L’Italia invia una fregata per la sicurezza della “Flotta per Gaza”

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Un attacco in pieno mare internazionale, la reazione immediata del Governo italiano e la mobilitazione del sindacato

Nelle prime ore del mattino, le navi della Global Sumud Flotilla, la missione internazionale salpata da vari porti del Mediterraneo con destinazione Gaza, sono state attaccate da droni che avrebbero lanciato razzi stordenti e sostanze chimiche. Secondo quanto riportato da fonti della Guardia Costiera, al momento dell’assalto le imbarcazioni si trovavano in acque internazionali, a sud di Creta.

La notizia ha subito suscitato grande preoccupazione, non solo per la violenza dell’attacco ma anche per il luogo in cui è avvenuto: una zona di libero transito, dove non era previsto alcun intervento armato. A complicare il quadro, la presenza a bordo della Flotilla di cittadini italiani, parlamentari ed eurodeputati, impegnati in una missione umanitaria a sostegno della popolazione palestinese.

Secondo le stesse fonti, una nave portoghese di Frontex si sarebbe immediatamente diretta verso la zona per monitorare la situazione e fornire assistenza. Ma a sorprendere molti osservatori è stato il silenzio delle autorità greche: nonostante l’attacco sia avvenuto a sud di Creta, Atene non ha inviato alcun mezzo militare o di soccorso, lasciando spazio all’iniziativa di altri Paesi.

La risposta di Roma: inviata la fregata Fasan

Di fronte alla gravità della situazione, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato l’invio immediato della fregata multiruolo Fasan della Marina Militare italiana. L’unità, che si trovava già a nord di Creta nell’ambito dell’Operazione Mare Sicuro, è stata dirottata verso la zona dell’attacco per garantire protezione e assistenza ai cittadini italiani imbarcati sulla Flotilla.

«Per garantire l’assistenza ai cittadini italiani della Flotilla ho parlato con il presidente del Consiglio e ho approvato l’intervento immediato della fregata multiruolo Fasan», ha dichiarato Crosetto in un comunicato diffuso dal Ministero della Difesa.

Un gesto che sottolinea la volontà di non abbandonare gli attivisti italiani coinvolti nella missione e che apre un fronte diplomatico delicato con Israele, accusato dagli organizzatori della Flotilla di essere il mandante dell’attacco con droni.

Tajani: «Israele deve garantire la sicurezza»

Parallelamente, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reso noto di aver chiesto ufficialmente a Israele garanzie sulla sicurezza dei cittadini italiani, ricordando che «qualsiasi operazione deve essere condotta nel rispetto del diritto internazionale e con il principio di assoluta cautela».

GazaTajani ha inoltre dato disposizioni all’ambasciata italiana a Tel Aviv affinché raccolga ulteriori informazioni e ribadisca la richiesta di protezione assoluta per il personale a bordo.

La linea della Farnesina appare quindi improntata a una ferma difesa della legalità internazionale, con l’obiettivo di evitare che episodi simili possano degenerare in conseguenze più gravi per la sicurezza dei connazionali.

La reazione della Cgil: verso lo sciopero generale

L’attacco non ha avuto soltanto una ricaduta diplomatica. In Italia, la Cgil, guidata da Maurizio Landini, ha deciso di alzare il livello della mobilitazione. Dopo le tensioni esplose durante le recenti manifestazioni pro-Gaza, il sindacato ha annunciato la possibilità di uno sciopero generale se dovessero ripetersi attacchi o sequestri di imbarcazioni.

«Condanniamo fermamente quanto accaduto e chiediamo al Governo italiano di intervenire per garantire la sicurezza di tutte le persone a bordo e consentire che la missione possa giungere a termine», si legge in una nota ufficiale.

Oggi alle 14 la Cgil era in piazza Montecitorio per un presidio di solidarietà a sostegno della Flotilla. L’invito è stato esteso a strutture territoriali, lavoratrici e lavoratori, con l’obiettivo di trasformare la protesta in una mobilitazione nazionale.

Le richieste del sindacato

Il sindacato non si limita alla solidarietà. Da Corso d’Italia arrivano richieste precise al governo:

  • riconoscimento immediato dello Stato di Palestina;

  • attuazione della soluzione “due popoli, due Stati“;

  • liberazione di ostaggi e prigionieri politici;

  • stop agli accordi militari e commerciali con Israele;

  • apertura di corridoi umanitari nel rispetto del diritto internazionale.

Un pacchetto di rivendicazioni che mira a trasformare la protesta sindacale in una pressione politica diretta sull’esecutivo e, indirettamente, sull’Unione Europea.

Le domande aperte

L’episodio apre una serie di interrogativi che rischiano di rimanere senza risposta:

  • Chi ha autorizzato l’attacco in acque internazionali?

  • Perché la Grecia, direttamente interessata dal punto di vista geografico, non è intervenuta?

  • Quali saranno le ripercussioni diplomatiche tra Italia e Israele?

  • Fino a che punto l’Unione Europea è disposta a tollerare simili operazioni militari al di fuori del diritto internazionale?

Domande che trovano eco nei comunicati di organizzazioni umanitarie e nella mobilitazione della società civile, ma che richiederanno risposte chiare sul piano politico e diplomatico.

Una crisi che divide l’Europa

L’attacco alla Global Sumud Flotilla rischia di diventare un nuovo terreno di scontro tra Stati membri dell’Ue. Da un lato, l’Italia ha mostrato tempestività nell’intervento, dall’altro la Grecia ha mantenuto una posizione attendista, mentre altri Paesi si limitano a osservare.

La vicenda mette in luce la fragilità della politica estera europea, incapace di reagire con una voce unica davanti a episodi che coinvolgono cittadini comunitari in missioni umanitarie.

 

George Labrinopoulos

Foto © Euroborsa, MAECI, Collettiva

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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