Dalla ricerca su infezioni fungine dirette, che possono contribuire all’Alzheimer, a quelle indirette che influenzano il comportamento
A differenza di quanto possiamo immaginare, il nostro corpo ospita una vasta quantità di funghi che possono incidere significativamente sulla nostra salute. Recentemente, gli scienziati si sono concentrati sullo studio di questi microrganismi. Dal modo in cui possono influenzare il nostro cervello e perfino il nostro comportamento. Si tratta di un campo di ricerca ancora in fase di esplorazione ma che sta acquisendo sempre più rilevanza.
All’interno del nostro organismo i funghi, presenti sulla pelle, nelle membrane nasali e vaginali nonché nell’intestino, spesso convivono con i batteri. Alcuni vengono acquisiti alla nascita attraverso la madre, molti altri entrano nel nostro corpo successivamente e costantemente. A volte sotto forma di lieviti ingeriti con il pane e la birra, altre in qualità di spore fungine inalate ad ogni respiro. Nonostante buona parte venga distrutta dal sistema immunitario, alcuni rimangono come ospiti temporanei o, in alcuni casi, per tutta la vita.
Sebbene la medicina conosca i rischi delle infezioni fungine, in particolare quelle che colpiscono il cervello, recenti studi suggeriscono che i funghi potrebbero avere effetti neurologici molto più ampi di quelli osservati finora.
Effetti positivi e negativi
Gli scienziati stanno studiando se alcune specie fungine possano contribuire a malattie neurologiche, come l’Alzheimer, o se i funghi intestinali possano influire sul comportamento e sulla salute mentale. Nonostante sia una ricerca emergente, in cui spesso le domande sovrastano le risposte, lo studio continua. Comprendere l’influenza dei funghi, potrebbe difatti aprire nuove strade per migliorare la salute umana, considerando la relazione complessa che abbiamo con i microbi che ci abitano.
In generale, il nostro corpo è ben attrezzato per contrastare l’invasione dei funghi, grazie alla temperatura corporea che rende difficile la loro proliferazione. Molti di questi possono svolgere un ruolo positivo, come sostenere il sistema immunitario o accelerare la guarigione delle ferite. «I funghi sono una parte fondamentale dell’essere umano sano», afferma Matthew Olm, microbiologo presso l’Università del Colorado Boulder. Tuttavia, quando i dannosi si moltiplicano in modo incontrollato, possono causare infezioni come il piede d’atleta o il mughetto. Ciò si verifica specialmente quando il nostro sistema immunitario è compromesso o se le condizioni interne favoriscono una proliferazione anomala.
Infezioni fungine celebrali
Le infezioni fungine cerebrali sono relativamente rare, grazie alla protezione offerta dalla barriera emato-encefalica, che impedisce ai funghi di raggiungere il cervello. Tuttavia, negli ultimi decenni il numero di casi è aumentato. Questo è dovuto in parte a causa del crescente numero di persone con un sistema immunitario indebolito, come i pazienti Hiv positivi o coloro che assumono farmaci immunosoppressori. La dr. Rebecca Drummond, immunologa fungina presso l’Università di Birmingham, difatti ha sottolineato che l’uso di farmaci immunomodulanti è destinato ad aumentare il numero di infezioni fungine.
Tali infezioni possono essere devastanti. Fungicidi come Aspergillus e Cryptococcus, che vengono inalati come spore, possono germogliare nei polmoni e successivamente diffondersi al cervello. In alcuni casi, funghi comuni, come la Candida albicans, possono crescere senza controllo e provocare danni cerebrali. Le infezioni fungine del cervello sono spesso letali, con tassi di mortalità superiori al 90%, e sono difficili da trattare a causa della scarsità di farmaci antifungini efficaci e della resistenza crescente di alcuni funghi. Coloro che sopravvivono a tali infezioni, riportano spesso danni celebrali a lungo termine. Un esempio sono i pazienti affetti da Aids, sopravvissuti alla meningite criptococcica, derivante dall’infezione da Cryptococcus x, che soffrono di disturbi alla vista, perdita di memoria nonché di vertigini.
Morbo di Alzheimer
Oltre a causare danni evidenti, le infezioni fungine cerebrali potrebbero anche contribuire alla neurodegenerazione, come nel caso del morbo di Alzheimer. Richard Lathe, biologo molecolare all’Università di Edimburgo, suggerisce che alcune infezioni fungine precedentemente non identificate potrebbero essere coinvolte nella perdita di cellule nervose che si verifica in malattie neurodegenerative. In alcuni casi, quando i pazienti con Alzheimer sono stati trattati con farmaci antifungini, i sintomi della demenza sono diminuiti, sollevando la possibilità che i funghi possano accelerare il declino cognitivo. Per lungo tempo gli scienziati hanno collegato l’Alzheimer a un accumulo di proteine nel cervello, ad oggi invece cresce il dibattito in merito al fatto che tale presenza sia causa o semplicemente un sintomo della malattia. Secondo lo studioso Lathe, le proteine riscontrate sarebbero prodotte come meccanismo di difesa contro l’intrusione microbica. Ciò sulla base di studi che dimostrano come le proteine agiscano contro le infezioni.
Influenze sul comportamento
Oltre alla possibilità di infezioni cerebrali dirette, gli scienziati stanno esaminando se i funghi possano influenzare il cervello indirettamente. Un esempio interessante proviene da esperimenti sui topi, dove l’introduzione di Candida albicans nell’intestino sembrava stimolare cambiamenti comportamentali, come una maggiore interazione sociale. Questo effetto potrebbe derivare da segnali immunitari che viaggiano dal tratto intestinale al cervello, suggerendo che i funghi intestinali potrebbero influenzare il comportamento. Se questo fenomeno si verificasse anche negli esseri umani, potrebbe avere implicazioni significative per la comprensione di disturbi psicologici come la depressione e l’ansia.
Studi recenti hanno rivelato che la composizione dei funghi intestinali nelle persone con disturbi mentali come la schizofrenia è diversa da quella delle persone sane. In particolare, le donne con schizofrenia che erano esposte a Candida albicans tendevano a presentare punteggi più bassi nei test cognitivi. Questi risultati suggeriscono che un’alterazione della flora fungina potrebbe giocare un ruolo nel manifestarsi di malattie mentali, e che il trattamento con probiotici potrebbe offrire un’opzione terapeutica.
Tuttavia, è ancora troppo presto per dire se i funghi siano una causa diretta di disturbi come la schizofrenia, o se siano semplicemente un fattore correlato. «Ci sono ancora molte domande senza risposta», afferma Emily Severance della Johns Hopkins University, che sta studiando la relazione tra funghi intestinali e disturbi mentali. La ricerca è ancora in una fase iniziale, ma le implicazioni di questi studi potrebbero portare a nuovi trattamenti per malattie neurologiche e psicologiche.
Sebbene la nostra comprensione dei funghi nel corpo umano sia ancora in evoluzione, è chiaro che questi microrganismi hanno un impatto profondo sulla nostra salute. Dopo la rilevante attenzione scientifica che negli anni è stata rivolta verso i batteri, ora potrebbe toccare ai funghi divenire protagonisti. Questi infatti potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel plasmare il nostro benessere psicofisico del domani.
Ottavia Scorpati
Foto © WholeCelium, Quando si pianta, Cerba HealthCare, .Edu













