Tesori dei Faraoni alle Scuderie del Quirinale

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Tesori dei Faraoni Scuderie del Quirinale

Oltre 130 opere straordinarie per un viaggio senza precedenti nell’Antico Egitto, svelato come mai prima d’ora

Il fascino dell’antico Egitto, tra riti, cultura, tradizioni e paesaggi mozzafiato con monumenti che sfidano la comprensione umana come le piramidi o ancora la magnificenza e lo sfarzo dei faraoni hanno sempre il loro fascino. Proprio a questi le Scuderie del Quirinale hanno dedicato una mostra, una delle più grandi e straordinarie mai allestite in Italia dal 2002, che, con una selezione accurata di oltre 130 capolavori dell’arte egizia, accompagna lo spettatore in un viaggio lungo le sponde del Nilo (ogni sala è pensata come una meta, una tappa obbligata che fonde spazio e tempo in perfetta armonia svelando il volto umano e allo stesso tempo divino dei faraoni) alla scoperta dei “Tesori dei Faraoni”.

Questo infatti il titolo e il tema centrale dell’esposizione che porta a Roma reperti provenienti dal Museo egizio del Cairo e dal Museo di Luxor alcuni dei quali rappresentano una prima assoluta non essendo mai usciti dai confini del Paese di origine, come sottolineato anche da Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo.

Relazioni culturali

L’iniziativa è promossa da Ales – Arte lavoro e servizi del Ministero della cultura e MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt e gode del sostegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, del Ministero della cultura italiano e del Ministero del turismo e delle antichità d’Egitto, oltre al patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del Museo egizio di Torino.

Sostenitori della mostra sono Intesa Sanpaolo ed Eni, entrambi main sponsor del progetto, che ribadiscono il loro impegno nella promozione culturale e nel rafforzamento del dialogo tra le diverse civiltà. EgyptAir partecipa come vettore ufficiale, facilitando il trasporto delle opere dall’Egitto a Roma ai quali si aggiungono Cotral, Urban Vision e Ferrovie dello Stato Italiane, come partner dell’iniziativa.

Inoltre la mostra si inserisce di fatto, per importanza, nel quadro delle relazioni culturali tra Italia ed Egitto in stretta connessione con gli obiettivi promulgati dal Piano Mattei, in veste di esempio concreto di cooperazione fondata su conoscenza, formazione e valorizzazione del patrimonio condiviso all’insegna dell’amicizia e del dialogo tra le civiltà del Mediterraneo uniti da storia e fascino comune.

Il percorso espositivo

Come ogni viaggio il cui obiettivo è quello di raccontare una storia, il percorso espositivo vuole raccontare la storia di una delle civiltà più antiche, nata intorno al 3200 a.C. lungo le sponde del Nilo dove i concetti di arte, astronomia, architettura, medicina e letteratura si elevarono come in nessun altra civiltà era mai avvenuto, e dove i sovrani, i faraoni, erano visti come manifestazioni del divino in Terra, puntando all’esistenza eterna nell’aldilà (e forse a giudicare dalla magnificenza delle opere che ci hanno lasciato, dei reperti e dei sarcofagi così ricchi di dettagli e ori, possiamo dire ci sono riusciti in qualche modo, riuscendo ancora oggi a suscitare un senso di referenza e rispetto nei loro sacrari).

Proprio l’oro e il suo simbolismo costituisce la prima tappa di questa mostra, forse a rappresentare lo splendore del materiale prezioso ma allo stesso tempo sottolinearne la fragilità, essendo un elemento molto delicato e malleabile.

Il tesoro della regina

I visitatori sono accolti dai capolavori come il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, una delle figure più controverse ed enigmatiche nella storia dell’Antico Egitto, le cui uniche informazioni giunte fino a noi sono racchiuse nel “Tesoro della regina Ahhtotep” rinvenuto nel 1859 da alcuni operai locali nel pressi Luxor. Non esistono documenti ufficiali nemmeno sulla posizione della sua tomba, le uniche informazioni che oggi conosciamo su questo personaggio ricco di mistero, che ancora attrae studiosi ed esperti, è che l’allora direttore del Servizio antichità, Auguste Mariette, riuscì ad entrare in possesso del tesoro comprandolo dall’allora sindaco di Luxor.

Il grande coperchio d’oro del sarcofago rishi accoglie all’ingresso della mostra e presenta alcune iscrizioni con i titoli “Figlia del re” o ancora “Sorella del re” e “Grande sposa Tesori dei Faraoni Scuderie del Quirinalereale”, mentre nessuna recita “Madre del faraone”; assenza che ha portato gli studiosi a ritenere che Ahhotep in realtà fosse la sposa reale di Kamose, faraone che combatte contro gli Hykos. Ipotesi che se confermata farebbe di lei una delle figure più importanti della famiglia reale tra la fine del XVII dinastia e l’inizio della XVIII. Proseguendo si può ammirare la famosa Collana delle Mosche d’oro, una antica decorazione militare raffigurante i tre insetti, o ancora il collare di Psusennes I realizzato in migliaia di dischi d’oro (oltre 6mila disposti in sette fili) e ritenuto il monile antico più pesante dell’età antica giunto fino a noi.

