Crisi affitti Australia: case introvabili nel 2026

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Crisi affitti Australia

Prezzi in crescita, offerta limitata e riforme in discussione: il mercato immobiliare australiano esclude sempre più lavoratori e famiglie

In Australia trovare una casa, oggi, è diventato sempre più difficile. Non è solo una sensazione diffusa, ma un dato concreto che emerge con forza dagli ultimi studi sul mercato immobiliare. Il problema non riguarda più solo le fasce più fragili della popolazione: si sta allargando e coinvolge sempre più persone, anche chi lavora.

Secondo l’analisi di Anglicare Australia, che ha esaminato quasi 50.000 annunci in un solo fine settimana del 2026, esiste praticamente un solo affitto accessibile per chi riceve il sussidio JobSeeker (persone che cercano lavoro o che hanno lavori precari che non gli permettono di pagare le spese) in tutto il Paese. Per chi riceve altri aiuti, come la Youth Allowance, le opzioni sono quasi nulle. Anche pensionati e persone con disabilità trovano pochissime soluzioni. Dietro questi numeri ci sono storie reali. Giovani, studenti, lavoratori precari che, dopo aver pagato l’affitto, si ritrovano con poco o nulla per vivere. C’è chi cambia casa continuamente, senza stabilità, e chi rinuncia del tutto all’idea di risparmiare o acquistare una casa.

La situazione migliora solo leggermente per le famiglie con due redditi al salario minimo, che riescono ad accedere a una piccola parte del mercato. Ma basta che uno dei due dipenda da un sussidio per far crollare le possibilità. Intanto, il numero complessivo di abitazioni disponibili continua a diminuire. Anzi al giorno d’oggi non basta neanche guadagnare due stipendi. Non è solo una questione di prezzi. Sempre più spesso le case disponibili sono in condizioni precarie: poco sicure, con scarsa privacy, o deteriorate. Anche il processo per ottenere un affitto è diventato più invasivo, con richieste sempre più dettagliate di informazioni personali.

Un problema strutturale

Il nodo, ormai, è strutturale. Negli anni si è allargata la distanza tra salari e affitti, mentre il sistema ha favorito soprattutto gli investimenti immobiliari privati. Uno degli elementi chiave è il cosiddetto negative gearing. Questo meccanismo consente agli investitori di compensare le perdite sugli immobili con benefici fiscali. In pratica, rende più facile per loro acquistare proprietà, spesso anche più di una.

Il risultato è uno squilibrio evidente: gli investitori riescono a offrire prezzi più alti, mentre chi compra la prima casa resta indietro. Inoltre, molti investimenti si concentrano su immobili già esistenti, senza aumentare davvero il numero totale di abitazioni. La domanda cresce, ma l’offerta no. A questo si aggiungono i costi in aumento: tassi di interesse più alti, spese di gestione e manutenzione. Costi che, nella maggior parte dei casi, vengono trasferiti sugli inquilini attraverso aumenti dell’affitto.

Affitti in aumento e diritti limitati

Il sistema australiano permette ai proprietari di adeguare gli affitti al mercato. Alla fine del contratto, possono anche decidere di non rinnovare o di vendere l’immobile. Questo accade perché la casa è considerata, prima di tutto, un investimento privato. Il sistema cerca un equilibrio tra diritti degli inquilini e libertà dei proprietari, ma oggi questo equilibrio appare sempre più fragile.

Molti si chiedono allora perché l’Australia non adotti modelli europei, come quelli di Germania o Austria, dove gli inquilini sono molto più protetti. Il punto è che non si può paragonare il sistema tedesco con quello australiano, sono due mondi totalmente differenti.
In Europa, la casa è vista anche come un bene sociale. Lo Stato ha un ruolo più forte, con più edilizia pubblica e contratti di affitto più stabili e a lungo termine. In Australia, invece, il mercato dipende molto dagli investitori privati. Regole troppo rigide rischierebbero, secondo molti, di ridurre ulteriormente l’offerta.

Le riforme allo studio

Il Governo guidato da Anthony Albanese sta valutando possibili riforme fiscali, in particolare sulla tassazione dei guadagni immobiliari (capital gain tax). L’obiettivo è trovare un equilibrio: cambiare il sistema senza bloccare la costruzione di nuove case.

Tra le ipotesi più concrete c’è quella di favorire fiscalmente le nuove abitazioni rispetto a quelle già esistenti. Ad esempio, mantenere o aumentare gli incentivi per chi costruisce nuove case, riducendoli invece per gli immobili più vecchi. Uno studio del McKell Institute suggerisce addirittura incentivi fino al 70% per alcune nuove costruzioni, con l’obiettivo di creare fino a 130.000 abitazioni in più entro il 2030.

Un altro tema centrale è quello della “grandfathering”, cioè l’idea di applicare le nuove regole solo agli acquisti futuri, per non penalizzare gli attuali proprietari. a il dibattito è aperto. E non mancano le tensioni politiche, anche con partiti come gli Australian Greens, che spingono per cambiamenti più radicali.

Il rischio sociale

Crisi affitti AustraliaC’è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato: il rischio sociale. Se sempre più persone non riescono a permettersi una casa, la pressione cresce. Non si tratta di un crollo improvviso, ma di una tensione continua: più precarietà, più disuguaglianza, più difficoltà a pianificare il futuro. Il numero di persone senza casa che dorme all’aperto aumenta di giorno in giorno. L’Australia non ha mai vissuto una crisi abitativa estrema come altri Paesi, e non è del tutto preparata ad affrontarla. Il sistema resta fortemente legato al mercato privato e meno sviluppato sul fronte dell’housing pubblico.

Il Governo sta già investendo nella costruzione di nuove abitazioni, ma molti osservatori sottolineano che questo non basta. Intervenire sugli affitti potrebbe dare un sollievo immediato e significherebbe limiti agli aumenti troppo rapidi, contratti più stabili, maggiore tutela per gli inquilini. Ma c’è un rischio: se queste misure vengono introdotte senza aumentare l’offerta, potrebbero ridurre ancora di più il numero di case disponibili.

C’è un equilibrio ancora da trovare e la soluzione non è semplice. Serve un equilibrio tra interventi a breve termine, per proteggere chi affitta oggi, e strategie a lungo termine, per aumentare il numero di abitazioni disponibili. Una cosa però è ormai evidente: il sistema attuale dell’acquisto della proprietà delle case e degli affitti mostra sempre più limiti e il dibattito su come riformarlo non è più rimandabile.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto ©AI

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Giovanni Maria Pontieri
Giovanni Maria Pontieri lavora nel settore dell'assistenza agli anziani in Australia come social support worker e wellbeing assistant ed è anche giornalista freelance per il bisettimanale italo-australiano "La Fiamma" di Sydney. Nato e cresciuto a Pieve Torina, in provincia di Macerata, ha mosso i suoi primi passi nel mondo del giornalismo grazie al settimanale marchigiano "Orizzonti della Marca." Giovanni per "Eurocomunicazione," scrive articoli riguardanti la società e la politica australiana, con qualche incursione anche sugli argomenti legati all'Unione Europea. Con una passione per la storia, Giovanni ama immergersi in eventi musicali e culturali, e non rinuncia mai a una piacevole chiacchierata con gli amici per rilassarsi e stare in buona compagnia.

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