Makoko, cronaca di un sopruso in Nigeria

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Makoko Nigeria

Il quartiere periferico di Lagos è al centro di un processo di smantellamento per favorire gli interessi incrociati di istituzioni e affaristi

Il Governo dello Stato di Lagos ha sfollato circa 10.000 persone nel quartiere periferico di Makoko, il più grande insediamento informale della Nigeria. Nell’operazione, il Governo ha demolito e incendiato oltre 3.000 case, scuole e cliniche.

Tantissime famiglie sono rimaste senza dimora e ora vivono sulle canoe, galleggiando tra le macerie delle loro case di legno costruite su palafitte sulla laguna di Lagos, la più grande del Golfo di Guinea, dove confluiscono le acque dei fiumi Ogun e Oshun.

Makoko è stata fondata nel XIX secolo ed è composta principalmente da famiglie di pescatori. Nel corso del tempo, la comunità costiera è cresciuta fino a raggruppare centomila persone, dando rifugio anche a fasce della popolazione che lavora a Lagos e che non può permettersi neanche gli alloggi più economici della Città, tra le più costose in Africa.

Gli interessi immobiliari implicati nella vicenda


Con gli investitori che puntavano su questa zona per la gentrificazione, Makoko ha subito diverse demolizioni in passato, tra cui nel 2005 e nel 2012, fermate solo dalle proteste dopo lo sgombero di migliaia di persone. In tutto questo periodo, la comunità ha resistito con tenacia.

Immaginando al loro posto un albergo sul lungomare, uno yacht club, una sala banchetti, centri commerciali con un parcheggio multipiano, la società immobiliare nigeriana FBT Coral Estate Limited ha stipulato un accordo con il Governo dello Stato di Lagos nel 2021. Le due parti avevano concordato di dividere la proprietà: il 75% per la società immobiliare e il 25% per il Governo. Nel febbraio 2025, il quotidiano nigeriano The Guardian ha riportato l’inizio delle attività di bonifica e di riempimento del terreno con la sabbia.

La violenza dell’operazione e l’impatto sugli abitanti

Le demolizioni sono iniziate due giorni prima di Natale. Ufficialmente per motivi di sicurezza, il Governo ha dichiarato che avrebbe rimosso solo le strutture entro 30 metri da una linea elettrica ad alta tensione, in conformità con i regolamenti edilizi che prescrivono questa distanza minima.
Collaborando con il Governo, migliaia di persone hanno evacuato le loro baracche e, non potendo permettersi un altro alloggio, si sono rifugiati nelle case dei loro vicini oltre la fascia di sicurezza di 30 metri, dove le abitazioni erano ancora intatte fino al 3 gennaio.

Ma la campagna di demolizione non si è fermata lì. Molti residenti si sono svegliati il 4 gennaio con il rumore degli escavatori anfibi che spianavano le case vicine e le incendiavano, senza la possibilità di recuperare i loro pochi averi.
Il 5 gennaio, quando i membri della comunità hanno protestato e si sono opposti alla squadra di sgombero, la polizia è intervenuta con violenza, incendiando le case e sparando gas lacrimogeni e causando la morte di alcuni residenti e il ricovero di altri.

«Hanno dato fuoco alle case con scarso o nessun preavviso, anche mentre i residenti erano all’interno», ha dichiarato la Coalizione contro le demolizioni, gli sfratti forzati, l’accaparramento delle terre e gli sfollamenti in un comunicato del 24 gennaio. «Hanno utilizzato gas lacrimogeni contro donne, bambini e anziani causando morti e feriti tra cui due neonati».

Subito dopo l’inizio delle proteste contro le demolizioni inizialmente annunciate entro i 30 metri dall’elettrodotto, i leader della comunità hanno incontrato i funzionari governativi, per sentirsi dire che le demolizioni si sarebbero estese a una fascia entro i 100 metri dalla linea elettrica.

Le accuse degli attivisti e le giustificazioni istituzionali


«Dal 9 gennaio 2025, la demolizione ha addirittura superato i 100 metri di avanzamento ed è ancora in corso», ha affermato una coalizione di organizzazioni comunitarie e Ong, tra cui la Nigerian Slum/Insediamenti Informali, il Centre for Children’s Health, Education, Orientation and Protection (CEE-HOPE) e la Lagos Urban Development Initiative (LUDI).

