Trump e annessione Groenlandia: escalation nell’artico

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USA Groenlandia annessione

La Casa bianca rilancia l’idea di annessione e nomina un “inviato speciale”. Danimarca e Groenlandia rispondono in dichiarazione congiunta

Il presidente Donald J. Trump torna all’attacco con le sue recenti dichiarazioni circa la Groenlandia e la sua annessione, culminate con la nomina di un inviato speciale e l’annuncio di un convoglio militare, che hanno scatenato una crisi diplomatica con Danimarca e Groenlandia.

Copenaghen ha reagito convocando l’ambasciatore Usa e ricevendo sostegno unanime dai Paesi membri dell’Ue, mentre emergono rischi di fratture nella Nato e il congelamento delle relazioni bilaterali.

Le dichiarazioni di Trump: annessione della Groenlandia

Trump ribadisce che gli Stati Uniti «devono avere la Groenlandia». Giustificando le sue dichiarazioni sull’annessione dell’Isola per ragioni di sicurezza nazionale, e sottolineando che l’interesse americano non riguarda le risorse rare presenti sul territorio.

A detonare l’ultima escalation diplomatica è stato l’annuncio da parte del presidente americano durante un evento a Mar-a-Lago il 22 dicembre. «Dobbiamo avere la Groenlandia. È essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e la sopravvivenza dei nostri alleati occidentali», annunciando l’invio di «nuovo convoglio» con navi da battaglia “Trump-class” e la nomina del governatore della Louisiana Jeff Landry come inviato speciale per «rendere la Groenlandia parte degli Usa» e proteggere la costa artica da Russia e da Cina, legando l’operazione alla necessità strategica dell’Isola. Landry ha risposto immediatamente alla chiamata affermando che avrebbe «lavorato per rendere la Groenlandia parte degli Usa».

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Con queste dichiarazioni, Trump ha rinnovato le sue posizioni precedentemente dichiarate nel 2019, parlando di un «grande affare immobiliare».  Nel maggio 2025 evoca la non esclusione di un intervento militare, che, in seguito alla sua rielezione e inaugurazione, si traduce in azioni concrete, mettendo alla prova alleanze atlantiche e principi di sovranità. Le dichiarazioni arrivano senza consultazioni preventive e vengono percepite come una minaccia diretta alla sovranità danese e groenlandese.

Nonostante il diniego, per Trump, la Groenlandia non riguarda solo la materia di sicurezza internazionale, ma è un asset prezioso che consentirebbe agli Stati Uniti di tornare a essere la potenza dominante a livello globale. Risorse minerarie (terre rare, uranio), posizione strategica per missili balistici e base come Thule (già Usa) e controllo sulle rotte marittime in scioglimento. Tutti elementi che difficilmente smentiscono le intenzioni della Casa Bianca.

Dichiarazione congiunta

La risposta da Copenaghen e Nuuk è stata immediata e unita. In una nota congiunta, la premier danese Mette Frederiksen e il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen hanno affermato: «la Groenlandia appartiene al popolo groenlandese. Gli Stati Uniti non prenderanno il controllo della Groenlandia, né con negoziati né con la forza». Sottolineando che «non si può annettere un Paese sovrano, nemmeno invocando la sicurezza internazionale», ribadendo il rispetto per l’integrità territoriale del Regno di Danimarca.

Nielsen, rappresentante del Governo autonomo di Nuuk (Self-Government Act 2009), ha enfatizzato: «decidiamo noi il nostro futuro. Sondaggi mostrano che l’85% è contrario a un passaggio agli Usa; preferiamo l’indipendenza o più autonomia da Copenaghen». La premier danese ha invece definito le parole di Trump come «inaccettabili e controproducenti», accusando Washington di trattare la Groenlandia come una «proprietà privata», ribadendo che non è in vendita.

Questa unità riflette lo status ibrido dell’Isola, dove da un lato prevale la sovranità del popolo groenlandese, mentre dall’altra, in situazioni in cui la sovranità è messa a repentaglio da minacce esterne, la dipendenza da Copenaghen si rivela come una necessaria forma di protezione e autorevolezza, rendendo il percorso verso l’indipendenza più fragile e dinamico. Questo perché le reazioni di Copenaghen includono misure concrete, come il rafforzamento della presenza militare in Groenlandia e appelli all’Onu per difenderne la sovranità.