Uno degli insediamenti più importanti dell’antichità

Ammirando questi capolavori non stupisce che proprio gli egizi furono i primi a elaborare i sistemi di estrazione di questo nobile materiale già intorno al 3200 A.C. come testimoniato dal Papiro delle Miniere, una delle più antiche mappe delle miniere mai realizzata, oggi custodita a Torino presso il Museo Egizio. Tra i preziosi che si possono ammirare, anche oggetti destinati ai più piccoli appartenenti alle famiglie reali come orecchini e bracciali finemente lavorati. O ancora la “Città d’Oro” di Amenofi III, insediamento artigiano risalente alla XVIII dinastia e scoperto nel 2021 considerato uno degli insediamenti più importanti dell’antichità sulla sponda occidentale del Nilo, a Luxor. I faraoni utilizzavano questo metallo prezioso come vera e propria moneta e non solo, metallo in gradi di resistere al tempo, incorruttibile, era associato all’idea di immortalità e per questo trovava un impiego anche negli usi religiosi.

La spiritualità

Avanzando lungo le sale si entra nel mondo della ritualità e del rapporto con il divino e la morte non vista come la fine dell’esistenza, ma come qualcosa di diverso, una mutazione, una trasformazione verso un piano altro dell’esistenza. Questa infatti per l’Antico Egitto era intrinsecamente collegata al concetto di vita eterna ma dove l’accesso a questa eternità era subordinato a rigide condizioni che dovevano essere rispettate a partire proprio dalla sepoltura.

I faraoni ritenevano che la vita eterna sarebbe durata finché non fosse deceduta l’ultima persona che ricordasse il loro nome. Per questo le piramidi, luoghi di sepoltura la cui vetta punta al cielo, all’aldilà erano così importanti, senza dimenticare le continue offerte e le numerose iscrizioni riportanti il nome del defunto.

A testimonianza della cura e del rapporto tra egizi e aldilà possiamo ammirare il sarcofago di Tuya, la madre della regina Tiye, tributo alla meticolosità e cura dei dettagli con cui venivano predisposti i morti per accompagnarli nel loro viaggio nell’aldilà. Accanto notiamo infatti la presenza di statuette ushabti realizzati in diversi materiali in base allo status sociale e indispensabili al corredo funebre (rappresentavano il defunto e fungevano da guide nell’oltretomba) dei vasi canopi in cui venivano conservate le viscere del defunto chiusi con coperti raffiguranti Serkhet (intestini) Iside (fegato), Neith (stomaco) e Nefthi (polmoni) i quattro figli di Horus per rivendicarne la protezione e un papiro del Libro dei Morti.

Il volto umano della regalità

La mostra prosegue offrendo uno spaccato sull’organizzazione sociale della civiltà egizia di matrice gerarchica al cui vertice era il faraone che incarnava non solo l’autorità politica ma anche religiosa mentre al di sotto del faraone si trovavano gli aristocratici, i sacerdoti e i ministri.

Qui però va fatta una distinzione tra Antico e Medio Regno, poiché mentre prima le cariche più importanti erano esclusiva dei membri delle famiglie reali, dal Medio Regno in poi la questione cambia non essendo più esclusiva per i reali ma una vera e propria questione di meritocrazia, forse uno dei primi esempi. Tale cambiamento secondo gli esperti è stato il punto di forza della società egizia dove figure come Imhotep e Senenmut hanno lasciato un segno importante. La poltrona dorata di Sitamun, figlia di Amenofi III, deposto come dono votivo nella tomba dei nonni, offre uno sguardo privato e intimo sulla vita familiare, tra affetto e memoria.

La religione

Il percorso della mostra dei Tesori dei faraoni alle Scuderie del Quirinale giunge al termine del viaggio con una riflessione profonda sulla dimensione divina del potere e sulla visione spirituale che permeava l’intera civiltà egizia. Come se l’ultima sala tornasse idealmente alla prima tappa dove l’oro, simbolo di eternità e attributi degli dei introduceva il visitatore al mondo dei sovrani.

La mostra compie un movimento circolare, un ritorno alle origini non solo narrativo ma anche simbolico: il faraone infatti incarna Horus quando è in vita, e Osiride dopo la morte rappresentando egli stesso il punto di congiunzione tra mondo terreno spirituale. Così il viaggio tra arte, storia e spiritualità si conclude come un ciclo cosmico in armonia perfetta con la concezione egizia dell’universo. Qui possiamo ammirare la famosa maschera d’oro di Amenemope, la Triade di Micerino e, la Mensa Iliaca, concessa in eccezione dal Museo Egizio di Torino e molti altri simboli testimoni di cultura, storia e fascino di un’epoca passata.

 

Gianfranco Cannarozzo

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