Intervista a Angelilli: Europa, imprese e crescita del Lazio

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Angelilli

Dall’esperienza europea alle strategie regionali: come fondi Ue, innovazione e internazionalizzazione stanno cambiando il futuro del Lazio

La vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha rilasciato un’intervista approfondita in esclusiva a Eurocomunicazione sui principali dossier regionali, dalle politiche di sviluppo alle prospettive di crescita del territorio.

Vicepresidente Angelilli, in che modo la sua lunga esperienza nelle istituzioni europee ha influenzato la sua visione sulle politiche di internazionalizzazione delle imprese laziali?

«La mia esperienza nelle istituzioni europee mi ha insegnato a guardare alle scelte economiche in modo strategico e globale. Non possiamo considerare i mercati nazionali o regionali come entità isolate: anche le realtà più piccole sono oggi inevitabilmente connesse alle dinamiche internazionali. Le decisioni assunte a livello europeo e globale hanno un impatto diretto sui nostri sistemi produttivi. L’internazionalizzazione, intesa come capacità di competere sui mercati esteri, è uno degli strumenti più efficaci per sostenere la crescita delle imprese attraverso nuovi legami e opportunità».

Quali sono oggi, secondo lei, le principali opportunità che l’Unione europea offre alle Pmi del Lazio per competere nei mercati internazionali?

«L’Unione europea sta investendo risorse significative per sostenere la crescita territoriale, la competitività delle imprese, l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e la transizione energetica. Il Lazio è un interlocutore privilegiato, grazie a un dialogo costante con le istituzioni europee. Anche la revisione di medio termine dei fondi europei 2021–2027 ha ottenuto il pieno apprezzamento della Commissione Europea, con un investimento complessivo di 236 milioni di euro. Le imprese laziali possono così accedere a finanziamenti, credito e capitali di rischio per affrontare la sfida globale con soluzioni innovative, anche grazie alla spinta decisiva della digitalizzazione».

Quanto conta, per un territorio come il Lazio, disporre di reti europee solide per favorire la crescita delle aziende all’estero?

«È un fattore fondamentale e può realmente incidere sul futuro delle imprese. Il Lazio è già tra le Regioni più avanzate in termini di innovazione. L’87% delle imprese ha adottato soluzioni innovative in ambito di sostenibilità, digitalizzazione o riorganizzazione, rispetto al 71% della media nazionale. Il nostro territorio si colloca inoltre al quinto posto nel Regional Innovation Scoreboard 2025, grazie alla concentrazione di università, centri di ricerca e a un accesso facilitato ai fondi europei. Un obiettivo strategico è ora l’integrazione del Lazio nella rete europea degli hub di innovazione deep tech, rafforzando il legame tra ricerca, sviluppo e impresa».

Quali strumenti o programmi europei ritiene più efficaci per sostenere l’innovazione e la competitività delle imprese laziali nei mercati globali?

«Tra gli strumenti più efficaci c’è sicuramente il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), che sostiene direttamente le attività imprenditoriali, rafforzandone la capacità di competere sui mercati globali. Nel biennio 2024–2025, grazie a queste risorse, abbiamo già supportato migliaia di imprese del Lazio, con ricadute positive in termini di innovazione e competitività. Programmi di questo tipo sono essenziali per rendere le Pmi più strutturate e pronte ad affrontare sfide sempre più complesse».

In che modo la Regione Lazio sta lavorando per facilitare l’accesso ai fondi europei dedicati all’internazionalizzazione?

«La semplificazione burocratica è una delle priorità su cui stiamo lavorando con maggiore determinazione. Le imprese chiedono procedure più snelle e accessibili e, per questo, abbiamo semplificato al massimo i voucher per l’internazionalizzazione, riducendo il carico documentale. L’obiettivo è consentire alle aziende di concentrarsi sulle opportunità, di aprirsi ai mercati internazionali, riducendo al minimo gli adempimenti formali».

