Tra proteste agricole, dazi e tutela del made in Italy, l’intesa con il Mercosur mette alla prova equilibri politici e interessi economici dell’Unione europea
L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur continua a dividere Governi, filiere produttive e opinione pubblica. A oltre venticinque anni dall’avvio dei negoziati, l’intesa è tornata al centro del dibattito politico europeo, alimentando valutazioni contrastanti soprattutto nel settore agroalimentare. Da un lato, alcune industrie vedono nell’accordo un’opportunità per espandere l’export europeo; dall’altro, crescono le preoccupazioni legate alla concorrenza internazionale e al rispetto degli standard produttivi e ambientali.
Che cos’è il Mercosur e perché conta per l’Europa
Il Mercosur è il mercato comune dell’America meridionale e riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, a cui si è aggiunta anche la Bolivia. Con oltre 700 milioni di consumatori complessivi, l’eventuale area di libero scambio con l’Unione europea diventerebbe la più vasta al Mondo. Nel 2024 l’Ue ha esportato nei Paesi Mercosur beni per 84 miliardi di euro, in larga parte prodotti industriali e manifatturieri provenienti da circa 30.000 piccole e medie imprese europee. Gli investimenti europei nell’area hanno raggiunto nel 2023 i 388 miliardi di euro.
L’accordo prevede l’annullamento progressivo dei dazi sul 91% degli scambi, lasciando fuori il restante 9% considerato sensibile, in particolare per l’agroalimentare. Attualmente, i dazi applicati dai Paesi Mercosur ai prodotti europei arrivano al 35% sulle auto, al 20% sui prodotti industriali, al 18% su quelli chimici e al 14% su quelli farmaceutici.
Il no della Francia e la posizione di Emmanuel Macron
Il fronte contrario all’accordo è guidato dalla Francia. Il presidente Emmanuel Macron ha
annunciato che Parigi voterà contro l’intesa, parlando di un «rifiuto politico unanime». In una nota ufficiale, ha riconosciuto i «progressi innegabili» compiuti dalla Commissione europea, ma ha sottolineato come i recenti dibattiti all’Assemblea nazionale e al Senato abbiano dimostrato una netta contrarietà politica. «La fase di firma dell’accordo non è la fine della vicenda. Continuerò a lottare per la piena e concreta attuazione degli impegni ottenuti dalla Commissione europea e per proteggere i nostri agricoltori», ha dichiarato.
Secondo il presidente francese, l’accordo appartiene a «un’altra èra» e non risponde più alle sensibilità politiche e sociali attuali. In Francia, infatti, le proteste degli agricoltori sono tornate a infiammare il dibattito pubblico, con manifestazioni arrivate fino alla Tour Eiffel e all’Arco di Trionfo.
Il percorso istituzionale e il ruolo del Consiglio europeo
L’accordo è stato firmato nel 2024 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiudendo i negoziati iniziati nel 2000. Per entrare in vigore, tuttavia, è necessario il voto favorevole del Consiglio europeo e del Parlamento europeo. Al Consiglio serve una maggioranza qualificata, ovvero il sostegno di almeno 15 Stati membri che rappresentino il 65% della popolazione dell’Ue.
Il voto, inizialmente previsto per dicembre, è stato rinviato a gennaio proprio per l’opposizione di Francia e Italia, allora entrambe contrarie. Nel frattempo, a Bruxelles si sono svolte manifestazioni degli agricoltori. Oggi la situazione è cambiata, perché l’Italia ha mostrato aperture verso l’approvazione, rendendo il suo voto potenzialmente decisivo. Venerdì è prevista una riunione del COREPER, il comitato dei rappresentanti permanenti, per fare il punto sulle posizioni nazionali.
