Fratelli musulmani: oggetto del rapporto del Conseil de défense

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Fratelli musulmani

Al centro dell’analisi la strategia di entrismo e separatismo, nonché la ramificazione nell’istruzione e nel mondo dello sport

Il focus delle discussioni francesi di questi giorni ha riguardato l’influenza dei Fratelli musulmani. Il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha presieduto un Consiglio di difesa e sicurezza nazionale all’Eliseo per esaminare un rapporto in merito. Il documento, richiesto inizialmente nel 2024 dall’allora ministro dell’Interno Gérald Darmanin e successivamente rilanciato da Bruno Retailleau, evidenzia i rischi posti alla coesione nazionale da una strategia definita come “islamismo dal basso”. Alla riunione hanno partecipato, oltre a Macron, il primo ministro François Bayrou e i ministri degli Affari Esteri, delle Finanze, dell’Istruzione, dell’Università e dello Sport.

Una strategia silenziosa ma strutturata

Secondo il rapporto, i Fratelli musulmani starebbero attuando una strategia di “entrisme“. Si tratta di un’infiltrazione graduale nella società per modificarla dall’interno, mascherando le proprie intenzioni dietro un linguaggio conforme ai principi della Repubblica. Non a caso il rapporto sostiene che “i Fratelli musulmani farebbero ricorso alla strategia del doppio discorso. Nasconderebbero le proprie reali intenzioni presentandosi come aderenti ai principi e alle regole che governano la vita collettiva delle società occidentali”. Questa tattica non prevede l’uso della violenza, ma punta a minare lentamente le istituzioni repubblicane, l’associazionismo e la coesione sociale. Il ministro dell’Interno Retailleau ha parlato di un «islamismo a bassa intensità» il cui obiettivo finale sarebbe l’imposizione della sharia, ossia la legge islamica, come legge generale in Francia.

A seguito della riunione, l’Eliseo ha comunicato che, considerata la gravità dei fatti riportati, il presidente ha incaricato il Governo di elaborare nuove proposte. Queste verranno discusse in un prossimo Consiglio di difesa previsto per l’inizio di giugno.

Origini e diffusione

Il movimento dei Fratelli musulmani è stato fondato nel 1928 in Egitto dall’istitutore Hassan al–Banna. Nato come reazione all’occupazione britannica, il movimento vedeva nell’Islam la soluzione all’invasione militare, politica ed etnica operata dall’Occidente. Scopo dei primi Fratelli musulmani era di giungere a una islamizzazione della società attraverso la predicazione e l’azione sociale, con fine ultimo l’instaurazione di un Governo islamico. «Noi, Fratelli musulmani, siamo come un enorme salone dove ogni musulmano può entrare da qualsiasi porta e scegliere ciò che desidera. Se cerca il sufismo, lo troverà. Se cerca la comprensione della giurisprudenza islamica, la troverà. Se desidera praticare sport o fare attività scout, tutto questo è qui. Se cerca il combattimento e la lotta armata, anche questo lo troverà. Siete venuti a noi con l’intenzione di preoccuparvi per la Nazione. Ecco, vi do il benvenuto», sosteneva il fondatore.

Come riportato nel rapporto del Consiglio di difesa, esaminato il 21 maggio, «la vocazione globale dell’Islam che promuovono si fonda sul triplice principio di religione, vita e Stato». Per tale motivo il movimento presenta una forma d’organizzazione di tipo piramidale. Al vertice troviamo la “guida suprema” per poi passare per l’ “ufficio di orientamento”, le “assemblee consultive”, gli “uffici regionali”, i “distretti” fino a giungere alle famiglie. Nel tempo, passando per azioni sociali, caritative fino a giungere alle sfere politiche, i Fratelli musulmani hanno esteso la loro influenza nel mondo arabo e oltre. Hanno difatti ottenuto, in seguito alle Primavere arabe, importanti successi elettorali in Paesi come Tunisia (2011), Marocco (2011) ed Egitto (2012). Sebbene ad oggi siano banditi in diverse Nazioni come Arabia Saudita, Egitto e Giordania, il movimento mantiene una presenza e influenza significativa anche in Europa.