«L’attuale sgombero forzato fa parte della peggiore serie di avvenimenti analoghi mai verificatasi dall’era militare, con centinaia di migliaia di persone sfrattate dagli insediamenti costieri di Lagos da luglio 2023. Nei due anni successivi, il Governo ha anche raso al suolo le case delle comunità di Orisunmibare, Otto, Oko Baba, Aiyetoro e di altre comunità della laguna di Lagos, sfollando quasi l’intero litorale e le comunità più interne», ha aggiunto la coalizione umanitaria.

«Con oltre 100 anni di storia, Makoko è diventata un’icona di Lagos, dove persone da tutto il Mondo vengono ad apprezzarne la cultura, l’architettura unica e la vita comunitaria. Il pesce affumicato a Makoko sfama gran parte della popolazione di Lagos».

Betty Abah, autrice e fondatrice di CEE-HOPE, ha condannato «l’assalto sponsorizzato dallo Stato a Makoko per far posto alla FBT Coral Estate» e ha denunciato la «collusione tra il Governo e un’oligarchia di potenti famiglie di proprietari terrieri e imprenditori privati corrotti».

Il Governo, tuttavia, ha continuato a insistere sul fatto che stava effettuando le demolizioni per la sicurezza degli stessi abitanti delle baracche. «Nessun Governo responsabile al Mondo può permettere che le persone vivano direttamente sotto cavi ad alta tensione oppure ostruiscano vie d’acqua vitali», ha dichiarato il commissario per l’Informazione e la Strategia Gbenga Omotoso in un dibattito sul social media X. «Queste azioni non sono punitive, ma preventive perché proteggono vite umane e scongiurano disastri».

La Coalizione contro le demolizioni ha risposto duramente che «un Governo che non ha fornito servizi igienici di base e acqua potabile a questa comunità, esponendo i suoi residenti a frequenti malattie, può solo ipocritamente addurre la sicurezza della comunità come motivo per la demolizione. Ha costantemente fallito nel suo dovere costituzionale e morale di fornire infrastrutture di base e servizi sociali ai residenti».

La polizia attacca i manifestanti fuori dall’Assemblea dello Stato di Lagos


Il 28 gennaio oltre un migliaio di residenti di comunità tra cui Makoko, Owode Onirin, Oworonshoki, Otumara e Baba-Ijora hanno partecipato a una marcia di protesta verso il Parlamento dello Stato di Lagos. Hanno chiesto l’accesso al podio designato per le proteste presso il complesso dell’Assemblea. Il commissario della polizia statale ha insistito nel vietare l’ingresso dei manifestanti tramite un cordone di veicoli, apparentemente per «impedire ai teppisti di dirottare la manifestazione».

Alcuni parlamentari sono stati fischiati dai manifestanti che hanno nuovamente chiesto di entrare nell’edificio. Pochi minuti dopo che i parlamentari se ne sono andati infuriati, la polizia ha iniziato a sparare gas lacrimogeni sulla folla e ha causato il ferimento di alcuni manifestanti.
Il quotidiano nigeriano Sun ha infatti riportato che erano visibili alcune macchie di sangue  nei dintorni della protesta. I giornalisti raccontano di essere stati aggrediti dalla polizia, che ha sottratto le telecamere ad alcuni di loro. Secondo il portale nigeriano The Cable, la polizia ha anche effettuato alcuni arresti.

L’Assemblea statale ordina la sospensione delle demolizioni fino a nuovo ordine

In un contesto di crescenti tensioni, il 3 febbraio i legislatori hanno incontrato i leader della comunità. A seguito di questo incontro, l’Assemblea Statale ha assicurato che i residenti che hanno perso le loro case saranno risarciti e ha ordinato la sospensione immediata delle demolizioni a Makoko e in altre comunità limitrofe sul lungomare. Tuttavia Noheem Adams, presidente della Commissione ad hoc istituita dal presidente della Camera, ha aggiunto che la sospensione durerà «fino a nuovo avviso».

 

Guido Zeviani Pallotta

Foto © Reuters, Afp, Businessay.ng, Thecable.ng

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