Un secolo di medicina aeronautica celebra nuove sfide scientifiche sulla vetta d’Europa per esplorare i segreti dell’alta quota
Dal 20 al 26 luglio 2025, un team di specialisti del Corpo sanitario aeronautico si imbarcherà in una spedizione scientifica unica, la missione “Artemis 4554“, con l’obiettivo di condurre una serie di test innovativi sulla fisiologia umana in alta quota. La destinazione sarà Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, situato a 4554 metri sul Monte Rosa. Questa iniziativa, presentata al Palazzo dell’Aeronautica a Roma, celebra i cento anni della sanità militare aeronautica, un secolo di scoperte che hanno spinto i confini della conoscenza medica dal volo pionieristico fino allo Spazio.
Angelo Mosso e la nascita della medicina aeronautica
La missione “Artemis 4554” non è solo un progetto scientifico all’avanguardia, ma anche un tributo alle radici della medicina aeronautica e spaziale. Il team seguirà infatti le orme di Angelo Mosso, uno dei padri fondatori di questa disciplina, che oltre un secolo fa condusse i suoi studi proprio in quelle stesse vette. Insieme a Padre Agostino Gemelli, gettò le basi per la comprensione degli effetti dell’alta quota sull’organismo umano, aprendo la strada a decenni di progressi scientifici.
Questa spedizione intende rievocare e proseguire questa gloriosa tradizione, portando avanti una serie di esperimenti medico–scientifici con il supporto di numerosi partner accademici e di ricerca.
Tra le prestigiose collaborazioni figurano il Consiglio nazionale delle ricerche, la Sapienza Università di Roma, l’Università degli Studi di Milano, il Centro Cardiologico Monzino di Milano, l’Istituto Galeazzi di Milano, la Fondazione Ca’ Grande di Milano, l’Istituto neurologico Mondino di Pavia e l’Università di Padova. A queste si aggiungono partnership con aziende di settore come Spacewear, Idea srl, Medical Cloud srl e Fitwell.
Un incontro che cambiò tutto
Nato a Torino il 30 maggio del 1846 Mosso abitò inizialmente a Chieri dove frequentò in maniera non proprio lineare la scuola, tanto che per un periodo lavorò nella bottega paterna, fino a quando l‘intervento materno gli valse la riammissione. Tra gli insegnanti ebbe anche lo storico della letteratura Angelo De Bubernatis.
Giovane dotato ottenne una borsa di studio che gli permise di proseguire. “Nato privo di fortune” scriverà di sé in un memoriale, si iscrisse a medicina a Torino, all’ interno all’ospedale Mauriziano. Qui conobbe Jacob Moleschott rinomato docente di fisiologia grazie al compagno di stanza Luigi Pagliani. Fu proprio questo incontro a muovere in lui la curiosità per la materia, come riporta in diversi appunti, fino a considerarlo il suo punto di riferimento. Ebbe modo di conoscere anche molti altri esponenti ed esperti della scienza subalpina entrando a contatto con la scapigliatura piemontese fino a stringere forti legami con Gabriele D’annunzio e Edmondo De Amicis.
Una vita dedicata al cervello
Ripresi gli studi dopo la laurea e un’interruzione dovuta alla leva obbligatoria, si dedicò
allo studio dei rapporti fra il movimento e la circolazione sanguigna e i fenomeni psicofisici a essi collegati, avviando degli esperimenti che per l’epoca erano pionieristici inventando addirittura strumenti come l’ergografo, o il fonometro, che lo aiutavano nei suoi studi e che ancora oggi vengono utilizzati, seppur attualizzati. Le sue ricerche gli valsero importanti collaborazioni non solo con esperti a vario titolo e pubblicò diversi volumi tra cui la Nuova Antologia.
Dedicò tutta la vita al rapporto tra l’alta quota e le sue implicazioni sul cervello e i fenomeni degenerativi, aprendo di fatto la strada alla medicina aeronautica proprio per la specificità della materia. Come ricordato dagli intervenuti durante la presentazione della missione Artemis 4554 infatti, l’altezza gioca un ruolo importante anche sui riflessi ed è fondamentale comprenderne i meccanismi.
Conserva: «Fondamentale fare sistema»
Oltre al vertici del Corpo della sanità aeronautica e del Soccorso alpino, è intervenuto il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di squadra Aerea, Antonio Conserva, che ha sottolineato come accanto alla missione primaria dell’Aeronautica Militare, che è quella di difendere il Paese, «è fondamentale fare squadra, fare sistema con le altre eccellenze del Paese – in campo medico in questo caso e in generale con i tanti distretti aerospaziali sul territorio e con il comparto industriale del settore, per avere sempre un approccio innovativo alle sfide che il presente e il futuro ci riservano. Non siamo soli oggi in questa iniziativa, come non lo erano cento anni fa i nostri padri fondatori – piloti, medici, ingegneri che fossero – che hanno sempre avuto un connubio indissolubile col mondo accademico e col mondo civile».
«Senza gli studi di Mosso» – continua il capo di Stato Maggiore – «sulla fisiologia umana ad alta quota di oltre 100 anni fa chissà se saremmo, come Italia, così in prima linea nella corsa per lo spazio come lo siamo oggi. É indubbio che acquisire e sviluppare capacità di eccellenza e leadership in questo settore passa anche attraverso la conoscenza aeromedica in alta quota, che per noi è diventato un ambiente molto più vasto, quasi indeterminato visto che ci stiamo spingendo sempre più nello spazio».
In questo contesto Conserva ha evidenziato che «Artemis4554 rappresenta soprattutto un importante progetto scientifico che, anche in chiave inter-agenzia, intende ricordare i primi cento anni della sanità aeronautica, ripartendo dagli albori e da chi per primo ha voluto studiare gli effetti dell’alta quota sulla fisiologia umana».
Una Sfida per il Futuro
La missione, coordinata dal Colonnello Marco Lastilla, coinvolgerà oltre 40 persone tra personale di supporto e medico. In particolare, 10 Mission Specialist saliranno a Capanna Margherita per completare 10 esperimenti scientifici, che hanno il potenziale di portare a significative migliorie scientifiche a beneficio dell’intera popolazione. La preparazione della missione vedrà il contributo di diverse articolazioni della Forza Armata: il Reparto di medicina aeronautica e spaziale della divisione aerea di sperimentazione aeronautica e spaziale, il Servizio sanitario dell’aeronautica militare, gli Istituti di medicina aerospaziale di Roma e Milano e il 3° Stormo, tutti enti del Comando logistico. Il comando della Squadra aerea, attraverso il 15° Stormo, fornirà supporto cruciale per il trasporto aereo di materiale e attrezzature, essenziali per l’allestimento dei laboratori scientifici in quota.
Un ponte tra passato e futuro
Il capo del Corpo sanitario aeronautico, generale ispettore capo, Pietro Perelli, ha concluso la presentazione sottolineando come «lo studio della storia permetta di vedere la realtà da una prospettiva più ampia e profonda». Il centenario del Servizio sanitario dell’Aeronautica Militare è un’occasione unica per ripercorrere il cammino tracciato dai predecessori, riflettere sull’evoluzione della medicina aeronautica e affronta le nuove sfide del futuro. La storia non è un esercizio teorico, ma una pratica vitale che aiuta a costruire un futuro solido, basato su una profonda comprensione delle proprie radici. «Negli scarponi dei nostri ragazzi su quella montagna marcia verso il futuro tutto il Corpo sanitario dell’Aeronautica Militare», ha affermato Perelli.
Gianfranco Cannarozzo
Foto © Aeronautica Militare