Secondo lei, quali settori produttivi del Lazio hanno il maggiore potenziale di sviluppo internazionale nei prossimi anni?

Angelilli«I settori a maggiore potenziale sono quelli legati alla tecnologia, all’intelligenza artificiale, alla cybersicurezza, alle scienze della vita e allo spazio. Il Lazio sta investendo risorse mirate per sostenere tecnologie critiche e soluzioni deep tech. Parallelamente, promuoviamo sinergie tra università, centri di ricerca e imprese attraverso iniziative strategiche come il Rome Technopole, un polo di eccellenza destinato ad avere un impatto concreto sulla competitività del nostro sistema produttivo».

Che ruolo gioca la formazione, anche in chiave europea, nel preparare gli imprenditori laziali ad affrontare mercati complessi?

«La formazione è un elemento centrale. Le competenze STEM sono fondamentali per preparare gli imprenditori del futuro, così come le competenze gestionali e scientifiche. Per questo investiamo nel rafforzamento dei collegamenti tra università, centri di ricerca e startup, costruendo un ecosistema dell’innovazione in grado di sostenere lo sviluppo delle imprese. I progetti degli Spazi attivi regionali rappresentano un esempio concreto di questa visione strategica di sistema».

Ci sono esempi concreti di imprese laziali che hanno beneficiato di programmi europei di internazionalizzazione?

«Un esempio significativo è rappresentato dalle imprese che hanno partecipato al Voucher Internazionalizzazione Pmi. Nel solo biennio 2023–2024, le aziende laziali hanno preso parte a oltre mille eventi internazionali, aumentando la loro visibilità sui mercati esteri. I settori coinvolti spaziano dal food alla nautica, dall’arte all’aerospazio, fino all’arredamento. Emblematico il caso di un’azienda storica del comparto delle farine che, grazie alla partecipazione a fiere internazionali a Londra e Parigi, ha ampliato in modo rilevante la propria rete commerciale. Per rafforzare questo strumento, abbiamo incrementato la dotazione finanziaria del voucher fino a 10 milioni di euro».

Qual è, a suo avviso, il principale ostacolo che frena l’espansione internazionale delle Pmi laziali?

«La Regione Lazio è oggi tra le tre Regioni italiane con i migliori risultati in termini di export, con una crescita del 14% nei primi nove mesi dell’anno. Tuttavia, il principale ostacolo resta l’incertezza legata alle crisi e alle oscillazioni internazionali. Molte Pmi sono ancora strutturate secondo modelli tradizionali e con una visione prevalentemente regionale o nazionale. In passato è mancata una forte azione di sostegno all’internazionalizzazione, ma oggi, grazie all’aumento delle risorse e al rafforzamento dei programmi di supporto, queste criticità stanno progressivamente diminuendo».

Biografia

Nata a Roma nel 1965, mamma di una ragazza di 22 anni, laureata in Scienze Politiche, esperta di fondi europei, a lungo volontaria della Croce Rossa. A soli 29 anni, nel  1994, è stata la più giovane deputata eletta al Parlamento europeo. Per vent’anni l’Europa è stata la sua casa: si è occupata di diritti sociali, minori, pari opportunità, ma anche di finanziamenti Ue, imprese e sviluppo.

A Bruxelles ha fatto parte delle Commissioni per le Libertà Civili, i Diritti della Donna e l’Occupazione. È stata vicepresidente del Parlamento europeo dal 2009 al 2014. Ha conseguito master in Europrogettazione e Diritto comunitario e amministrativo e ha lavorato come consulente per il sostegno alle imprese. Nel 2018 ha scelto di dedicarsi al territorio: eletta al Consiglio regionale del Lazio, è stata riconfermata nel 2023 come la donna più votata di Fratelli d’Italia. Oggi è vicepresidente della Regione e assessore. Ogni giorno si confronta con imprese e associazioni per affrontare con visione di sistema le sfide dello sviluppo.

George Labrinopoulos

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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