La comunicazione di Mamdani ha stregato New York. E non solo

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Mamdani

Ansia Gop: Islam e socialismo all’appuntamento con la storia. Sembrava impensabile in Usa dopo l’11/09/2001. Nuova geopolitica in vista?

«So che ci stai guardando. Ho quattro parole per te: turn the volume up!». New York si è svegliata von l’eco di queste parole: nessuno aveva mai lanciato il guanto di sfida a Donald Trump. Lo ha fatto un ragazzo, classe 1991.

E ha potuto perché con oltre il 50% dei voti, Zohran Mamdani è stato eletto nuovo sindaco della metropoli più popolosa e simbolica del Paese, battendo l’ex governatore Andrew Cuomo e il candidato repubblicano Silwa. «In questo momento di oscurità, New York sarà la luce», ha dichiarato Mamdani nel suo discorso della vittoria, rivolgendosi direttamente all’ex presidente. Parole che hanno segnato una pagina di storia della politica americana.

Chi è Zohran Mamdani

Originario di Kampala, Capitale dell’Uganda, Zohran Kwame Mamdani proviene da una famiglia cosmopolita di intellettuali di origine indiana: il padre è docente universitario, la madre regista affermata. Trasferitosi a New York all’età di sette anni, è cresciuto nel Queens. Dal 2021 rappresenta il quartiere di Astoria all’interno dell’Assemblea dello Stato di New York, dove si è distinto per l’impegno in difesa delle famiglie a rischio sfratto, maturato durante gli anni in cui ha lavorato come consulente per l’assistenza abitativa.

Mamdani, socialista-democratico, si è autoproclamato “il peggior incubo di Trump”. In pochi anni è passato dall’essere un nome semi sconosciuto a figura di punta di una nuova sinistra americana. Ha avuto la capacità di portare “la sinistra radicale nel cuore della Città simbolo del capitalismo finanziario”, mescolando linguaggi popolari e una comunicazione diretta capace di raggiungere anche chi, fino a ieri, oltre ai più deboli, si sentiva escluso dal dibattito politico.

Mamdani ha iniziato dalla strada. Iconica l’immagine dove, immediatamente dopo le elezioni di un anno fa, lo si vedeva reggere un cartello con scritto “Elections, Let’s talk” intervistando i passanti. Ha conquistato la candidatura democratica dal basso e con una formula insolita per la politica americana: una rete di volontari radicata nei quartieri popolari, un linguaggio semplice e una comunicazione che ha unito giovani precari, famiglie monoreddito e comunità etniche. Risultato? Un movimento spontaneo che ha travolto l’apparato del partito, trasformando un deputato locale quasi sconosciuto nel nuovo volto della sinistra progressista americana.

Nella galassia Dem ha costruito la sua corsa con il sostegno dell’ala più radicale, di cui Bernie Sanders e Alexandria OcasioCortez i primi a sostenerlo. Ha promosso una campagna basata sulla prossimità, ma soprattutto su temi delicati che hanno piegato, dolorosamente, il quotidiano dei newyorkesi. Il suo messaggio “una Città per chi lavora, non per chi specula” ha attraversato i quartieri, catalizzando la rabbia sociale di chi si è sentito dimenticato dai partiti tradizionali. Ironia della sorte, proprio ciò che ha reso Trump 45° e 47° presidente degli Stati Uniti.

Una Città per chi non arriva a fine mese

Dietro lo slogan “Riprendersi la Città”, Zohran Mamdani ha costruito la sua missione per ribaltare lo status quo, dove vivere a New York è diventato un privilegio, non più un diritto. La prosperità non può misurarsi solo dal numero dei grattacieli, ma da quanti riescono a viverci dentro.

Il cuore delle sue battaglie è il carovita. Quello che ha aumentato la forbice sociale, divario fra ricchi e poveri, in una Grande mela sempre più diseguale. Il costo degli affitti medi è più che raddoppiato rispetto alle altre grandi metropoli, mentre quello degli asili nido è cresciuto del 40% in appena cinque anni. Prove di insostenibilità tramutate in voti.

Il programma amministrativo di Mamdani è radicale, ma pragmatico. Tra le misure:

