L’Europa è di fronte a una sfida complessa: salute pubblica e competitività internazionale fra i settori a rischio
Con il quadro geopolitico in primo piano e la crescente tensione dovuta ai rischi di un’escalation militare nei quadranti bellici, silente e dimenticato appare quello sanitario. Complice, forse, il rigurgito degli anni pandemici legati al Coronavirus. Il diabete si sta configurando, invece, come una pandemia dal passo felpato, con cifre in continua ascesa, costi sempre più pesanti e un impatto che non risparmia nessuno, giovani o adulti. Curarlo è d’obbligo, così come prevenirne l’insorgenza tramite strategie coordinate e di lungo periodo, per ridurre le vulnerabilità del Continente.
Cos’è?
Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da livelli elevati di zucchero (glucosio) nel sangue, dovuti a una produzione insufficiente di insulina, ormone proteico che
regola il metabolismo del glucosio nel sangue, da parte del pancreas o a un uso inefficace della stessa insulina da parte dell’organismo. Esistono diverse forme, le principali sono:
- Tipo 1: di origine autoimmune, insorge spesso in età giovanile e richiede insulina per tutta la vita.
- Tipo 2: legato a fattori genetici, sovrappeso e stili di vita, è la forma più diffusa e si sviluppa soprattutto in età adulta.
Se non controllato, il diabete può provocare complicanze gravi come malattie cardiovascolari, insufficienza renale, cecità e amputazioni.
Il peso del diabete in Europa
Ogni anno la malattia miete vittime, oltre 686.000 nella sola Ue nel 2024, pari a una persona ogni meno di un minuto. Attualmente oltre trenta milioni di europei vi convivono e le proiezioni indicano che la cifra è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Una novità: la fascia di età colpita si allarga progressivamente, coinvolgendo in particolar modo adolescenti e ventenni, segno che la diffusione del diabete di tipo 2 non è più arginata alle età più avanzate.
Il suo peso economico è enorme:
- ogni anno si spendono decine di miliardi di euro per curare la malattia e le sue complicanze, molte delle quali potrebbero essere evitate attuando politiche di prevenzione. Il costo totale della gestione del diabete in Europa era stimato intorno ai 104 miliardi di euro nel 2021 per circa 31,6 milioni di pazienti. Esso viene a gravare sui bilanci sanitari nazionali, impattando così sui livelli del welfare.
- Al danno finanziario, in seguito si aggiunge quello produttivo, dove milioni di cittadini costretti a giornate di assenza dal lavoro, a pensionamenti anticipati e a un generale peggioramento della qualità della vita.
Un aspetto particolarmente preoccupante è che quasi la metà delle persone con diabete non è consapevole della propria condizione, vivendo con una malattia non diagnosticata, arrivando spesso troppo tardi a ricevere cure adeguate.
Strategie e programmi dell’Unione
L’Ue ha riconosciuto da tempo la portata dell’emergenza e, negli ultimi decenni, ha avviato un percorso per coordinare le politiche sanitarie dei Paesi membri contro il diabete. Le prime mosse comuni hanno preso forma attraverso dichiarazioni di intenti tra Governi, con l’obiettivo di rafforzare diagnosi, cure e prevenzione:
- prevenzione primaria: iniziative volte a promuovere corretti stili di vita, contrastare l’obesità, favorire l’attività fisica e diffondere un’alimentazione equilibrata;
- sorveglianza e monitoraggio: programmi per rendere i dati sanitari confrontabili tra Paesi, sebbene l’assenza di un registro unico rappresenti ancora un limite;
- ricerca e innovazione: investimenti per nuove terapie, strumenti digitali di controllo e applicazioni che aiutino i pazienti nella gestione quotidiana della malattia;
- Cooperazione e governance: tavoli di lavoro che coinvolgono Governi, medici, associazioni di pazienti e industria, al fine di tracciare una strategia comune.
Eppure, queste misure scontano alcune debolezze strutturali. La prima è la disomogeneità, in quanto i sistemi sanitari nazionali hanno risorse e capacità diverse generando così output differenti. La seconda è la sostenibilità, dato che i bilanci continuano a scartare la prevenzione privilegiando invece il destinare della maggior parte dei fondi alla cura delle complicanze. Ultimo, ma da non sottovalutare è il fattore geografico-territoriale, dove le disuguaglianze sociali fanno sì che i cittadini più vulnerabili restino spesso esclusi dai programmi di tutela.
La prevenzione come fattore geopolitico
Può sembrare insolito collegare il diabete alla geopolitica. Eppure, in un mondo caratterizzato da competizione globale, la salute pubblica è un elemento chiave di potenza e stabilità. Il concetto è semplice: una popolazione più sana è più produttiva, meno costosa da gestire e più resiliente di fronte a crisi di qualsivoglia natura.
Ed è qui che la prevenzione si trasforma in un investimento strategico:
- Capitale umano e produttività: una forza lavoro in salute è un vantaggio competitivo che permette a un’economia di crescere e innovare.
- Sostenibilità dei sistemi sanitari: prevenire = risparmiare. Gli Stati che investono in prevenzione liberano risorse che possono essere destinate a istruzione, ricerca e difesa, rafforzando la loro posizione internazionale.
- Soft power e leadership normativa: sviluppare politiche efficaci di prevenzione implica assurgere a modello esportabile, a punto di riferimento globale nel settore.
Confronto internazionale
Il diabete viene gestito in maniera molto diversa a seconda delle grandi potenze mondiali.
- Negli Stati Uniti esistono programmi avanzati e una ricerca di alto livello, sostenuti sia da istituzioni federali che da soggetti privati. Il limite principale resta la frammentazione del sistema sanitario, che unita alle diseguaglianze sociali rende l’accesso alle cure disomogeneo. Sono 30 milioni i cittadini Usa affetti da diabete.
La Cina deve affrontare cifre considerevoli: la diffusione del diabete cresce rapidamente in una popolazione vastissima che ha abbracciato il benessere economico e modificato di conseguenza l’alimentazione. Il Governo ha varato piani di prevenzione su larga scala, ma la sfida rimane enorme, complicata dalle differenze tra le Regioni e dal ritmo accelerato dell’invecchiamento demografico. Nel 2023 il 13% della popolazione era colpita, per un totale di 141 milioni di esseri umani.- La Russia dispone di un sistema sanitario meno strutturato nella prevenzione e deve fare i conti con fattori di rischio molto diffusi, come obesità, sedentarietà e abitudini alimentari. Anche qui, per la vastità dei confini, le disparità territoriali aggravano ulteriormente la situazione.
Alessandro Bonifazi
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