Rettore Zucchi chiede risorse stabili per formazione e ricerca; Cairo e Fioretti raccontano progetti di pace, inclusione e diritti in Afghanistan
L’impegno a favore della pace e un appello alla politica per il futuro dell’università pubblica. Sono stati questi i temi centrali della relazione del rettore Riccardo Zucchi, che ha inaugurato l’anno accademico 2026/2027 dell’Università di Pisa martedì 27 ottobre, nell’Aula Magna Nuova del Palazzo “La Sapienza”. Ospiti della cerimonia Alberto Cairo e Susanna Fioretti, rispettivamente presidente e vicepresidente di Nove Caring Humans, che hanno raccontato il loro impegno in Afghanistan per i diritti delle persone con disabilità e delle donne.
L’appello del rettore per l’università pubblica
Nella sua relazione il rettore Riccardo Zucchi ha ribadito l’impegno dell’Università di Pisa – fondata nel 1343 – primo ateneo in Italia a inserire la parola pace nel proprio Statuto insieme alla scelta di non intraprendere attività volte allo sviluppo o al perfezionamento di armi da guerra, esprimendo preoccupazione per la spinta internazionale al riarmo.
Ha poi denunciato il progressivo impoverimento dell’università pubblica, paragonandolo a uno scompenso cardiaco: il mancato adeguamento dei finanziamenti all’inflazione ha infatti innescato un deterioramento dei bilanci che i soli interventi temporanei non riescono ad arrestare. Da qui la richiesta a tutte le forze politiche di agganciare il Fondo di Finanziamento Ordinario all’incremento del costo della vita, per garantire le risorse necessarie alla formazione, alla ricerca e al diritto allo studio.
Dopo il discorso del rettore sono intervenuti Giuseppe Bagnato, rappresentante del personale tecnico amministrativo, che ha richiamato il valore del lavoro e della solidarietà nella comunità universitaria, soffermandosi sulle difficoltà legate a risorse, retribuzioni e precarietà, e Iris D’Alessandro, presidente del Consiglio Studentesco, che ha denunciato le conseguenze del sottofinanziamento dell’università sul diritto allo studio, arrivando poi a una riflessione su cosa sia la violenza, dall’esclusione sociale alla violenza di genere, fino alla repressione del dissenso e alla guerra.
Susanna Fioretti: «Dare strumenti alle persone»
«La pace come si fa? L’unica ricetta è dare strumenti alle persone, in primis per salvarsi la vita. In alcuni casi si tratta dei pesci per sfamarsi. In altri si dà loro la canna da pesca, significa formazione e lavoro non solo per salvarsi ma per contribuire anche al futuro dell’Afghanistan», ha testimoniato Susanna Fioretti, cofondatrice e vicepresidente di Nove Caring Humans.
L’operatrice umanitaria ha raccontato l’impegno per i diritti e l’autonomia economica delle donne in Afghanistan, attraverso progetti di formazione e sostegno all’imprenditoria negoziati con le autorità talebane. Esperta di cooperazione internazionale con oltre vent’anni di esperienza, il mese scorso è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia.
Alberto Cairo: «Facciamo guerra alla guerra con armi di pace»
Alla riabilitazione e all’inclusione delle persone con disabilità attraverso istruzione, lavoro e sport è stata dedicata la prolusione di Alberto Cairo, presidente di Nove Caring Humans. Residente a Kabul e cittadino afghano, ha diretto fino al 2022 il Programma Ortopedico del Comitato Internazionale della Croce Rossa e ha ricevuto la Medaglia Henry Dunant e il Nansen Refugee Award, oltre a essere due volte candidato al Nobel per la Pace.
«In Afghanistan nei centri di produzione di protesi, riabilitazione e reinserimento sociale, con il lavoro e lo sport, perseguiamo la pace, facciamo guerra alla guerra con armi di pace. La pace è tra la finalità dell’Università di Pisa, rinegare la guerra è doveroso come lo è non voltare la testa dall’altra parte quando si sente parlare di una guerra lontana, che è sempre e ovunque una offesa all’umanità. Non dobbiamo aspettare di avere la guerra vicina per reagire e agire. Stare attenti agli altri compiendo gesti di giustizia è già pace», ha esortato nel suo intervento.
Musica per la pace
La cerimonia si è conclusa con un momento musicale dedicato alla pace, introdotto dalla prorettrice Enza Pellecchia e curato dal Polo Musicale dell’Ateneo. Protagonista è stato il Violino dell’Orchestra del Mare, costruito dai detenuti del carcere di Opera con il legno delle imbarcazioni approdate a Lampedusa. Pellecchia ha richiamato il duplice significato del progetto della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti: dare voce a chi fugge da guerre e persecuzioni e testimoniare la funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.
A suonare il violino è stata Maristella Patuzzi. Ha completato il programma musicale l’esibizione del Coro dell’Università di Pisa, diretto da Stefano Barandoni, insieme a Lorenzo Tambasco al piano, Maria Biagioni alla viola e Giada Campanelli al violoncello. Sono stati eseguiti brani di Astor Piazzolla e Manfred Giampietro, due spiritual e, in chiusura, i tradizionali inni universitari Di canti di gioia e Gaudeamus igitur.
Matteo Vinci
Foto © Unipisa