  • Rendere gratuiti i trasporti pubblici, così da favorire l’accesso al lavoro e ridurre le disparità territoriali tra i diversi quartieri. La misura, oltre a un valore sociale, ha anche una dimensione ecologica: Mamdani punta a incentivare l’uso della rete metropolitana e degli autobus per diminuire traffico e inquinamento.
  • Bloccare l’aumento degli affitti e avviare un programma straordinario di edilizia popolare, destinato alle fasce a medio e basso reddito. L’obiettivo è contrastare la gentrificazione che negli ultimi vent’anni ha spinto migliaia di famiglie fuori dai centri urbani, trasformando interi quartieri in zone inaccessibili per i residenti storici.
  • Creare una rete di mercati e negozi comunali dove i beni di prima necessità vengano venduti a prezzi calmierati, garantendo così un sostegno concreto a chi è più colpito dall’inflazione e dal caro alimenti. L’idea è di mettere la sicurezza alimentare sullo stesso piano della sicurezza economica. «Nella Città più ricca d’America non possiamo accettare che 500.000 bambini vadano a letto affamati ogni sera. Rendiamo New York una casa per tutti» aveva dichiarato in campagna elettorale.
  • Ampliare l’accesso agli asili nido e ai servizi per l’infanzia, garantendo strutture pubbliche aperte a tutte le famiglie, senza discriminazioni di reddito o di status lavorativo. In questo modo, Mamdani mira a sostenere soprattutto i genitori lavoratori e le madri single, le categorie più penalizzate dal costo dei servizi privati.

Chi paga? A finanziare il piano sarà un’imposta progressiva su grandi aziende e super-ricchi, con l’obiettivo dichiarato di «restituire valore sociale alla ricchezza prodotta collettivamente». Si tratta del progetto di redistribuzione più ambizioso mai proposto da un’amministrazione municipale statunitense negli ultimi decenni. Mamdani ha spiegato che «ogni dollaro raccolto in più dovrà essere investito nella vita quotidiana delle persone, non nei dividendi delle corporation».

Una comunicazione, una rivoluzione culturale

La campagna elettorale di Mamdani è stata costruita strada per strada. I suoi video diffusi sui social erano prodotti in quattro lingue: arabo, spagnolo, bengalese e urdu per parlare direttamente alle comunità che formano il mosaico umano della metropoli. Ogni discorso era pensato come un dialogo con i cittadini, rinunciando alla superiorità dei palcoscenici. Analogia ricorrente nelle differenze fra il ruolo del prete nelle chiese cristiane (in rilievo) e dell’imam nelle moschee (sullo stesso piano dei fedeli).

Anche la simbologia visiva è stata accuratamente studiata. Il blu profondo delle grafiche e delle scenografie evocava stabilità e fiducia, mentre l’arancione caldo richiamava energia e rinascita. Scelta cromaticache raccoglie anche “la fusione tra empatia e determinazione”, due tratti che hanno definito la personalità del candidato. Oltre che i colori degli abbonamenti dela metro di NYC.

Mamdani ha puntato su un’idea precisa: lo slogan “Let’s make New York a home again” ha trasformato la politica in qualcosa di tutti, dove ognuno trova comodità casalinga e familiarità amche in temi complessi. Un ruolo decisivo in questa costruzione narrativa lo ha avuto la moglie, Rama Duwaji, 28 anni, che ha coordinato l’intera regia della comunicazione, curando la narrazione umana dietro ogni video.

Un nuovo paradigma per la sinistra americana

Con la vittoria di Zohran Mamdani emerge un nuovo linguaggio politico, radicato nei bisogni quotidiani delle persone. Dopo anni in cui il Partito democratico americano ha oscillato tra l’accademismo delle élite e le battaglie identitarie, l’attenzione verte su ciò che era scomparso dal dibattito pubblico: gli affitti, i trasporti, il cibo, l’infanzia, il lavoro.

È il ritorno di un discorso di classe, in una Città che per decenni ha parlato soltanto di finanza, innovazione e intrattenimento, dimenticando chi ne garantiva ogni giorno il funzionamento. La sfida non è squisitamente amministrativa: è anche culturale e morale, rimettere le persone al centro del progetto urbano. Nel suo discorso di chiusura, il nuovo sindaco ha citato un vecchio proverbio popolare: «Non puoi comprare il sole che sorge sopra l’Hudson».

Il suo successo si inserisce in una linea di rottura con la, e non dalla, politica del passato. Nel 2016, Donald Trump aveva saputo incanalare la rabbia della classe media bianca; nel 2023, Javier Milei aveva raccolto in Argentina il malessere del ceto impoverito, risollevandolo con la messa in pratica delle teorie economiche liberali della scuola di Vienna. Nel 2025, è il turno di Zohran. In una metropoli dove la differenza fra vivere e sopravvivere si è fatta negli anni sempre più sfocata, Mamdani ha dato voce alla frustrazione urbana di una Città simbolo dell’Occidente e del suo disagio, proponendo una via alternativa: un socialismo pragmatico, multietnico e urbano, capace di parlare tanto al cuore quanto alla ragione. E un tocco di religione.

Islam e socialismo: una nuova corrente globale?

Un aspetto spesso trascurato ma decisivo nella figura di Mamdani riguarda la sua identità culturale e religiosa. Musulmano sciita duodecimano, il sindaco newyorkese incarna una sintesi inedita tra Islam e socialismo, destinata a influenzare il panorama politico occidentale nei prossimi anni. La sua vittoria è il segno di una nuova sensibilità politica globale, in cui fede, giustizia sociale e redistribuzione economica sono complementari.

