Nel carcere romano prima tappa del progetto “Gioco di squadra”, iniziativa dell’Associazione italiana giovani avvocati e dell’Osservatorio sulle carceri del Lazio, con il patrocinio della S.S. Lazio
“Gioco di squadra” è un progetto messo in piedi dalla sezione del Lazio dell’Associazione italiana giovani avvocati, coordinata da Fabiola Rossi, e dall’Osservatorio sulle carceri del Lazio, diretta da Elisabetta Cucciniello. Il tutto con il patrocinio della S.S. Lazio.
Nell’ambito di questo progetto, è andata in scena la prima partita tra la squadra dei giovani avvocati della sezione di Roma e una rappresentativa di detenuti presso il carcere di Rebibbia nuovo complesso. Una partita di calcio che, come negli intendimenti del progetto stesso, è molto più di un evento sportivo: è un gesto concreto di solidarietà, inclusione e speranza.
L’iniziativa nasce dalla convinzione che, specie in contesti difficili come quello carcerario, lo sport possa rappresentare un potente veicolo di rieducazione, rispetto delle regole e riscoperta della fiducia in sé stessi e negli altri. L’obiettivo è la promozione del valore dello sport come strumento di dialogo e reinserimento, che offre ai detenuti l’opportunità di vivere un momento di normalità e relazione con l’esterno.
Ha preso parte all’iniziativa anche il Garante dei detenuti della Regione Lazio, prof. Stefano Anastasia, che ha voluto testimoniare, con la sua presenza, l’importanza di attività che possano aprire spazi di umanità e crescita all’interno degli istituti di pena.
In rappresentanza della Sezione di Roma dell’Associazione italiana giovani avvocati il presidente Giulia Guagliardi, il referente regionale dell’Osservatorio nazionale sulle carceri Elisabetta Cucciniello, il segretario Giulia Tomassini, il tesoriere Anna Napoli, il consigliere Marta Cavallo. In campo, per la squadra degli avvocati, sono scesi: Giuseppe Murone, Marco Gabriele, Andrea Fatiga, Damiano Francesco Pujia, Ettore Colelli Riano, Filippo Napoli, Francesco Comandini, Gianmarco Lettieri, Giuseppe Azzaro, Mario Ceravolo, Mattia Ceravolo e Simone Savino.
Gli organizzatori hanno voluto esprimere un ringraziamento speciale al direttore del
carcere, la dottoressa Mascolo, e al direttore sportivo della S.S. Lazio, Angelo Fabiani, che ha donato all’istituto 4 palloni ufficiali e una maglietta autografata dai giocatori biancocelesti. Proprio Fabiani ha voluto sottolineare «l’importanza della diffusione, fra la popolazione reclusa, dei principi che sottendono alla cultura sportiva». Ha poi ricordato l’impegno sociale della S.S. Lazio tramite l’accordo di collaborazione firmato con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria nel 2024, finalizzato a coinvolgere i detenuti nello svolgimento di attività sportive e, insieme, a migliorare la socializzazione all’interno degli istituti.
A ricordare il senso più profondo della giornata, le parole del capitano della squadra dei detenuti: «Giocare con persone che vengono dall’esterno è come aprire una finestra a metà».
Quella di Rebibbia è la prima tappa del progetto “Gioco di Squadra”, che prevede altri appuntamenti in altri Istituti penitenziari del Lazio. Nello specifico, altri saranno organizzati a Civitavecchia “Passerini” (Casa di reclusione), a Viterbo Nuovo Complesso (Casa circondariale), a Rieti (Casa circondariale nuovo complesso) e poi presso le Case circondariali di Velletri, Latina, Cassino e Frosinone.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la pratica di attività sportive in carcere «essenziale per la rieducazione».
“La proposta che si intende rivolgere alle Amministrazioni penitenziarie” – si legge in un documento esplicativo a firma degli avvocati Fabiola Rossi, presidente Aiga – sezione di Latina e coordinatrice Aiga Regione Lazio, e Elisabetta Cucciniello responsabile Onac Lazio – “è quella di istituire delle attività sportive a cadenza periodica e non meramente occasionale, che prevedano la partecipazione della giovane avvocatura, della popolazione detenuta e dell’amministrazione penitenziaria”.
“In particolare, il progetto prevederebbe la possibilità di organizzare, per ogni istituto penitenziario che intenda aderire e che sia dotato degli adeguati spazi a ciò destinati, delle partite di calcio o calcetto tra una squadra rappresentativa dell’Avvocatura e l’altra della popolazione detenuta, con la partecipazione della polizia penitenziaria (ad esempio in qualità di arbitro di gara)”.
Pierfrancesco Mailli