La convocazione dell’ambasciatore Usa: segnale di rottura fra i due alleati

Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha convocato l’ambasciatore Usa a Copenaghen, Ken Howery (in carica da novembre 2025), per «chiarimenti urgenti» sulla nomina di Landry e sul convoglio. Rasmussen ha dichiarato: «aspettavamo consultazioni; questo è un passo unilaterale che viola lo spirito di partnership», citando precedenti convocazioni per «operazioni di influenza» degli Usa legate a figure trampiane. Tra queste, la recente visita del vicepresidente statunitense J.D. Vance nel marzo del 2025 e le infiltrazioni nelle elezioni groenlandesi.

Le relazioni fra Usa e Danimarca, storicamente eccellenti (dal 1826, con ambasciata dal 1947), ora sono a rischio. In passato, le presenze militari nella Groenlandia non sono mai state viste come un ostacolo e sono sempre state accolte sotto il principio dell’allenza Nato, mentre le collaborazioni economiche hanno visto porte aperte da parte della Groenlandia.

Tuttavia, questa convocazione segnala un’escalation diplomatica senza precedenti, con possibili richiami di ambasciatori e il rischio di una sospensione delle relazioni diplomatiche bilaterali.

Solidarietà Ue: un fronte unito contro l’unilateralismo

L’Unione europea ha risposto con compattezza. In un momento in cui le relazioni UsaUe sono già vacillanti, questo episodio ha permesso ai Paesi membri di rafforzare il ruolo dell’Ue nella geopolitica artica, contrapponendosi all’unilateralismo statunitense.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si impegna a dare «piena solidarietà alla Danimarca e al popolo groenlandese», affermando che «sovranità e integrità territoriale sono pilastri del diritto internazionale e dell’ordine europeo». Il Consiglio Ue ha ribadito il suo sostegno, definendosi pronto a introdurre «misure restrittive» se l’escalation continua, richiamando le sanzioni postCrimea.

Il leader tedesco Scholz e il presidente francese Macron hanno definito le mosse di Trump «pericolose per la stabilità atlantica». Bruxelles vede la Groenlandia come partner strategico per le risorse critiche e la difesa dell’Artico.

La ministra degli affari esteri finlandese, Elina Valtonen, ricorda il grande sacrificio della Danimarca come alleato degli Usa e membro della Nato nelle guerre in Afghanistan e in Iraq. La Danimarca ha pagato un prezzo elevato per il suo coinvolgimento, con una delle più alte perdite pro capite di soldati in Afghanistan, ma anche in patria: la società è stata afflitta da minacce terroristiche legate al coinvolgimento nelle operazioni statunitensi.

Complicazioni Nato e rischio di congelamento delle relazioni Washington-Copenaghen

In questo scenario, la Nato si trova davanti a un dilemma inedito: gli Usa, pilastro dell’Alleanza Atlantica, contro la Danimarca, un alleato fondatore e fondamentale. Un potenziale conflitto in Groenlandia violerebbe l’articolo 5, con Washington come potenziale aggressore. In passato vi sono state crisi diplomatiche fra Paesi membri della Nato, ma nessuno ha mai dichiarato di voler annettere forzatamente un altro.

Date la situazione incerta, la Danimarca rivaluta gli Usa come “rischio sicurezza“, considerando restrizioni sulla base di Thule e degli accordi di difesa. Un eventuale congelamento bilaterale potrebbe includere la sospensione della cooperazione artico/energia, la revisione di trattatisanzioni Ue e l’erosione della fiducia nella Nato.

Secondo alcuni analisti, sono previste delle fratture: gli europei potrebbero limitare la condivisione di intelligence o esercizi artici. A livello globale, i giganti Russia e Cina potrebbero sfruttare la crisi per propaganda, indebolendo l’Occidente artico e l’Alleanza Atlantica.

Implicazioni geopolitiche e prospettive future

Nella narrazione di Trump, la Groenlandia rimane una necessità di sicurezza nazionale; in quella europea, è un tema di sovranità e stabilità dell’ordine internazionale. La cruda realtà è che entrambe le dimensioni convivono: l’Isola è di fatto centrale per radar, basi, protezione artica e deterrenza delle navi russe e cinesi, e al tempo stesso è un simbolo politico – di autonomia groenlandese, di integrità danese, e di credibilità europea.

L’incognita, ora, è che un tema che potrebbe esser gestito con cooperazione e diplomazia, come suggerito dalle autorità groenlandesi e danesi, rischi di esser trascinato in una logica fatta di ultimatum. In questo caso, la partita si tramuta in un test di tenuta dell’intero legame transatlantico, che compromette la sicurezza degli alleati e rischia di isolare gli Usa in un contesto geopolitico sempre più fragile e frammentato.

 

Ammir Stefan El-Mehrat

Foto © US Naval Institute, Il Messaggero, ISPI, Reuters

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