Colpita la comunità musulmana Ahmadiyya in Pakistan

0
830
Comunità musulmana Ahmadiyya

L’International Human Rights Committee denuncia un attentato contro il quartier generale della comunità Ahmadiyya, riaccendendo l’allarme sulle persecuzioni religiose nel Paese

Un tragico attacco terroristico ha colpito il cuore della Città presso la sede internazionale della comunità musulmana Ahmadiyya, Rabwah (Chenab Nagar), poco dopo la preghiera del venerdì. L’assalitore ha aperto il fuoco sui fedeli della moschea Bait-ul-Mahdi, ferendone diversi membri. Almeno tre sono rimasti gravemente feriti e sottoposti a intervento chirurgico in terapia intensiva, mentre diversi altri hanno riportato ferite minori.

Il terrorista ucciso a colpi d’arma da fuoco all’ingresso principale da alcuni volontari della sicurezza mentre tentava di entrare nella moschea con le armi. L’International Human Rights Committee (IHRC) e il Centro studi sulla libertà di religionecredo e conoscenza (Lirec) hanno condannato l’attacco e definito questo tragico evento come “un atto di terrorismo mirato contro una minoranza religiosa perseguitata da decenni”. Le autorità locali hanno avviato un’indagine, mentre cresce lo sconforto e l’indignazione dei fedeli a livello internazionale.

Chi sono gli Ahmadi?

La comunità musulmana Ahmadiyya è un movimento all’interno dell’Islam, fondato All party parliamentary group for Ahmadiyya Muslim Communitynel 1889 Qadian, da Mirza Ghulam Ahmad professandosi il Messia Promesso tanto atteso dalle varie religioni come profetizzato nell’Islam, giunto per “porre fine alle guerre di religione, condannare i gli spargimenti di sangue e re-stabilire moralità, giustizia e pace”. Il movimento, presente in tutto il Mondo – con sede centrale a LondraRegno Unito – conta decine di milioni di fedeli ed è in costante crescita; soprattutto in Asia e in Africa – fra questi, 3-4 milioni solamente in Pakistan. Il motto della comunità Amore per Tutti, Odio per Nessuno è una rappresentazione del messaggio benevolo dell’Islam che la comunità professa, focalizzandosi sui valori universali di pace, fratellanza e sottomissione alla volontà di Dio.

La comunità organizza eventi interreligiosi e convegni ricorrenti annualmente in ogni Paese ospite, con la Jalsa Salana del Regno Unito come convegno internazionale presidiato dal leader attuale della comunità, Sua Santità Hazrat Mirza Masroor Ahmad, quinto Califfo e successore del fondatore della comunità – l’ultima versione di questo convegno ha visto una partecipazione di oltre 50,000 persone, per la maggior parte fedeli. La comunità si impegna anche in iniziative e progetti umanitari grazie ai suoi instancabili volontari. Tra queste l’organizzazione no-profit, Humanity First, che si occupa di aprire e gestire scuole e ospedali nelle zone più remote del globo.

La linea cronologica delle leggi “anti-Ahmadi”

Nonostante l’impegno nella promozione del messaggio di pace e del dialogo interreligioso, la comunità musulmana Ahmadiyya è stata soggetta a persecuzioni religiose e discriminazioni sin dalla propria fondazione – principalmente in Pakistan, ma anche in altri Paesi a maggioranza musulmana, quali Bangladesh, Indonesia e Algeria.

Queste persecuzioni hanno trovato terreno fertile grazie alle leggi “anti-Ahmadi” adottate dal Governo pakistano. Cominciate nel 1956, con un cambio di risoluzione; una “clausola di ripugnanza” aggiunta alla Costituzione pakistana, dichiarando che “nessuna legge dovrebbe esser ripugnante nei confronti degli insegnamenti […] dell’Islam come descritto nel Sacro Corano”. Questo processo legislativo ha aperto le porte per ulteriori decreti sistemicamente discriminatori, dove nel 1974 il Parlamento pakistano ha approvato un emendamento che ha dichiarato gli Ahmadi come “non musulmani”. Dieci anni più tardi, sotto la guida del regime del generale Zia-ul-Haql’Ordinanza XX del 1984 ha criminalizzato l’uso di simboli e pratiche islamiche per i membri della comunità – compresi la lettura del Sacro Corano e la preghiera, o il semplice saluto di pace islamico“Assalam Aleikom”, “La pace sia con voi”.

Nel 1986, è introdotta la cosiddetta “Blasphemy Law” – ereditata dal codice penale indiano, modificata e adattata al contesto islamico. Questa legge della blasfemia prevede l’imprigionamento a vita o la pena di morte per coloro che vengono accusati colpevoli di blasfemia. A queste leggi discriminatorie si sono sopraggiunte ulteriori pratiche “antiahmadi”, quali il banno sulle pubblicazioni di materiali prodotti dalla comunità, l’obbligo di dichiararsi non-musulmani sul passaporto pakistano (così impedendo la possibilità di pellegrinaggio alla Mecca, uno dei cinque pilastri dell’Islam e obbligo per ogni musulmano che sia in salute ed economicamente stabile), l’utilizzo del nome “Qadiani” come riferimento denigratorio (usato anche dal Governo in documenti ufficiali) e il diniego al diritto di voto sin dal 1985.

“Dalla culla alla tomba”

Sono proprio le implementazioni legislative del Governo del Pakistan ad aver reso le Comunità musulmana Ahmadiyyapersecuzioni sempre più violente e frequenti, ma soprattutto “legittimate”. Uno dei primi episodi di maggiore violenza si verificò durante le ribellioni del 1954 Lahore, Pakistan, una serie di sanguinose proteste contro la comunità Ahmadiyya dove centinaia furono uccisi, soppresse poi dall’esercito pakistano applicando due mesi di legge marziale. E ancora le rivolte Anti-Ahmadi del 1974 che hanno visto proteste, violenze, danni a proprietà e interventi da parte del Governo pakistano contro la comunità in tutto il territorio. Gli attacchi del Maggio 2010 sono fra le pagine più buie e dolorose per la comunità. Conosciuti anche come i massacri di Lahore, avvenuti il 28 maggio 2010 a Lahore, Punjab, Pakistan, durante le preghiere del venerdì94 fedeli furono uccisi e oltre 120 feriti in due attacchi simultanei contro le moschee della comunità minoritaria Ahmadiyya.

L’attacco di Rabwah rappresenta l’intervallo che si cela fra le prossime violenze e quelle precedenti. Non si tratta quindi di un episodio di terrorismo, ma della manifestazione di un sistema di apartheid che da decenni nega il diritto a esistere a una comunità pacifica, “che si distingue in tutto il Mondo per i valori di pace e fratellanza che diffonde e pratica”.

 

Ammir Stefan El-Mehrat

Foto © International Human Rights Committe, All party parliamentary group for Ahmadiyya Muslim Community, Wikipedia

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui