L’Italia dei primi italiani in mostra al Castello di Novara

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L'Italia dei primi italiani

Il Castello di Novara ospita una mostra che racconta l’Italia e gli italiani nei sessant’anni dopo la nascita del Regno

“L’Italia dei primi italiani. Ritratto di una Nazione appena nata” è una mostra da non perdere. Ospitata al Castello di Novara fino al prossimo 6 aprile 2026, è un viaggio nel tempo, precisamente in quel sessantennio successivo alla nascita del Regno d’Italia in cui per la prima volta gli italiani, a lungo separati dalla Storia, si trovano a convivere e a costruire un’identità comune. Curata dalla storica dell’arte Elisabetta Chiodini e organizzata da METS Percorsi d’Arte, ci racconta i luoghi e i volti del nostro Paese attraverso una selezione di 70 opere, provenienti da collezioni pubbliche e private.

Alcuni quadri vengono presentati per la prima volta al pubblico. Oppure sono una riscoperta: Come l’opera “L’esule che dall’Alpe guarda l’Italia” (1850) di Stefano Ussi, artista e patriota, appartenente a una collezione privata e mai più esposta dal 1851. Non potete non vederla: è il primo quadro che apre la mostra.

Sette sezioni tematiche

Il percorso espositivo è strutturato in sette sezioni tematiche. Si inizia dal paesaggio variegato della Penisola, fatto di monti, valli, pianure e di oltre 8000 km di coste. Non poteva mancare un riferimento a Cortina d’Ampezzo – protagonista delle Olimpiadi 2026 – con il quadro Veduta di Cortina (1920-25 circa, foto a destra) di Cesare Maggi.

caprera_luigi_steffaniLuigi Stefani con Caprera (1863 circa, foto a sinistra) ritrae la casa di Giuseppe Garibaldi, dove il pittore incontrò l’eroe dei due mondi durante la convalescenza. Ma le opere ci raccontano soprattutto la vita della gente comune: pastori, taglialegna, contadini e pescatori in un’Italia in prevalenza agricola.

La nascente borghesia urbana

«I pittori dipingono anche le vie e le piazze delle Città, a partire dalle tre Capitali del Regno – prima Torino, poi Firenze e Roma – ma anche di altri centri urbani, come Venezia, Milano e Napoli, in quegli anni oggetto di grandi trasformazioni e di inurbamento», commenta Elisabetta Chiodini. In mostra c’è l’Italia dei mercati e dei ceti popolari, ma anche quella della nascente borghesia e delle nuove classi dirigenti, che nella quarta sezione sono protagoniste dei nuovi riti della villeggiatura, dello svago e del tempo libero. La crescita della rete ferroviaria invoglia a viaggiare e a scoprire le Città d’arte.

Le donne entrano nell’arte

lega_silvestro_pitturaÈ una rivoluzione in cui in primo piano ci sono le donne di buona famiglia. Silvestro Lega nel dipinto “La pittura“ (1869) ci presenta una figura femminile intenta a mescolare i colori sulla tavolozza. È la ventenne Isolina Cecchini, sua allieva e a volte anche modella. E quando non dipingono, le giovani di famiglia benestante vanno al lago, in montagna a camminare, oppure  si muovono per vedere il patrimonio artistico. Come i due turisti, un uomo e una donna, ritratti nel quadro Il Baedeker, Venezia (1885 circa) di Alberto Rossi: un’opera che testimonia la rivoluzione delle guide tascabili, che trasformano l’idea di viaggio. Non più Grand Tour, come nel Seicento e nel Settecento, accessibile solo ai ricchi, ma esperienza alla portata di un pubblico benestante più ampio.

Povertà e prostituzione

Se i ceti più agiati potevano godere di un benessere crescente, le Città italiane della seconda metà dell’Ottocento sono anche luoghi di povertà. Giovani donne e persino bambine sono vittime della prostituzione dilagante. Un esempio significativo sono i due quadri della mostra “L’Italia dei primi italiani” intitolati Venduta! (1884 e 1897) di Angelo Morbelli. Le braccia di una delle due bambine ritratte con chiaro intento di denuncia presentano le macchie della sifilide. Lo sguardo della seconda bambina, invece, racchiude la paura, la vergogna e il dolore della vittima.

Luci e ombre in Città

la_piscinina_emilio_longoniL’ultima sezione della mostra presenta la vita nelle grandi città, con i cambiamenti portati dalla depressione economica del 1887-90. Oltre alla nascita dell’assistenza caritevole per i più poveri e gli anziani, la pittura ci mostra anche la centralità del lavoro femminile. Deliziosa è La Piscinina (1889-1890) di Emilio Longoni (nella foto a destra): una bambina cammina in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, portando una scatola più grande di lei. È una “piscinina”, un’apprendista di sartoria, figura frequente nel mondo della moda di allora. È in netto contrasto con la ragazza borghese del quadro, sempre in mostra, intitiolato La lettura (1910) di Giovanni Sottocorniola, con la protagonista intenta a leggere in giardino.

Il viaggio si conclude qui. Il Castello di Novara, con le sue mostre focalizzate sull’Ottocento, si conferma anche questa volta una certezza per scoprire un capitolo della nostra storia, guidati dalla bellezza dei dipinti scelti e da una ricchezza di spunti tematici che emozionano e sorprendono.

 

Maria Tatsos

Foto © Ufficio stampa Clarart, Maria Tatsos

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