore, un sistema di protezione scatta e tutto si spegne. Ma questo può accadere anche se il flusso diminuisce improvvisamente a monte della fornitura. Tutto funziona correttamente se esiste un flusso uniforme tra chi genera e chi utilizza ma se questo viene interrotto, un sistema di sicurezza può bloccare il servizio. Quello che è stato osservato è che, poco prima dell’interruzione, si sono verificate due perdite nella generazione di corrente che la rete nel suo complesso non è stata in grado di assorbire.

Il ruolo delle rinnovabili

La Spagna è uno dei Paesi che ha la più alta incidenza di energie rinnovabili nel proprio mix energetico. Alcuni minuti prima del blackout, secondo i dati forniti da Red electrica la Nazione produceva energia elettrica per l’83% del totale da rinnovabili. Sempre secondo la compagnia “è molto probabile che la generazione interessata fosse quella solare, ma non disponiamo di informazioni sufficienti per una conclusione definitiva”.

Quindi nel momento dell’incidente, il Paese stava facendo affidamento sul fotovoltaico, che pesava per circa il 60 per cento della produzione di elettricità, e l’eolico, che apportava il 12%. Il nucleare contribuiva per l’11%.

Il sistema elettrico europeo è interconnesso

Quindi l’improvviso venir meno del fotovoltaico sembra essere la causa principale del blackout. Senza rinnovabili e nucleare le altre centrali di produzione non sono state in grado di produrre l’energia necessaria e il sistema non vi ha potuto fare affidamento. Così, mentre la Spagna cercava di ripristinare il sistema, ha attivato più centrali idroelettriche e ha aumentato le importazioni di energia da Francia e Marocco. Il flusso di elettricità tra i vari Paesi europei viene mantenuto a 50 Hertz per garantirne la stabilità. Ma se questo livello varia i sistemi si proteggono disconnettendosi.

Le fonti rinnovabili

La Spagna è uno dei maggiori produttori europei di energia rinnovabile e spesso viene indicato come modello da seguire nella transizione energetica. Nel 2024 ha affidato alle fonti rinnovabili il 56,8 per cento della produzione di energia elettrica. Per avere un’idea, nello stesso periodo, l’Italia si è fermata al 31,7 per cento. Ma in alcune giornate, come quella del blackout, la rete spagnola si è affidata per la maggior parte della generazione alle rinnovabili, soprattutto solare ed eolico. Questo vuol dire che è mancata dell’energia pronta a essere distribuita da usare rapidamente, come quella generata dalle grosse turbine di una centrale idroelettrica o a gas.

Gestire organicamente le varie fonti energetiche

Per come sono attualmente, le rinnovabili non hanno garantito l’inerzia del sistema spagnolo in un momento di crisi e gli impianti che potevano farlo non sembravano pronti all’emergenza. Per questo c’è voluto un giorno per tornare alla normalità. Questo significa che non bisogna affidarsi alle rinnovabili? Ovviamente non è questo il punto. La soluzione dei problemi è a livello di sistema ottimizzando le varie fonti energetiche in maniera organica. L’Unione europea dovrebbe spingere sugli studi e i finanziamenti di ricerca a livello di sistema, sia hardware che software, per evitare che simili catastrofi possano ripetersi.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Energia Oltre, BelvedereNews, Virgilio, La Verità

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui