Dove sta andando l’elettrico?

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Tigre di carta o una vera svolta per il futuro? Tra politica, economia e sostenibilità le ragioni di un futuro prevedibile

Quella che oggi è presentata come una nuova tecnologia è in realtà basata su un concetto precedente al motore a scoppio. Il primo passo verso il motore elettrico lo mosse Michael Faraday nel 1821 per poi attendere fino al 1834 prima di comparire in un brevetto (1837) ad opera di Thomas Davenport, a cui seguirono Nikola Tesla e Galileo Ferraris nel 1888.

Se consideriamo che il motore a scoppio è stato costruito e brevettato nel 1853 dagli italiani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, mentre nel 1876 nasceva il primo motore a combustione interna progettato da Nikolaus Otto, si scopre che le due tecnologie sono in realtà coesistenti da sempre. L’unico motivo che decretò il successo del primo, pur essendo il motore elettrico molto più efficiente, fu in realtà l’alimentazione. Non esistevano ancora batterie in grado né di sostenerli e né in grado di garantirne l’utilizzo su veicoli della dimensione di un’auto. Al contrario, per alimentare un motore a scoppio bastava un serbatoio da pochi litri pieno di liquido infiammabile per garantire un’autonomia pienamente soddisfacente.

Non è solo il rapporto tra consumo e rendimento

È indubbio che l’efficienza di un motore elettrico sia nettamente superiore a quella di un motore a scoppio. Basti pensare che l’energia meccanica utile al movimento rispetto all’energia consumata in un motore elettrico ha un rapporto che raggiunge il 98% mentre il motore endotermico (motore a scoppio) ha un’efficienza di circa il 40%, dato che disperde la maggior parte di energia in calore e attrito. Con un semplice approccio razionale e matematico, per il motore a scoppio dovrebbe essere decretata la morte certa, specialmente ora che le batterie hanno raggiunto potenza e dimensioni tali da poter essere montate addirittura su uno scooter. Esiste un paradosso, che chi promuove il motore elettrico usa con grande efficacia a sostegno della propria opinione.

Immaginiamo per un momento un Mondo alla rovescia, dove tutta la mobilità sia elettrica, auto, moto, bus, trattori, scooter, navi, barche e aerei. In questa ipoteticità un ingegnere del reparto ricerca e sviluppo di una grande industria automobilistica si presenta davanti al suo capo e ai suoi colleghi estremamente fiero perché ha appena progettato un nuovo sistema di propulsione. Comincia la sua presentazione introducendo un nuovo sistema dove l’elettricità non serve più perché ha ideato una scatola all’interno della quale grazie a una serie di microesplosioni si crea una forza motrice. La prima domanda che gli faranno riguarderà sicuramente il numero di componenti pensando che potrebbe essere inferiore rispetto i 12 componenti di un motore elettrico, ma la risposta è negativa, perché saranno circa 225.

Avrebbe senso?

Arriva immediata la seconda domanda e suppone che la potenza sia decisamente superiore rispetto al motore elettrico. La risposta è ancora no, perché ci vorrà comunque una scatola chiamata cambio composta da oltre 35 pezzi, che oltretutto necessita di rimanere a bagno d’olio e che potrà compensare la limitata coppia del motore.

Viene quindi supposto che sarà molto silenzioso. Purtroppo, ancora una volta, la risposta è no, questo motore farà un baccano d’inferno specialmente se non avrà un sistema chiamato marmitta che serve a ridurre un po’ il rumore generato. Ma allora sarà sicuramente ecologico! Non proprio, anzi, a causa della combustione si creeranno dei gas che verranno espulsi nell’aria che tutti respiriamo. Potremmo almeno fare rifornimento a casa? No, bisogna costruire ovunque dei luoghi dedicati con immensi serbatoi sotterranei di liquido infiammabile trasportato con autobotti, dove si possa andare ad approvvigionarsi di carburante. Dopo una breve analisi si decide saggiamente che questo progetto non appare essere una grande idea e dunque non avrebbe molto senso perseguirlo.

L’elettrico sale lentamente fino ad avere oggi il 15% del mercato mondiale

Abbandoniamo il Mondo alla rovescia e torniamo nella realtà dove scopriamo quindi che non sono gli elementi di efficienza, costo e razionalità che rallentano l’evoluzione del mondo elettrico ma dove, invece, è valutato l’impatto macro-economico che questo cambio porterà nel mondo dell’automotive e nell’industria in genere. Oggi il mercato vede in Europa circa il 15% di immatricolazioni appartenere ad auto elettriche. Un dato non solo in continuo aumento ma anche in linea con la media mondiale di vendita di veicoli elettrici. Tenuto conto che il mercato auto aumenta globalmente di circa il 2,5% annuo, significa che più del 10% delle auto è passato da endotermico a elettrico.

Lo stesso calo lo avranno sia tutte quelle aziende che producono pezzi per i motori (che passano da 225 a 12), sia tutte quelle che producono le parti meccaniche legate al motore a scoppio in genere, come scatole del cambio, marmitte, sistemi di trasmissione fino ai più piccoli accessori come viti e bulloni. E se si aggiunge ancora un pezzo a questo puzzle, come per esempio le officine che vedono la necessità di assistenza a un veicolo elettrico calare del 80% rispetto a un veicolo endotermico, il quadro fa capire che la crisi industriale a cui ci stiamo avvicinando avrà proporzioni mastodontiche.

La sostenibilità non è un obiettivo, è una filosofia

Analizzando quindi la situazione dal punto di vista semplicemente industriale e tralasciando l’industria dei combustibili fossili, dove servirebbero libri interi per fare un’analisi, si può facilmente capire come le lobby interessate a tutto il business legato al motore a scoppio stiano premendo per annullare nell’opinione pubblica l’idea del motore elettrico. E in una battaglia del genere le due parti mettono in campo tutto il potenziale che hanno per difendere il proprio legittimo interesse. Così ci vediamo sfilare davanti gli ambientalisti attivisti, gli allarmi sulle terre rare, le fake news sui dati di efficienza per non parlare della leva fatta sul romanticismo legato all’inconfondibile suono di una Formula 1.

Bisognerà quindi aspettare l’acqua tiepida, ovvero quando le due posizioni, bollente da una parte e gelida dall’altra avranno trovato il giusto equilibrio scoprendo che l’elettrico sicuramente andrà lontano ma non così velocemente come gli permetterebbe la sua stessa propulsione.

Perché per ogni rivoluzione bisogna avere un elemento fondamentale che è la sostenibilità. Ma non quella ambientale, bensì quella umana perché respirare aria pulita all’aperto, quando stare all’aperto è l’unica soluzione rimasta poiché non si ha più un lavoro e quindi una casa, non è sostenibile.

 

Adamo De Palma

Foto ©  Rinnovabili.it, Blog.movimentoroosvelt.com, Wikipedia, Autoo.it, Elettricomagazine.it, Panorama-auto.it, Paginegialle.it, hnmegreenhomeblog.com.

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