San Nicola e la leggenda del Natale

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La storia antica di un uomo generoso, l’espansione del suo culto e la nascita del moderno mito di Babbo Natale

Il pensiero del Natale è legato nell’immaginario collettivo alla figura di Babbo Natale. Conosciamo tutti l’omone dalla lunga barba bianca, vestito di rosso, che vola su una slitta trainata da otto renne e che porta doni ai bambini di tutto il Mondo. Questa figura fiabesca affonda però le sue radici nella vita di un uomo realmente esistito, San Nicola di Myra, l’odierna Demre, conosciuto grazie alla tradizione cristiana.

San Nicola vescovo di Myra

Al di là delle ricostruzioni leggendarie degli agiografi, sappiamo che nacque intorno al 270 d.C. a Patara, nella antica Licia, attuale Turchia. Le poche fonti storiche che possediamo lo descrivono come uomo di grande fede e coraggio, perseguitato durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Il suo nome è presente in alcune delle antiche liste dei vescovi che parteciparono al concilio di Nicea del 325 dove avrebbe difeso con fervore la dottrina cristiana. Non morì da martire ma di vecchiaia tra il 345 e il 352.

La fama della sua santità è testimoniata dalla cura con cui ne vennero conservate le reliquie alle quali la comunità locale aveva riconosciuto poteri miracolosi. Dette reliquie vennero riposte nella chiesa a lui intitolata, costruita nel V secolo. Tra il VII e l’VIII secolo di fronte alle coste dove sorgeva il santuario, bizantini e arabi combatterono per la supremazia sul mare. I marinai bizantini eressero il santo loro protettore. Il suo culto che fino a quel momento era stato solo locale, si espanse  lungo le rotte marittime del Mediterraneo, arrivando a Roma, Gerusalemme a Costantinopoli, in Russia e nel resto dell’Occidente.

Le sue reliquie rimasero nel santuario fino all’XI secolo quando marinai di Bari, nel 1087 le trafugarono per salvarle dai musulmani dopo la caduta della Città. Dopo 10 anni alcuni commercianti veneziani rinvennero altri resti attribuiti a san Nicola e li portarono a Venezia, dichiarando il santo patrono della Serenissima. Tra l’altro, nel 1992 sono state sottoposte ad analisi del Dna sia le ossa conservate a Venezia che quelle conservate a Bari e l’esame effettivamente ha stabilito che le reliquie appartengono alla stessa persona.

Leggende nate intorno alla figura di San Nicola

A partire dal Medioevo, sono fiorite molte leggende sul suo conto. Le più note lo descrivono come portatore di doni e protettore dei bambini. Particolarmente diffusa nell’XI- XII secolo è la storia delle tre fanciulle povere che il padre meditava di far prostituire perché non aveva i soldi per la loro dote. Per tre notti il vescovo Nicola di nascosto gettò loro attraverso la finestra aperta altrettanti sacchi d’oro, come dote per farle sposare. Di qui la fama del vescovo, come generoso portatore di doni, patrono delle vergini e garante della fertilità.

Un altro racconto circolava nelle scuole ecclesiastiche, dove il 28 dicembre si celebrava la Festa degli Innocenti. La storia medievale raccontava del salvataggio di tre fanciulli che una notte chiesero ospitalità in una locanda. Accolti dall’oste e da sua moglie, visto che avevano finito la carne in dispensa, vennero da questi fatti a pezzi e messi in salamoia. San Nicola bussò alla porta della locanda e chiese un piatto di carne. Al rifiuto dell’oste si fece portare in dispensa dove estrasse dalla salamoia i tre giovani vivi e vegeti.

La Festa degli Innocenti era una versione cristianizzata dei Saturnali, una scalmanata festa pagana dell’antica Roma. In questa occasione gli studenti eleggevanoil vescovello”, una specie un sostituto del dio Saturno che presiedeva ai festeggiamenti e elargiva doni. Dalla fine del XIII secolo il 6 dicembre diventò il giorno in cui “i vescovi Nicola” salivano sui loro scranni. Questa tradizione raggiunse il culmine nel XVI secolo e nonostante la Chiesa vietasse le carnevalate pagane, Nicola sopravvisse nelle scuole e nelle case grazie ai bambini che continuavano a festeggiarlo e a ricevere i suoi regali.

Il mito di Babbo Natale

La figura dell’omone col pancione vestito di rosso e dispensatore di doni è nata poi a tappe nel mondo protestante dalla sovrapposizione di personaggi diversi: dalla figura di san Nicola, che perse l’aspetto del vescovo ma mantenne il suo ruolo benefico col nome storpiato Sinter Claes, divenuto poi Santa Claus insieme a vari genietti dei miti nordici. I festeggiamenti dal 6 dicembre si spostarono alla festa vicina più importante, il Natale.

Nel 1823 comparve una poesia, “A visit from St. Nicholas” prima anonima e poi attribuita a Clement Clarke Moore, dedicata a Santa Claus. Questo testo ha introdotto dettagli iconici come la slitta trainata dalle otto renne, il camino e l’immagine di un vecchietto paffuto e allegro. Nel 1875, una pittrice svedese Jenny Nyström, realizzò una serie di cartoline augurali con le prime immagini del Babbo Natale che conosciamo però vestito di verde. Fu nel 1930 che l’illustratore americano Haddon Sundblom codificò l’abito bianco e rosso per una committente, la Coca-Cola, che utilizzò Babbo Natale come testimonial della sua bibita, fissandone l’immagine fino ai nostri giorni.

Non si può che concludere con la lettera che nel 1897, la piccola Virginia O’ Hanlon scrisse al direttore del quotidiano New York Sun pregandolo di dirle la verità: «esiste Babbo Natale?». Alla sua richiesta, seguì la risposta di un veterano del giornalismo, Francis Pharcellus Church. Il suo pezzo è entrato nella storia del giornalismo, venne ristampato ogni anno prima di Natale fino alla chiusura del giornale nel 1950 e appartiene all’eredità culturale americana.

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste

, Virginia, Babbo Natale esiste” non solo risponde positivamente alla domanda della bambina, ma fa un discorso culturale ampio e profondo controbattendo al dilagante «scetticismo tipico di questa era piena di scettici».

«Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro Grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza».

«Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il Mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e della vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il Mondo, si spegnerebbe».

«Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del Mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbe provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del Mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del Mondo che non si possono vedere».

«Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebè e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del Mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il Mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio, lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini».

 

Veronica Tulli

Foto © Basilica Pontificia San Nicola, Romolo e Remo, Diario Nordico, Collateral.al, Leggo.it

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