Come osservato da Al Jazeera, “il socialismo islamico urbano di Mamdani potrebbe diventare un modello per le metropoli occidentali in crisi di rappresentanza”.

Nel pensiero politico di matrice islamica-socialista, i pilastri dell’Islam divengono principi civici e collettivi:

  1. la Shahādah, la testimonianza di fede, diventa l’impegno etico alla verità e alla solidarietà pubblica;
  2. la Ṣalāt, la preghiera rituale, si traduce in una disciplina d’azione quotidiana verso il bene comune;
  3. la Zakāt, l’elemosina obbligatoria, si converte in una politica fiscale di redistribuzione che combatte le disuguaglianze;
  4. il Ṣawm, il digiuno durante il Ramadan, diventa metafora del sacrificio e della moderazione in un sistema che oppone spreco e accumulo;
  5. il Ḥajj, il pellegrinaggio alla Mecca, assume il valore simbolico di un viaggio collettivo verso una città (o una società) più giusta e inclusiva.

In questo modo, l’eredità spirituale si fa programma politico: un modello sociale in cui la fede è appartenenza individuale e forma di responsabilità sociale. Mentre il socialismo veste il doppio ruolo di redistribuzione economica e costruzione di comunità fondate sulla dignità e sull’uguaglianza.

Un’eco di questo fenomeno è già visibile nel Regno unito, dove nell’estate del 2025 l’ex leader laburista Jeremy Corbyn, insieme alla parlamentare britannicopalestinese Apsana Begum Sultana, ha fondato il partito islamomarxista, basato sui principi di uguaglianza, giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza.

Mamdani

Nell’occidente angliamericano sta prendendo forma una nuova corrente ideologica in cui la fede diventa strumento di emancipazione sociale. Qui, la sinistra del XXI secolo potrebbe gradualmente lasciare il sentiero wokista e ritrovare sé stessa nelle strade delle Città, dove la politica torna a misurarsi con la realtà.

Divisivo, ma ineluttabile

La figura di Zohran Mamdani resta divisiva, ma impossibile da ignorare. Le sue posizioni sulla Palestina e sulla tassazione dei ricchi continuano a spaccare la comunità ebraica di New York e l’elettorato democratico, ma al tempo stesso lo hanno trasformato in un simbolo generazionale per la sinistra più giovane e idealista.

Come ha scritto Newsweek, “Mamdani rappresenta il volto nuovo della sinistra americana: musulmano, metropolitano e radicato nei problemi concreti delle persone comuni”. Per i suoi detrattori, è motivo per tornare al maccartismo.

Per l’amministrazione Trump rappresenta una sconfitta simbolica, ma pesante, proprio nella Città in cui il Tycoon è nato e ha costruito il suo impero. Quanto accaduto incarna la prima grande battuta d’arresto politica. Il presidente statunitense ha reagito su Truth accusando «l’assenza del suo nome dalle schede elettorali» e «la paralisi del Governo federale» per la sconfitta. Poche ore prima del voto aveva minacciato di «tagliare i fondi federali a New York se fosse stato eletto il “comunista” Mamdani». Preludio di tensione.

L’effetto “New York socialista” ha scosso i mercati: nelle ore successive all’annuncio dei risultati, le principali società immobiliari hanno registrato perdite significative, segno del nervosismo di un sistema abituato a dettare le regole, non a subirle.

Tanto che, nel teso clima pre elettorale, segnato da timori e polarizzazione, migliaia di cittadini avevano annunciato l’intenzione di lasciare New York in caso di vittoria del candidato islamico.

Secondo NBC News, il governatore del Texas Greg Abott avrebbe persino proposto una tariffa del 100% per i “fuggiaschi” newyorkesi che intendessero trasferirsi nello Stato. Mentre imprenditori repubblicani hanno minacciato di spostare le proprie attività nei Red States ideologicamente più affini.

Ciò che sta accadendo dimostra come la vittoria di Zohran Mamdani abbia oltrepassato i confini di New York, trasformandosi in una frattura ideologica su scala nazionale. L’America si ritrova ora dinnanzi a una sliding door che porta a due uscite: da un lato quella del profitto, della crescita a ogni costo e della competizione permanente; dall’altro, quella che rimette al centro la solidarietà, la giustizia sociale e la dignità del lavoro.

Per il Partito Democratico statunitense si apre un passaggio cruciale, forse irripetibile. Come ha osservato The New Yorker,la vera questione non è se Mamdani saprà governare, ma se il Partito sarà in grado di seguirlo”.

 

Alessandro Bonifazi

Foto © BBC, CNN, The Guardian, The New York Times, The Telegraph, KFOX

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