Un’analisi dei temi emersi durante l’incontro dedicato al ruolo strategico dello spazio e dell’aeronautica nel contesto internazionale in rapido mutamento
Non è più solo una questione di confini terrestri o di mappe tracciate sulla carta. Oggi la partita per il nostro futuro si gioca in una dimensione che sovrasta le nuvole e abbraccia l’infinito. Mercoledì 4 febbraio, l’Auditorium di Palazzo Aeronautica a Roma è diventato il cuore pulsante di una riflessione profonda divenuta necessaria: il convegno “Dominio Globale: geopolitica e aerospazio nel Mondo che Cambia”.
L’evento, nato dalla visione del Centro studi militari aeronautici (Cesma) e dell’associazione Arma aeronautica, con il sostegno dell’Aeronautica Militare, ha trasformato una sala istituzionale in un laboratorio di idee. Qui, generali, diplomatici, amministratori delegati, esperti a vario titolo e giovani studenti si sono guardati negli occhi per decifrare un Mondo che corre veloce, dove l’instabilità in Ucraina e Medio Oriente ha riportato prepotentemente al centro del dibattito la necessità di proteggere i nostri cieli.
Un dialogo tra generazioni e visioni
L’apertura dei lavori, affidata al generale Giovanni Fantuzzi, direttore del Cesma e
al messaggio del capo di Stato maggiore Antonio Conserva, ha subito chiarito il punto: lo spazio non è più un “vuoto“ sopra di noi, ma un continuum operativo fondamentale per le decisioni strategiche. L’ambasciatore Stefano Pontecorvo, presidente di Leonardo, ha poi dipinto un quadro vivido dello sconvolgimento degli ordini globali, lasciando il testimone a Michele Pavan, fondatore e presidente del consiglio di amministrazione di Inter Group anima e motore dell’evento, che ha guidato il confronto verso i nodi cruciali della difesa moderna.
Con il suo intervento l’ambasciatore Pontecorvo ha lanciato un monito che non lascia spazio a fraintendimenti: stiamo assistendo alla weaponization delle materie prime. Se la Cina controlla l’85% delle terre rare leggere e la quasi totalità di quelle pesanti, la nostra sovranità tecnologica è appesa a un filo sottile. Senza quei minerali, i magneti dei sistemi di comunicazione crittografata o i sensori di guida dei missili restano semplici disegni sulla carta.
Laureati stem: confronto tra Cina, Usa ed Europa
Ciò che ha reso questa giornata diversa dalle solite conferenze di settore è stata la presenza dei giovani. Studenti delle scuole superiori e universitari non erano lì solo per ascoltare, ma per comprendere le materie stem attraverso la lente della realtà. Sono loro i futuri architetti di quella “sovranità tecnologica” di cui si è discusso tra i panel.
Sui giovani infatti si è soffermato anche l’ing. Angelo Pansini, Mbda Italia, che ha fatto un confronto tra i numeri di laureati nelle materie stem tra Cina, Usa ed Europa dal quale il Vecchio Continente non esce bene: mentre la Cina sforna 4,5 milioni di laureati stem ogni anno e gli Usa 800.000, l’intera Europa si ferma a 300.000. La competitività nello spazio si vince nelle aule universitarie. Per questo, la presenza di studenti non è stata una formalità, ma un appello diretto alla generazione che dovrà gestire queste sfide.
Tra tecnologia e difesa
Nelle diverse tavole rotonde, coordinate da esperti come il generale Giancotti e il giornalista Antonio Picasso, è emerso un concetto chiaro: la sicurezza nazionale oggi è un puzzle complesso. Non si parla solo di aerei, ma di connettività, difesa cyber e presidio dei nuovi domini.
Il generale Giovanni Balestri sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica Militare ha descritto un’Aeronautica non solo come un “fornitore di servizi”, ma un custode attivo di uno spazio che va difeso per garantire la nostra libertà. Una visione condivisa dal generale Silvano Frigerio, che ha parlato del potere aerospaziale come di una forma di “deterrenza gentile” ma ferma, capace di prevenire le crisi prima che esplodano.
Il dibattito si è poi spostato sull’industria, con i contributi di leader di Avio Aero, Elt Group e Mbda Italia. Il messaggio è stato corale: l’Italia non può correre da sola. Programmi come il Gcap, citato dal sottosegretario di Stato alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, dimostrano che la vera forza risiede nelle alleanze internazionali con partner come Regno Unito e Giappone.
Perego di Cremnago: «Spazio è essenziale per la Difesa»
Nel suo videomessaggio il sottosegretario di Stato Perego di Cremnago infatti ha posto l’accento sul fatto che «per la Difesa, lo spazio è essenziale: garantisce connettività continua e sicura e richiede azioni concrete per preservarne la sicurezza. Non a caso lo spazio è ormai riconosciuto come dominio operativo anche in ambito Nato. In questo quadro si inserisce una delle iniziative più rilevanti in ambito aerospaziale: il programma Gcap, sviluppato insieme al Regno Unito e al Giappone. Un programma che rappresenta un vero e proprio sistema di sistemi e un grande catalizzatore di ricerca e sviluppo e che ci trasmette una lezione chiara: oggi la competitività nello spazio e nell’aerospazio passa necessariamente dal rafforzamento delle cooperazioni con i Paesi alleati e amici» concludendo con un auspicio che nel prossimo futuro possano aderire al programma altri partner europei.
«Presidiare il dominio spaziale significa proteggere lo stesso orizzonte di difesa e sicurezza necessario alla tutela degli interessi strategici e vitali della Nazione».
La sfida dei droni
Il pomeriggio ha acceso i riflettori su una realtà che vediamo ogni giorno nei teatri di guerra: i sistemi a pilotaggio remoto (Uas). Sotto la guida di Michele Pavan con gli esperti presenti ha analizzato come questi “occhi e scudi” tecnologici stiano cambiando il modo di intendere il conflitto, rendendo la velocità di analisi e la protezione dei dati vitali quanto la potenza di fuoco.
Non solo, tra i problemi analizzati quello relativo ai rischi di utilizzare ad esempio i caccia di ultima generazione, gioielli di tecnologia da diversi milioni di euro per abbattere droni il cui costo notevolmente contenuto. Da cui l’esigenza di sviluppare sensori e sistemi di difesa passiva a basso costo.
Guardando avanti
Mentre i saluti del generale Roberto Chivilò chiudevano la giornata, la sensazione rimasta ai partecipanti non era quella di una distanza tecnica, ma di una responsabilità condivisa. Il Cesma ha già puntato la bussola verso il prossimo appuntamento: un incontro dedicato alla leadership femminile nell’aerospazio, segno di un settore che vuole crescere non solo tecnologicamente, ma anche culturalmente.
Il tema della leadership femminile nell’aerospazio oggi non è più solo una questione di “quote rosa” o di pari opportunità, ma un asset strategico per la sicurezza nazionale. Se la tecnologia è il motore e la geopolitica è la rotta, il talento femminile è il “software” evoluto che permette di gestire la complessità dei nuovi domini.
Fondamentali in questo contesto riferimenti femminili quali Samantha Cristoforetti, prima donna europea a comandare la Stazione spaziale internazionale (Iss) o ancora Erika Raballo prima donna pilota F-35 e Debora Corbi maggiore dell’Aeronautica, pioniera del reclutamento femminile.
Gianfranco Cannarozzo
Foto/Video © Eurocomunicazione