Obiettivi e ideologia

Il rapporto descrive il progetto dei Fratelli musulmani come «subdolo e sovversivo». Fratelli MusulmaniL’obiettivo sarebbe ottenere progressivamente cambiamenti nelle norme locali e nazionali, in particolare su temi come la laicità e l’uguaglianza di genere. Pur apparendo più aperti alla partecipazione femminile rispetto ad altre correnti islamiche, promuovono un modello segregazionista e strumentalizzano l’uso del velo. Non a caso, la branca francese del movimento rivolge particolare attenzione al mondo dell’istruzione, ponendolo tra le sue priorità. Il rapporto denuncia un aumento dell’influenza religiosa, testimoniato anche dal crescente numero di bambine molto giovani che indossano l’abaya o il velo, alcune delle quali di soli 5-6 anni.

Tra gli strumenti principali cui fanno ricorso vi è la lotta contro l’“islamofobia”. Si tratta di una strumentalizzazione del concetto per poter delegittimare le politiche repubblicane di laicità, accusate di essere una forma di “razzismo di Stato”; nonché per condannare le politiche volte a contrastare la radicalizzazione violenta e il separatismo islamista.

Organizzazioni citate nel rapporto

Tra le organizzazioni identificate come vicine ai Fratelli musulmani c’è la “Fedération des musulmans de France”, erede dell’UoiF (Unione delle organizzazioni islamiche di Francia). Il rapporto la definisce la “ramificazione nazionale” del movimento. Tuttavia, la federazione ha respinto le accuse. Ricordando di aver firmato nel 2021 la Carta dei principi dell’Islam di Francia, per riaffermare la propria adesione ai valori repubblicani. Difatti alcun documento recente dimostra la volontà della Federazione di istituire uno Stato islamico basato sulla sharia. Inoltre la Federazione continua a negare l’esistenza di un legame con confraternite né tantomeno con l’islam politico.

Il documento segnala anche 139 luoghi di culto affiliati al movimento, più 68 ritenuti vicini, per un totale del 7% delle 2.800 moschee presenti in Francia. Fratelli musulmaniSi sottolinea, tuttavia, che frequentare una moschea legata al movimento non implica automaticamente l’adesione ideologica. Sono anche citati alcuni istituti scolastici. Tra questi il liceo Averroès di Lille, la scuola Al–Kindi nei pressi di Lione e gli Istituti europei di scienze umane (IESH), specializzati nello studio del Corano e della lingua araba, nonché l’associazione studentesca europea Femyso, con sede a Bruxelles. Il documento evidenzia che tutte le strutture collaborano tra loro, grazie anche a un fondo di finanziamento con sede a Londra, noto come “Europe Trust“, che sarebbe collegato ai Fratelli musulmani.

Inoltre, il rapporto segnala attività separatiste all’interno di numerosi club sportivi, in particolare di calcio, basket e sport da combattimento. Nel 2020, sono state identificate 127 associazioni sportive come “legate a un movimento separatista”, con oltre 65.000 iscritti. Di queste, 29 strutture sono risultate fondate o infiltrate da esponenti dell’islam radicale, in prevalenza salafiti e fréristi.

Proposte e soluzioni

Gli autori del rapporto raccomandano un’azione costante e radicata sul territorio, accompagnata da una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, da un discorso laico rinnovato, e da segnali positivi verso la comunità musulmana.

Tra le misure suggerite rientra la revisione delle norme sui cimiteri per favorire la creazione di spazi confessionali; il rilancio dell’insegnamento della lingua araba nelle scuole pubbliche; nonché una maggiore chiarezza sulla posizione della Francia riguardo al conflitto israelo–palestinese.

 

Ottavia Scorpati 

Foto © RTVE, Le Club VA, Atlantico, Fdesouche

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