Le occasioni per l’Italia e l’industria alimentare
Sul fronte delle opportunità, l’accordo promette benefici significativi per alcune filiere italiane. Per vini e liquori è prevista una riduzione dei dazi fino al 35%, mentre per l’olio d’oliva il dazio del 10% verrebbe gradualmente azzerato. Anche formaggi, cioccolato, pasta, salumi e prodotti ortofrutticoli beneficerebbero di un alleggerimento delle barriere tariffarie, pur con alcune esclusioni simboliche.
Il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, ha sottolineato che «Confindustria e
anche l’industria alimentare sono a favore di un rapido avvio del trattato Mercosur, che può valere fino a 400 milioni di export aggiuntivo per la nostra industria alimentare». Anche il settore vitivinicolo guarda con interesse all’intesa. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, la considera «strategica», ricordando che oggi i vini europei in Brasile subiscono dazi fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti.
Uno dei punti centrali dell’accordo riguarda la tutela delle indicazioni geografiche. L’intesa prevede il riconoscimento e la protezione di 347 IG europee, di cui 58 italiane, tra cui Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Prosecco. Secondo Origin Italia, questo rappresenta un vantaggio competitivo soprattutto in termini di difesa del valore e della reputazione, più che di incremento dei volumi.
I timori delle filiere agricole e le critiche di Coldiretti
Accanto ai vantaggi, emergono timori diffusi. Coldiretti avverte che dal Mercosur potrebbero arrivare 300 milioni di chilogrammi di carne bovina e di pollo prodotti con pratiche vietate in Europa, 60 milioni di chilogrammi di riso coltivato con pesticidi proibiti e 180 milioni di chilogrammi di zucchero ottenuto anche con sfruttamento del lavoro. Il settore avicolo, secondo Unaitalia, rischia di essere penalizzato «senza meccanismi di salvaguardia concreti, tempestivi ed efficaci».
Preoccupazioni simili arrivano dal comparto risicolo e dalla filiera dello zucchero. L’Ente Risi definisce l’accesso a dazio zero per il riso sudamericano «una minaccia concreta», ricordando che il potenziale produttivo del Mercosur è sei volte quello europeo.
Le reazioni negli altri Paesi europei
Sul piano politico, l’Europa resta spaccata. Germania e Spagna appaiono favorevoli all’accordo, mentre Irlanda e Ungheria esprimono riserve sulle tutele previste. L’Italia sta valutando le ultime revisioni della Commissione, tra cui la riduzione dei dazi sui fertilizzanti e la loro esclusione dal meccanismo di tassazione sul carbonio. Il ministro Francesco Lollobrigida ha parlato della necessità di percorrere «l’ultimo miglio», verificando che le garanzie siano solide.
L’intesa prevede quote limitate per alcuni prodotti sensibili, come 99.000 tonnellate di manzo con dazio ridotto e 180.000 tonnellate di pollame a dazio zero. È prevista inoltre una clausola di salvaguardia che consentirebbe di ripristinare i dazi se le importazioni superassero determinate soglie. Tutti i prodotti importati dovranno rispettare gli standard Ue, escludendo pratiche come carne agli ormoni o polli al cloro.
Un accordo tra commercio, ambiente e consenso sociale
Il dibattito sul Mercosur si inserisce in un contesto più ampio, segnato dal ritorno dei dazi come strumento geopolitico e dalle sfide della transizione ecologica. L’Europa si trova davanti a una scelta strategica: chiudersi nel nazionalismo economico o puntare su integrazione e regole comuni. L’accordo Ue-Mercosur viene letto dalla Commissione come un tassello di questa seconda strada.
La chiave resta la capacità di controllare e far rispettare gli standard, evitando una corsa al ribasso su diritti e ambiente. Solo così, secondo molti osservatori, l’intesa potrà trasformarsi da fattore di conflitto a strumento di cooperazione responsabile, riducendo le tensioni sociali e politiche che oggi attraversano l’Unione europea.
Elodie Dubois
Foto © Quoted business, NewsFY, Fondazione Luigi Einaudi, Internationale Politik













